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Il viaggio di nozze della tartaruga


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inviato il 24 Ottobre 2016 ore 15:01    

Le tartarughe marine affrontano il viaggio di centinaia o migliaia di chilometri per raggiungere i luoghi ben precisi dell'accoppiamento e della nidificazione. Abitualmente nuotano isolati nelle grandi distese oceaniche: ma all'incirca ogni tre anni, si aggregano in branchi che s'ingrossano man mano lungo il percorso. Sembra che sappiano con precisione qual è la meta da raggiungere. Gli accoppiamenti avvengono nell'acqua, ancora prima di toccare terra. Nelle tartarughe la fecondazione è interna, con un accoppiamento piuttosto brutale. Il maschio sale sul dorso corazzato della femmina e la stimola a furia di morsi negli arti anteriori a far sporgere dalla corazza l'apertura della cloaca. Qui introduce il pene dalla forma conica, fecondandola. Non appena giunge il momento di deporre le uova, le femmine guadagnano la riva e si avventurano sulla sabbia. Con il favore delle tenebre poiché la deposizione avviene sempre di notte, i grossi testudinati riescono a superare la zona della battigia e a raggiungere la sabbia asciutta. Qui iniziano il lavoro di scavo. Al termine, dà inizio alla deposizione. La grossa tartaruga liuto ne depone da cinquanta a centoquaranta, la caretta fino a quattrocento. A deposizione terminata, la buca viene chiusa. Nel frattempo, i maschi sono rimasti in attesa nelle acque costiere, pronti ad un nuovo accoppiamento, non appena le femmine si immergono nuovamente in acqua. In questo modo, ciascuna di loro può deporre in tempi successivi da due a sei nidiate. Appena emergono dalla prigione sotterranea, le piccole tartarughe, con il favore dell'oscurità, cercano di raggiungere il mare nel più breve tempo possibile. Ma una folla di predatori, soprattutto uccelli, le aspetta al varco. E' una carneficina. Solo pochissime superstiti riescono a scampare alla strage. Su quindici o ventimila uova si contano forse sulle dita di una mano quelle che riusciranno a diventare, dieci o quindici anni dopo, adulti in grado di riprodursi. Le piccole tartarughe che riescono a raggiungere il mare nuotano con le loro deboli forze per decine di chilometri, consumando la riserva di viveri contenuta nel sacco vitellino dato loro in dotazione dalla madre. Quelle che non cadono vittima dei predatori del mare raggiungono i cespugli di sargassi galleggianti al largo del Costa Rica e di Panama.

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