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inviato il 11 Ottobre 2016 ore 9:40
I gufi sono animali straordinari: sanno muoversi al buio, hanno un udito raffinatissimo, costituiscono la migliore rappresentazione della figura richiesta dai difficili e oscuri tempi che viviamo. Mitologia del male Entrambe le visioni, la negativa e la positiva, traggono la propria ragione d'essere dalla mitologia del gufo, dalle credenze che hanno attraversato tempo e spazio per giungere fino a noi e che hanno dipinto i rapaci notturni (gufi ma anche civette) o come uccelli malefici, della sventura e del malaugurio, o come uccelli benefici, saggi e positivi. La prima interpretazione è senza dubbio la più nota. Diffusa dall'Asia all'Africa fino all'Europa, l'idea che i gufi siano ambasciatori del male è certamente legata alle abitudini notturne e solitarie di questi animali, ai loro voli ombrosi come di fantasmi, ai versi stridenti che dovevano inquietare le notti del popolo, divenendo tutt'uno con le paure e le angosce che lo assillavano. Abitanti del regno della notte, e dunque del non visibile, i gufi appaiono gli alfieri del dell'ignoto, del magico, del minaccioso se non addirittura del demoniaco. Una mattina, da bambino, nei pressi del campetto di calcio dove trascorrevamo i nostri giorni d'estate, trovai un gufo crocifisso. Aveva le ali aperte a croce e inchiodate a una vecchia porta di legno. Era una scena scioccante ma anche singolare. Chi si era preso la briga di fare una cosa simile? Solo molti anni dopo capii il senso, scoprendo che la crocifissione del gufo non era una crudeltà gratuita ed estemporanea ma il preciso atto contro il “maligno”. Un gesto praticato da molte popolazioni dell'antichità la cui eco era evidentemente giunta, forse anche solo per lontanissima emulazione fino ai nostri tempi. Atti di pura superstizione ma alimentati da talmente tante storie, credenze, racconti, da diventare legittimi e doverosi e persino causare stragi, di lupi, di avvoltoi, di gatti neri, di gufi. I lupi sono il male. I gufi sono il male. Guardatevi dai gufi. Mitologia del bene C'è però, come dicevamo, una tradizione opposta, che racconta di gufi e civette come di animali positivi, immagini di saggezza e saper fare: simboli di meditazione usati per rappresentare i monasteri, emblemi del giudizio e della sapienza più profonda. “L'occhio della civetta brilla nelle tenebre come la gloria del sapere in mezzo al volgo”, “saggio e costante come un gufo”, “il gufo sa, e tace e più tace più sa”, sono solo alcuni modi di dire. Per non parlare della venerazione per i gufi dei nativi americani, che lo consideravano una vera e propria guida per il cammino umano, come a voler dire che la capacità di vedere al buio (o meglio, con pochissima luce) è la più grande dote che un uomo possa avere. Troppo facile trovare la via allo splendere del sole, o essere fiduciosi quando le cose della vita sorridono. E' nel buio delle difficoltà che si misura il valore di un essere umano. Colui che, come un gufo, sa cavarsela nell'oscurità, è una persona autentica. (Tratto da Ali periodico LIPU) |
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