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Salviamo l'Allodola


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inviato il 10 Ottobre 2016 ore 9:30    

L'allodola fa parte della famiglia degli alaudidi, così come molte altre specie che vivono stabilmente in Italia e per le quali vige il divieto di caccia. Alcune di queste somigliano molto all'allodola e, in alcuni periodi dell'anno (soprattutto durante la stagione venatoria) ne condividano gli stessi ambienti. E' il caso della cappellaccia (Galerida cristata) , uccello leggermente più grande dell'allodola ma dall'aspetto e dalla colorazione molto simili, con la quale può essere facilmente confusa, soprattutto in volo. Altra specie simile è la calandra (Melanocorypha calandra) , uccello localizzato in alcune regioni italiane come ad esempio la Puglia, regione in cui la caccia all'allodola è parecchio praticata. Infine, la tuttovilla (Lullula arborea) , altra specie che somiglia molto all'allodola, sebbene abbia la coda decisamente più corta. La chiusura della caccia all'allodola rappresenterebbe dunque, anche per queste tre specie (due delle quali inserite nell'allegato I della direttiva Uccelli), un sicuro vantaggio, venendo a mancare il rischio di confusione ma anche il notevole disturbo arrecato dall'attività venatoria.
La scomparsa dei prati e lo sfalcio di quelli rimasti sono le principali minacce per l'allodola nel periodo riproduttivo. L'allodola depone le uova direttamente sul terreno, in prevalenza nei campi coltivati. Tra le deposizione, che avviene una prima volta in aprile e una seconda in maggio, e l'involo dei piccoli passano circa una trentina di giorni. Se effettuato prima dell'involo, lo sfalcio causa la distruzione del nido e la morte dei pulli. Di solito il primo sfalcio avviene alla prima metà di maggio, ma il cambiamento climatico (caratterizzato da inverni sempre più miti) costringe ad anticipare: quest'anno, in Pianura Padana lo si è fatto intorno al 20 aprile. La soluzione dello sfalcio tardivo (a fine giugno) non è compatibile con la produzione di foraggio idoneo alla nutrizione delle vacche, quindi un possibile compromesso (remunerato da alcuni Programmi di sviluppo rurale) è di lasciare un 10-15% di prato da sfalciare in luglio oppure di lasciare alcuni campi non coltivati.
(Tratto da Ali periodico LIPU)

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