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inviato il 23 Luglio 2016 ore 10:56
Per studiare la migrazione dei piccoli passeriformi, si utilizzano delle reti speciali di cotone lunghe una dozzina di metri e alte due metri e mezzo. Sono di colore nero, per confondersi con lo sfondo della vegetazione, e per questo vengono chiamate mist-net ossia "reti nebbia". Le maglie sono relativamente piccole, più o meno di sedici millimetri, e per tutta la loro lunghezza i panni hanno tiranti equidistanti che formano quattro lunghe tasche. in pratica gli uccelli, non accorgendosene, ci sbattono contro e rimangono appesi all'interno delle tasche, evitando di impigliarsi troppo e farsi male. Questo vuol dire che ogni ora, o anche prima, se fa freddo o molto caldo, bisogna fare il giro di tutto l'impianto e togliere delicatamente gli uccellini intrappolati dalle tasche, mettendoli ognuno in un sacchetto di tela che li tiene tranquilli fino alla fine del giro. Questa operazione si ripete tutto il giorno e, meteo permettendo, tutti i giorni, dall'alba a notte fonda. Arrivati alla stazione, gli uccelli vengono identificati e si cerca di capire se sono maschi o femmine, se possibile, attraverso le caratteristiche del piumaggio o le misure biometriche, visto che in questa classe animale non ci sono organi sessuali esterni. Dopo aver determinato se l'animale è un giovane o un adulto, sempre in base al piumaggio, e sempre che sia possibile in base alle singole strategie di muta, si inanella. Si utilizzano anellini metallici in lega di alluminio di varia misura, a seconda della grandezza della zampa di ciascuna specie, dove è inciso un numero sequenziale e l'indirizzo del centro di inanellamento. Successivamente l'individuo viene misurato (lunghezza dell'ala, della coda, del tarso, del becco, e così via), si stima visivamente l'accumulo di grasso sottocutaneo soffiandogli delicatamente sul ventre e utilizzando una scala graduata, si pesa e, finalmente si libera. tutto questo in meno di un minuto. E' fondamentale identificare con la massima precisione ciascuna specie perché ognuna mostra una sua strategia di migrazione che si è evoluta in maniera diversa a seconda della distanza da percorrere, dell'habitat riproduttivo o anche della lunghezza dell'ala. Se si sbaglia l'identificazione, non si capisce più niente. Per fare questo lavoro occorre essere formati e certificati da un Centro Nazionale di inanellamento, a garanzia del fatto che si sia in grado di riconoscere con certezza tutte le centinaia di specie di migratori europei. Il motivo è capire come facciano questi piccoli uccelli, che spesso pesano appena 10 grammi, ad attraversare una barriera ecologica imponente come il Mediterraneo nei loro viaggi primaverili, che li portano dall'Africa fino in Nord Europa, spesso dopo aver attraversato anche il Sahara. Cosa fanno: attraversano direttamente il mare o passano di lato? Perché alcuni si fermano sulle isole più a lungo di altri? E perché a Capri passano solo alcune specie? Qualsiasi osservazione di un uccello inanellato, sia attraverso la sua ricattura e successivo rilascio, o in occasione di ritrovamento dell'animale morto, fornisce dati fondamentali per comprendere la sua storia di vita. Questa tecnica rappresenta uno dei metodi più efficaci per studiare la biologia, l'ecologia, il comportamento e soprattutto i movimenti degli uccelli. Ricostruire i viaggi di uccelli inanellati consente infatti di definire le loro rotte e strategie di migrazione insieme alle aree di sosta, fornendo così informazioni essenziali per un'azione di conservazione mirata. Inoltre, attraverso i dati di ricattura, è anche possibile stimare la sopravvivenza e il successo riproduttivo delle popolazioni, dati importanti per determinare le cause di cambiamenti osservati nelle dimensioni delle popolazioni stesse. (Alessandro Montemaggiori-PhD Candidate in Biologia ambientale ed Evoluzionistica) |
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