user46920
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 0:43
[...] "La fotografia, ogni fotografia, di qualsiasi genere, fatta per qualsiasi uso e funzione, deve corrispondere unicamente alla visione del fotografo. Qualsiasi intervento serva per far corrispondere l'immagine uscita dalla fotocamera a quella che ho in mente è giustificabile, e non devo renderne conto a nessuno". Allora, la mia domanda è questa. Se davvero pensate che la fotografia sia un modo di produzione delle immagini interamente "plastico", ossia completamente plasmabile a discrezione del fotografo; se davvero pensate che ogni dettaglio dell'immagine che la vostra fotocamera ha raccolto per voi possa essere nuovamante impastato, corretto, modificato, soppresso, sostituito per far corrispondere il risultato all'immagine ideale che era nella vostra mente prima dello scatto o che vi è venuta in mende dopo; se davvero la cattura fotografica, per voi, è solo una materia prima molto grezza che va poi integralmente raffinata, duttile come creta nelle mani del plasmatore, una specie di campionatura primaria (come quella su cui si basano i cartoon della Pixar, per capirci) che serve per dare verosimiglianza a immagini create a tavolino; se pensate tutte queste cose, perché allora avete scelto il mezzo che ve le rende mostruosamente più difficili? Perché avete scelto come vostro medium espressivo l'imprevedibile, ribelle, recalcitrante fotografia e non strumenti più mansueti e docili ai vostri voleri come la pittura o il disegno? [...] tratto da qui .. giro la domanda ad ognuno e attendo riflessioni |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 7:30
Semplice, perché tra il mio cervello e la mia mano la natura ha messo un anti-alias troppo forte. Quello che vedo con la mente è quello che disegno sono troppo distanti per potermi soddisfare. Quindi sfogo le mie visioni sugli artefatti di una macchina fotografica, limitandosi, ma almeno parzialmente raggiungendo un appagamento che non potrei altrimenti avere. |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 8:11
Appartengo a un'altra corrente di pensiero... fotografo paesaggi a colori per trasmettere (e sopratutto ricordarmi per riviverle) le mie emozioni, quindi ogni alterazioni che faccio è come dimenticare in parte quel momento , in quanto non era così. Quindi non capisco quelli che attaccano cieli, rendono le foto magenta , stravolgono, scuriscono, fanno tutto blu, ipersaturano, aggiungono bagliori e glow. O meglio, capisco perchè lo fanno.. per avere consensi ma non di solo consensi si nutre l'uomo (libera citazione.. ) Per terminare, io quando rivedo le mie fotografie fatte in passato non mi viene in mente il tempo passato con photoshop ma il tempo passato a vivere il momento. |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 8:38
Spesso per quanto sofisticate le fotocamere non riescono a riprodurre fedelmente al 100% la scena vista. Anche il semplice crop crea un'alterazione della realtà. L'emozione che hai vissuto dal vivo viene sottomessa ai limiti tecnici/fisici dell'attrezzatura. Ad es se vedi un panorama mozzafiato é improbabile che un grandangolo ti consenta di "immergerti" nel paesaggio. Si è "costretti" ad enfatizzare la riproduzione come "surrogato" di un qualcosa che non sei riuscito pienamente a catturare. Le tonalità e le sfumature che con la coda dell'occhio hai apprezzato difficilmente ti verranno restituiti da uno scatto. Per cui "droghi" quel frammento illudendosi non di vedere la stessa scena ma di regalarsi la stessa emozione |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 8:41
Pittura disegno e scultura sono molto più difficili, ovvero la fotografia da subito migliori risultati perchè il mezzo stesso è più immediato e qualche bella foto può venir fuori casualmente. Per le arti non è così. |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 18:48
Ho letto l'articolo di Smargiassi che citi e tutti i successivi commenti. Evitando di inerpicarmi sul terreno impervio dell'etica (Smargiassi stesso scrive:“ ”almeno questa volta, l'etica viene dopo. L'articolo cercava solo di definire che cosa intendiamo per fotografia” „ ), credo che le argomentazioni del “Fotocrate” siano in gran parte condivisibili. Tra altre cose, trovo molto interessante le definizioni che Smargiassi, in estrema sintesi, dà della fotografia:“ “la fotografia raccoglie tecnicamente quello che mette in forma” „ . E ancora: “ “Una "vera" fotografia non è una fotografia della verità, non ci garantisce di per sé alcuna certezza su quel che ci mostra: ma ci garantisce di essere una fotografia, cioè un prelievo di apparenze messe in forma, e non una pittura, cioè una messa in forma di immagini mentali. E questa differenza condiziona molto, moltissimo, il modo in cui useremo quella immagine” „ . Dato per acquisito tutto ciò, restano da stabilire l'utilità ed il peso, direi “pratico”, delle sue conclusioni. Da un lato, sempre tralasciando l'etica ed al netto della consapevolezza e dell'onestà (indispensabili!) nel dichiarare ciò che facciamo con la fotografia, non mi sembra importante, ne tantomeno decisivo, stabilire se il risultato del nostro lavoro sia “vera fotografia” o “immagine pittografica a base fotografica”. Se decido di clonare il palo della luce (e lo ammetto) non vedo - per stare alle parole di Smargiassi - alcuna colpevole infedeltà per aver superato il confine dello specifico fotografico. Accettando tout court i limiti posti da Smargiassi (fatto per nulla scontato), la mia immagine sarà una pittografia? Dobbiamo chiamarla così? Va bene, sinceramente, non ne vedo il problema. Che mi risulti, nessuno si è mai rovinato le meningi per stabilire se i manifesti strappati di Rotella o i sacchi di Burri fossero “vera pittura” o qualcos'altro. Gli appelli di chi si fa venire il ciglio umido da anacronistiche nostalgie per la “vera fotografia” (concetto, peraltro, mai universalmente accettato e teorizzato) mi lasciano del tutto indifferente. Perché - chiede Smargiassi - non scegliere le arti tradizionali (disegno, pittura)? Credo che la risposta non possa che essere individuale e senza possibilità di replica. Ognuno deve essere libero di scegliere il mezzo col quale esprimersi, anche quando alla base ci sono motivazioni “scabrose” come l'incapacità di utilizzare altre tecniche. Come sempre, saranno i risultati espressivi a giustificare ogni scelta o a condannarci senza appello. D'altro lato - e, a mio giudizio, è questo il fulcro dell'articolo di Smargiassi - è necessario stabilire un patto di onestà con noi stessi e con i possibili fruitori affinchè nelle nostre immagini sia chiara, attraverso il modo in cui le usiamo, la distinzione tra “prelievo di apparenze messe in forma” e “messa in forma di immagini mentali”. E' fotografia o pittografia? Una volta verificata l'onestà e la coerenza con gli scopi dell'immagine (fotogiornalismo, opera artistica etc.), dare una risposta, in chiave critica, è l'ultimo dei miei pensieri. |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 19:07
Un abbraccio, mitico Cigno alla ricerca della verità delle verità Leggo, con passione Besos F |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 19:31
Ragazzi per me siete dei miti e quando vi leggo non faccio altro che darvi ragione prima ad uno e poi ad un'altro; dite cose verissime a cui uno non pensa proprio e poi le mettete in fila per bene sembra che abbiate trovato il codice perfetto! Sono estasiato e resto li a leggervi. Io rispondo ad "occhiodelcigno "perché mi diverto e mi rilasso, nella casualità della vita non c'è regola ne risposta ottimale, noi fotografi fotografiamo un soggetto una cosa che ci colpisce e la vogliamo far vedere agli altri ma la stessa cosa può avere molte sfaccettature e avvolte non la percepiamo, ben vengano altri punti di vista. Il mezzo è un tramite non più o meno difficile in assoluto ma solo diverso. |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 19:47
Bellissimo argomento,Grazie Cigno, io personalmente mi identifico con ciò che scrive Jeronim, è una questione di etica personale, quanto o meno manipolare in'immagine, ed essere onesti nel descriverlo. |
user46920
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 22:14
mi piacerebbe che la discussione proseguisse senza di me, mi piacerebbe tacere per non creare eventuali flames né offendere la sensibilità altrui, ma mi sembra brutto non rispondere proprio a nessuno, quindi mi limiterò (potendo) ai soli nòccioli del tema. Jeronim:“ Se decido di clonare il palo della luce (e lo ammetto) non vedo - per stare alle parole di Smargiassi - alcuna colpevole infedeltà per aver superato il confine dello specifico fotografico. „ verissimo, ma siccome hai superato quel limite (e solo tu lo sai) non stai più neanche presentando una fotografia .. e ne saremo tutti e due ben consapevoli (o almeno, "anch'io") solo e soltanto nel momento che tu "me lo dichiarerai" o che tu lo dichiarassi a tutti apertamente; quindi, meglio sarebbe se lo facessi ancor prima di presentare la tua pittografia .. Anzi, dovrebbe essere proprio quella la procedura corretta !! E questo è proprio "il passaggio mentale" che ho sempre sostenuto e che ho sempre dovuto combattere nelle discussioni sull'argomento (PP si-no - tanto per intenderci), perché come evidenzia magistralmente Smargiassi in questo articolo, il vero nòcciolo (che non è la domanda "perché proprio la fotografia?" - che quella è solo retorica!) è proprio il continuo combattere dei "pittografici", per trovar scuse al non doverlo necessariamente dichiarare prima di esporre, se non addirittura di non dichiararlo nemmeno, ma continuando "bellamente" però ad assumere la parvenza o il "grado" di fotografo e quindi di far credere di presentare conseguentemente delle fotografie (ps: questo è solo "una virgola nella frase", ma ci vuole anche quella, per comprendere il significato corretto del messaggio). E qui, Jeronim, ne porti un altro ed ennesimo esempio: “ Accettando tout court i limiti posti da Smargiassi (fatto per nulla scontato), la mia immagine sarà una pittografia? Dobbiamo chiamarla così? Va bene, sinceramente, non ne vedo il problema. Che mi risulti, nessuno si è mai rovinato le meningi per stabilire se i manifesti strappati di Rotella o i sacchi di Burri fossero “vera pittura” o qualcos'altro. Gli appelli di chi si fa venire il ciglio umido da anacronistiche nostalgie per la “vera fotografia” (concetto, peraltro, mai universalmente accettato e teorizzato) mi lasciano del tutto indifferente. „ però, rispondendo a quest'ultima frase qui sopra, questo non è vero e lo dimostri ogni volta che combatti contro la realtà, per la tua arte. Il succo è: mi presenti una pittografia? ... bene, scrivilo bello chiaro in didascalia, soprattutto se la esponi su un sito di fotografia come è questo, e siamo tutti a posto (tu, io e anche chi non sa nulla dell'argomento), ancor prima di qualsiasi discussione. Metaforicamente, vado al mercato e vedo della carne a vista e più in là del tofu a vista ... decido cosa voglio mangiare e compro. Vado al supermercato e vedo una scatola chiusa con un disegno che non si capisce se è tofu, carne o cacca di cane ... se non leggo scritto cosa c'è dentro, cosa faccio? compro e magari mangio una possibile cacca di cane? Poi, io posso anche "godere" delle tue immagini, indipendentemente che esse siano quelle di una fotografia o quelle di una pittografia, ma che io possa dare il mio "mi piace" retorico, con la giusta e dovuta consapevolezza !!! Tutto qui, semplicemente .. come dico e ripeto da anni, ormai! Se non so cosa sto guardando, poi non riesco nemmeno a "valutarlo" correttamente secondo i miei canoni (non posso proprio!) e siccome la prassi è ormai quella di fare pittografie , dove le tecniche a disposizione sono di altissimo livello falsificativo, è diventato ormai veramente molto difficile fare una minima distinzione, se non addirittura impossibile! Infatti l'altro giorno stavo commentando una foto di Caterina (Bruzzone) - e scrivo "foto", perché io mi immaginavo fosse una foto - quando ad un certo momento lei dichiara di aver clonato o cancellato qualche parte che le dava fastidio. Bene, in concreto e come lei lo ha descritto, non c'era nulla di così stravolgente, in quanto credo avesse cancellato un bidone della spazzatura o un cartello stradale o non ricordo cosa, ma di sicuro era poca roba ... però il fatto è che oggettivamente quella è ormai la "situazione standard" e che è anche tema dell'articolo. “ E' fotografia o pittografia? Una volta verificata l'onestà e la coerenza con gli scopi dell'immagine (fotogiornalismo, opera artistica etc.), dare una risposta, in chiave critica, è l'ultimo dei miei pensieri. „ tornando al tofu, alla carne o alla cacca di cane, la verifica c'è appunto soltanto dichiarandolo pubblicamente in didascalia e mettendo quindi questa informazione fondamentale a disposizione di tutti gli, idiòti, scaltri, consapevoli, ignari, stolti, furbi, o persone normali che siano ... a tutti, anche a sé stessi |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 22:32
Disegno e dipingo fin da quando avevo 7 anni, ora ne ho 52. Il fatto di essere abituato a partire da un foglio bianco e di poterci "mettere sopra" esattamente quello che mi pare mi porta a ritenermi assolutamente libero di effettuare ogni modifica a qualunque mia foto: elimino porcherie, clono persone, tolgo cartelli, raddrizzo linee, cambio colori, faccio tutto quello che ritengo necessario per portare "l'immagine" a quello che IO ritengo debba essere. E me ne sbatto dell'etica. Per correttezza, dichiaro ogni intervento e, a richiesta, mostro l'immagine originale. Ritengo che la mia abilità nel migliorare uno scatto faccia parte della produzione di quella "immagine", complemento naturale al momento dello scatto. Aggiungo che fare postproduzione mi diverte e mi rilassa. |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 22:45
Lo chiamerei esame di coscienza giusto per portare un minimo di rispetto a chi, per natura è poco affine alla cultura standardizzata. |
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inviato il 03 Agosto 2016 ore 23:41
Vedi caro Cigno, quello che ci divide non è tanto il merito della questione (almeno a grandi linee!) ma il peso e l'importanza assoluta che ti ostini a dare a questioni che, a mio giudizio, andrebbero pesate con minor furore. Vuoi che ti dica che non sono un fotografo ma un pittografo? Nessun problema! Non ho alcuna difficoltà a confessare ogni genere di intervento in PP. E allora? Vorresti che tutte le fotografie del mondo si dividessero (con un timbro o una didascalia obbligatori?) in "vere" e "pittografate"? E allora? Avremmo salvato la fotografia? Anche fosse, che senso avrebbe? Credi che così si stabilirebbe un'importante ed oggettivo giudizio di valore? Non pensi che sarebbe molto più interessante ed utile invitare tutti a riflettere e discutere sulle possibilità espressive e sulla conseguente ricerca di motivazione per ciò che andiamo a fare (anche in PP)? Perché non mirare, piuttosto, ad obiettivi di coerenza con i generi che pratichiamo e con la "mission" delle nostre immagini? A me, che tu ci creda o no, sapere che l'opera di Gursky è in gran parte pesantemente ritoccata (come dice lui stesso) non interessa affatto. Viceversa, mi interessa la poetica dei suoi lavori. Se poi, per te e (forse) per Smargiassi, non è un fotografo, mi interessa ancora meno. Mi chiedo piuttosto se qualcuno gliel'ha detto.... |
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inviato il 04 Agosto 2016 ore 0:03
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inviato il 04 Agosto 2016 ore 1:05
forse é la prima volta che intervengo nel forum ma questa questione mi interessa molto, che se ne dica o no é un argomento molto discusso fra fotografi...hobbisti o meno. e gia il fatto che se ne discuta palesa la sua importanza. io mi reputo discretamente bravo nella post-produzione. ma tranne in casi eccezionali cerco di non usarla, forse saró io un anomalia peró ho come la sensazione..( e qui verro sicuramente linciato) di barare, per meglio dire é come se tradissi una mia abilitá( quella fotografica) a scapito dell'altra (quella di post-produzione) e questo mi implica mentalmente un sacco di problemi. faccio un paio di esempi. se una foto in fase di scatto la evito,o cerco un posizionamento diverso,per problemi di elementi di disturbo dando per scontata invece una pp massiccia andrei a scattare quasi compulsivamente perche tanto dopo mi posso aggiustare tutto,questo secondo me non é secondario perche mi implica dei ragionamenti a priori che invece vorrei essere libero di non fare. e poi quando mi é successo di voler sistemare bene una foto perché magari la ritenevo meritevole di qualche attenzione in piú spesso ho avuto la sensazione riguardandola a lavoro finito di aver mentito a me stesso che in mente avevo ancora la situazione reale dello scatto, ed a me personalmente questa cosa da un pó fastidio poi bisogna valutare gli infiniti step che ci sono tra un fotoritocco minimale e quelli piu masicci e innaturali, pero quello che vorrei dire a chi ne fá un uso eccessivo é : si vede !! cioé si vede benissimo ad uno che sa usare la pp non sfuggono i particolari e questo un pochino svaluta la foto, almeno a i miei occhi, la valuto una bella immagine ma non una bella foto . differenze tra immagine e foto ci sono?..questo é il dilemma. secondo me si |
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