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inviato il 20 Giugno 2016 ore 8:45
Buona settimana a tutti; inserisco questo elzeviro di Roberto Cotroneo nella sede forse meno opportuna, nell'auspicio che comunque possa offrire qualche spunto di riflessione e di discussione. Siamo tutti polli da batteria e non protagonisti dei tempi che cambiano La domanda più importante di tutte è probabilmente questa: a chi stiamo cedendo la nostra memoria? E come ci siamo rassegnati a usarla? E che influenza ha tutto questo sulle nostre intelligenze? Da un po' di tempo gli studiosi del web e del mondo digitale dibattono sulle conseguenze dell'uso massiccio della rete. E non lo fanno attraverso la vecchia dicotomia: buono o cattivo. Neppure attraverso un dibattito sull'uso o l'abuso del web. Non si tratta di essere contro la rete o a favore. E neppure di decidere cosa fare di nuovo sul web e cosa evitare. Si tratta della nostra libertà: la nostra libertà mentale. A tutti è capitato di incontrare qualcuno che si vanta di conoscere a memoria centinaia di numeri di telefono, mentre le nuove generazioni li hanno tutti memorizzati sul proprio cellulare. E a tutti è accaduto di incontrare persone, anche autorevoli, che facevano l'elogio delle poesie da imparare a memoria. Un tempo c'erano individui che potevano recitarti interi canti della Divina Commedia. Un tempo il mondo era fatto di persone che studiavano perché era meglio portarsi dietro il sapere sempre, perché poteva essere utile quando non avevi la possibilità di consultare i testi. E un tempo i supermercati o le librerie la domenica restavano chiuse. Erano aperti i cinema, certo, ma solo perché la gente lavorava e al cinema ci poteva andare solo la domenica. Ma oggi è tutto e sempre, attraverso un uso permanente dei mezzi che il mondo digitale ci fornisce. Sono notifiche, avvertimenti, pubblicazioni e condivisioni. Jonathan Crary, che insegna alla Columbia University e si occupa di queste cose, ha scritto un saggio proprio su questa forma di capitalismo che non ti permette di dormire mai. Perché non c'è divisione tra tempo libero e lavoro, tra riposo e fatica. Se la posta è continua e arriva sempre, non c'è un tempo in cui non la aspetti per dedicarti ad altro. Se il telefono ti avverte sempre di tutto, non puoi decidere quando la tua intelligenza si può dedicare ad altre cose. Ennio Flaiano scriveva in uno dei suoi aforismi più celebri: «oggi il cre**no è specializzato». Erano altri tempi: oggi il cre**no è multidisplinare, è contaminato, è appassionato, è creativo. Cucina la maionese è controlla gli indici di borsa, si sveglia la mattina e scorre le notifiche, trova del tutto ovvio parlare di multimedialità, anche se ormai questa parola la usano solo più gli analfabeti digitali, assieme a multitasking. Nessuno è più capace di ricordare qualcosa. Travolti da un ricordo più vicino, archivi e salvi senza leggere, tornerà utile anche se non sai quando. E nessuno riesce a gestire i ricordi se non attraverso un elenco di nomi e di file richiamabili all'occorrenza. Non fai in tempo a concentrarti su qualcosa che ti viene notificato qualcosa d'altro. E qui il rapporto con l'intelligenza, con la focalizzazione, con l'attenzione diventa difficilissimo. In tutte le retoriche delle libertà del web, del mondo a portata di mano attraverso gli smartphone, del mercato totale che permette di comprare sempre e anche di notte, c'è soprattutto la volontà di utilizzare queste opportunità come armi di distrazione di massa. Siamo liberi fare e di sapere, di accedere al web in modo gratuito, di ottenere informazioni quando vogliamo. Ma non decidiamo niente. Sappiamo poco dei sistemi operativi che usiamo, non siamo padroni delle applicazioni che possiamo scaricare, non possiamo sottrarci ai vincoli e ai cavilli dei social network. Il web 2.0 è gratuito, ma siamo costretti a fornire in cambio dati personali riutilizzati immediatamente dalle società. Possiamo sapere tutto ma non ci viene dato il tempo di ricordare niente, avere quello che desideriamo, ma senza gli spazi per poter dimenticare e concentrarsi su quello che si sceglie di fare. La memoria e l'intelligenza sono intermittenze, possibilità improvvise che vengono dal nostro vivere ogni giorno nel mondo reale. Non si consultano come fossero dei file: affiorano. Non sono link: obbediscono a regole sommerse, come sogni da decifrare. Ma per quanto ancora ci illuderemo di essere i protagonisti di un mondo che cambia e non dei polli da batteria? © Corriere della Sera - Tutti i diritti riservati |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 9:12
Sconcertante davvero... Ci stanno "alienando" e non ne veniamo più fuori. Grazie per l'articolo |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 12:13
La libertà dovrebbe coincidere con la possibilità di scegliere, e questo dovrebbe implicare anche e soprattutto l'educazione a scegliere, ovvero a capire quali sono i nostri veri bisogni. In quest'ottica, educazione, intelligenza e memoria dovrebbero lavorare in sincronia, ma sempre a livello personale. L'emergenza consapevole dei bisogni personali dovrebbe poi sfociare nelle istanze sociali, intese come insieme di bisogni condivisi, e queste ultime dovrebbero infine condizionare il "mercato", secondo la vecchia Legge della domanda e dell'offerta. Ma sono anni che questa vecchia Legge di mercato è stata sovvertita, a iniziare da quando ha preso piede il Marketing, che inventa e diffonde falsi bisogni ad uso e consumo di chi produce il superfluo, per arrivare alla grande Rete il cui unico scopo è che tutti vi si inseriscano, così da poterli raggiungere e manipolare in qualunque momento ("Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli." ... parole profetiche ). Sono le nuove forme di schiavitù, con la differenza che nelle vecchie forme sapevi almeno chi era il tuo padrone, oggi è difficile persino capire di chi sei realmente schiavo. |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 12:45
@Daniele della Canon di sicuro...   |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 13:09
Dunque.... propongo qualche distinguo. Non concordo in nessun caso con affermazioni massimaliste che demonizzano i comportamenti umani. La rete accessibile da smartphone aumenta l'accesso alla conoscenza e all'informazione presente in internet. Manca la qualita' certificata dell'enciclopedia Treccani ma trovo in rete praticamente sempre quel che cerco. Piu' informazione e conoscenza non corrisponde a schiavitu', ma ad un grado crescente di liberta'. Di che cosa stiamo parlando? Pur considerando le spinte a comportamenti compulsivi, con la rete e' aumentata la possibilita' di scelta e aggregazione persino in politica, dove i sindaci di mezza Italia sono stati proposti da una forma di democrazia nuova, quella della rete. Parlo del movimento 5 stelle e del sindaco Virginia Raggi. Voi e il giornalista del Corsera di cosa state parlando? Si puo' disprezzare tutto, anche la liberta' e la democrazia, ma questo non ci aiuta certo a vivere meglio. |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 13:42
“ Dunque.... propongo qualche distinguo. „ I distinguo quali sarebbero? Claudio l'argomento posto da Cotroneo è molto profondo, non si può liquidare con veloci battute e poco centra buttarla in politica. “ Di che cosa stiamo parlando? „ “ Voi e il giornalista del Corsera di cosa state parlando? „ Forse dovresti rileggere con calma l'articolo. Nessuno dispezza la libertà e la democrazia, l'articolo pone degli spunti di riflessione su un nuovo modo di "gestire" il proprio sapere molto differente oggi rispetto a pochi decenni fa e che si ripercuote nel nostro modo di vivere. |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 13:50
Ho la netta impressione che questo sia uno di quei casi in cui chi non riesce ad adattarsi al cambiamento lo liquida con toni moralistici. La politica e' il livello piu' alto per misurare il grado di liberta' di un sistema culturale: se non ci fosse stata la rete e Beppe Grillo saremmo stati tutti prigionieri della vecchia politica che ha fatto entrare la mafia negli appalti e nel comune di Roma. Alla base di ogni considerazione proposta dovrebbero esserci i fatti. Fatti che generano considerazioni e percio' parole. |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 14:22
Si Claudio, abbiamo capito che sei un grillino, ok, ma l'argomento è molto più ampio. “ Ho la netta impressione che questo sia uno di quei casi in cui chi non riesce ad adattarsi al cambiamento lo liquida con toni moralistici. „ Ecco questo è uno dei punti, c'è in atto un cambiamento (possiamo farci entrare anche la politica) e le domande che possiamo porci sono tante, l'articolo è di ampio respiro non sta analizzando le elezioni del sindaco di Roma. “ La domanda più importante di tutte è probabilmente questa: a chi stiamo cedendo la nostra memoria? E come ci siamo rassegnati a usarla? E che influenza ha tutto questo sulle nostre intelligenze? „ “ Ma oggi è tutto e sempre, attraverso un uso permanente dei mezzi che il mondo digitale ci fornisce. Sono notifiche, avvertimenti, pubblicazioni e condivisioni. Jonathan Crary, che insegna alla Columbia University e si occupa di queste cose, ha scritto un saggio proprio su questa forma di capitalismo che non ti permette di dormire mai. Perché non c'è divisione tra tempo libero e lavoro, tra riposo e fatica. „ “ Se la posta è continua e arriva sempre, non c'è un tempo in cui non la aspetti per dedicarti ad altro. Se il telefono ti avverte sempre di tutto, non puoi decidere quando la tua intelligenza si può dedicare ad altre cose. „ Ci sono tantissimi spunti di riflessione per chi vuole coglierli che riguardano il mondo intero. Se poi vogliamo parlare del nostro orticello, possiamo anche farlo, ma secondo me il senso dell'articolo e del 3D era ben più ampio. Ho detto la mia, lascio la parola a chi ha aperto la discussione. |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 15:37
@ Claudio: Premetto che trattasi di opinioni PERSONALI, cioè a dire: non voglio "convertire" nessuno, anzi... Secondo me una maggiore disponibilità di informazioni non è sinonimo di maggiore libertà. Soprattutto dal momento che: - siamo fatti oggetto di un vero e proprio bombardamento di stimoli i quali, come bene evidenziato nell'articolo, danno luogo a comportamenti coatti e ad una costante "sovrascrittura" o sovrastimolazione mnemonica, che non ci lascia il tempo materiale per elaborare, discernere ed applicare (un minimo di) senso critico; - la qualità delle informazioni, come tu stesso evidenzi, è molto, molto discutibile: mi spingo ad affermare che una larga percentuale di quanto proviene dalla rete sia il prodotto di strategie mirate ad indurre comportamenti di consumo e/o di consenso. La democrazia è una bella cosa, per carità, ma sarebbe meglio verificarla di prima mano. Il "sentito dire" di informazioni certamente non verificabili e quasi certamente manipolate andrebbe osservato con maggiore senso critico. Ma non voglio "buttarla in politica", bastano e avanzano le implicazioni commerciali insite nello spunto fornito da Cotroneo per aprirci un mondo. In definitiva sono queste che mi interessano e che credo di conoscere (e riconoscere) meglio. La mia disaffezione per la politica è ormai talmente radicata che nemmeno la new wave pentastellata è riuscita a smuovermi. Quanto al non riuscire ad adattarsi... ci sta. Ma non riesco a non pensare, da commerciante quale sono, che i soliti grandi noti (non facciamo nomi per carità, anche se qui sul forum se ne fanno spessissimo) ci stiano inchia**ettando per benino, come loro consuetudine, ormai anche e soprattutto a mezzo web, grazie ai nuovi, potentissimi strumenti di cui dispongono e ai quali sono riusciti con estrema facilità ad asservirci. Alla fine sono qui anch'io, il che significa che in fin dei conti sta bene anche a me. Ma credo che uno sguardo più critico sulle cose, una maggiore consapevolezza, non foss'altro che nella misera veste di consumatori (solo questo ci rimane, ormai) siano sempre meglio dell'assoluta sudditanza in nome della "libertà". |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 18:48
Come fai a dire che avere piu' informazioni non significhi essere piu' liberi? Se io avessi voluto avere davanti a me lo schema di un prossimo 1000 mm 5.6 con schema diffrattivo senza internet, l'avrei potuto conoscere non prima di un mese dopo la sua registrazione, alla pubblicazione del nuovo numero di una rivista fotografica. Oggi l'ho saputo su Juza pochi giorni dopo grazie a internet. E questo mi ha permesso di non buttare soldi su tecnologie obsolete come avrei fatto in passato. Il progresso non e' acqua fresca e ha la potenzialita' di migliorare quello che facciamo. |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 19:01
“ Pur considerando le spinte a comportamenti compulsivi, con la rete e' aumentata la possibilita' di scelta e aggregazione persino in politica, dove i sindaci di mezza Italia sono stati proposti da una forma di democrazia nuova, quella della rete. Parlo del movimento 5 stelle e del sindaco Virginia Raggi. „ Se ne parliamo come sistema di propaganda "nuovo" ci può stare; ma come nuova forma di democrazia non direi: mi pare piuttosto una versione "home" delle "primarie" all'italiana; in che modo è realmente verificabile il risultato della consultazione? Ma al di là dell'uso politico della rete, il problema è di portata più ampia e va dalla guerra tra gestori di telefonia (con tanto di rallentamenti della connettività a "macchia di leopardo" in tutto lo Stivale) alla casella mail costantemente intasata di porcherie varie perché il relativo indirizzo è un dato impossibile da proteggere (e guarda caso non è tra le priorità del legislatore, indipendentemente dal partito d'appartenenza), al fatto che anche tutti gli altri media si stanno adeguando agli standard della rete (gossip, gossip e ancora gossip, qualche notizia non verificata, tanto chi se ne frega ecc.). Oltre tutto, l'articolo iniziale parlava di tutta la tecnologia digitale, telefoni compresi, non solo di Internet: perché non è possibile pretendere una Legge che impedisca ai call center di romperti gli zebedei almeno all'ora di pranzo? Il martellamento è realmente continuo e, quel che è peggio, richiede un continuo aggiornamento: prova a munirti di un computer un po' vecchiotto (come quello da cui sto scrivendo) e vedi se fai prima ad aprire una pagina in rete (con tutti i relativi link pubblicitari e di sondaggio che deve caricare in contemporanea) o a fare una gita al mare. Anche questo è un modo per alimentare le scimmie per la tecnologia |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 19:01
Claudio, dipende dalle informazioni. Hai presente Girolimoni? Sbatti il mostro in prima pagina, ecc. ecc... Ecco, questo è un esempio di informazione manipolata, la disponibilità della quale non ha reso più libero proprio nessuno, anzi... Cosa c'entra con il web? Niente, naturalmente. Resta solo da osservare come l'aumentata (in misura esponenziale!) disponibilità di contenuti fruibili a titolo gratuito da chiunque debba necessariamente tornare a vantaggio di chi questi contenuti li genera. Dammi pure del complottista ma sappiamo bene che -suprema banalità- nessuno fa niente per niente. Se poi c'è chi queste questioni non se le pone e campa felice ugualmente, sono solo contento per lui! Infine perdonami ma personalmente sarei sopravvissuto anche senza il coso diffrattivo, guarda.... ma ci possiamo volere bene lo stesso, eh... |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 19:13
Claudio, ok per la maggior velocità con cui hai saputo del 1000 mm 5.6, ma il problema è che l'aumento incontrollato della quantità di informazione non è stato seguito dal relativo aumento del livello di controllo sulla qualità e correttezza di quelle informazioni (controlli che, oggettivamente, diventa impossibile fare su quella mole di dati). Il risultato è che anche la qualità del sapere di ciascuna persona finisce per decadere: sappiamo apparentemente molte più cose, ma tre quarti non sono vere, o comunque sono parzialmente errate, o mooooolto superficiali. Alla fine è come non sapere nulla. La nostra generazione se la cava perché abbiamo appreso con altri sistemi e, soprattutto, ci è stato insegnato a confrontare le informazioni, ma le nuove generazioni non mi pare che traggano tanti benefici dal maggior sapere di Internet: il loro è un sapere frammentario parziale e superficiale, senza una reale capacità di scelta, ma accumulando semplicemente tutto ciò che li raggiunge. |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 19:22
Concordo solo in parte. Mio figlio Michele che ha 18 anni e che fara' l'ultimo anno del liceo linguistico dopo l'estate, e' piu' cosciente di me di quello che hai appena affermato. E' meno disposto di noi a farsi raggirare dalle false informazioni pubblicitarie televisive e pressapochistiche di internet. Cerca la verita' nel mare dei flussi informativi. Ed e' piu' realista di come eravamo noi alla sua eta', condizionati come eravamo dal fascino delle ideologie: non mi sembra affatto un prototipo di pollo in batteria. Nihil novius apus solem. L'unica reale differenza consiste nel fatto che fino al dopoguerra la notizia di una guerra lontana poteva arrivare dopo un mese, mentre oggi arriva in tempo reale. Se la sai cercare. |
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inviato il 20 Giugno 2016 ore 20:49
E pensare che ero entrato nel thread pensando parlasse di polli da batteria vs polli ruspanti !! Io ovviamente volevo dare il mio contributo quanto tuttora possessore di 4-5 polli ruspanti e 4 galline ovaiole. :-D |
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