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La domanda può sicuramente sembra...


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avatarjunior
inviato il 15 Giugno 2016 ore 12:52    

La domanda può sicuramente sembrare ingenua o banale. Capita spesso di chiedersi cosa ci attragga in una foto, perché la reputiamo bella, interessante o da ricordare. Quali sono gli ingredienti che fanno di un'immagine una bella immagine? la foto ha un impatto immediato, sia durante la sua esecuzione che nella sua fruizione. Il fotografo sceglie tra tanti istanti e tante possibili inquadrature come fermare e descrivere la realtà che ha intorno. Chi guarda una foto ha solitamente, un'impressione immediata: mi piace o non mi piace. Cambiamo allora prospettiva. Cosa è una fotografia? Di solito per il fotografo rappresenta una sua personale e “sentita” interpretazione della realtà.
Una realtà che si può cogliere, condizionare o costruire. Possiamo ad esempio rubare un ritratto fotografico per strada, condizionare le espressioni della persona ritratta o costruirlo a tavolino in ogni minimo dettaglio. In tutti e tre i casi il fotografo compie delle scelte. Sceglie come racchiudere quella realtà in un rettangolo o in un quadrato, quando congelarla e cosa raccontare. Di solito ferma l'attimo in cui lo “sente”, in cui percepisce che quel momento è valido per sintetizzare la sua percezione emotiva, interpretativa o descrittiva di quello che ha davanti agli occhi. Più il fotografo è in empatia quello che ha intorno, o con il soggetto ripreso, più riesce a cogliere il momento per lui significativo, raccontandolo nel momento migliore … ma anche questo non è sufficiente. Una delle scelte fondamentali che si compie in una fotografia, oltre al “momento decisivo” è anche quello di scegliere come raccontare, cosa inserire o non inserire nel fotogramma. Più si riescono a sintetizzare in uno scatto gli elementi importanti di quello che si vuole raccontare, ricordandosi che la percezione sensoriale a 360 gradi l'abbiamo solo noi in quel momento. Chiudere, o meglio aprire, una finestra sul nostro contesto reale per farlo divenire fotografico, vuol dire cercare di raccontare a chi vedrà il prodotto finito cosa abbiamo voluto rappresentare. Se non riesco a farlo, il messaggio fotografico rimarrà solo mio per il tempo della mia memoria del contesto, quando mi dimenticherò di questo rimarrà l'immagine per quello che è. Raccontare vuol dire ordinare gli elementi, renderli visibili, intuibili. Rappresentarli non per quello che sono, ma per come sono percepiti: semplificare aiuta sempre il nostro “discorso” fotografico. Le scelte sono fondamentali: più “disturbo visivo” si introduce nel fotogramma più rischio di distrarre l'osservatore dal mio sentire. Più quello che voglio effettivamente raccontare è visibile, composto bene, e con eventuali elementi secondari che hanno un senso nella costruzione generale, più si riuscirà a rappresentare la nostra realtà interpretata. Una foto veramente estetica, cromaticamente interessante, di sicuro ha un impatto visivo notevole, ma se oltre a questa immagine non riusciamo a trasmettere, far riconoscere un'emozione, raccontare una realtà che continua o finisce nella nostra fantasia, il tutto rimarrà solo un esercizio di estetica non destinato a durare. Prendiamo invece ad una foto che racconta, in cui è sicuramente possibile trovare diversi significati e diverse sensazioni. Dalla semplice malinconia di una giornata piovosa con una mano (maschile? femminile?) che pulisce il vetro di una finestra (di casa? di un bar?) ad una foto che rappresenta un abbandono, un addio o magari una attesa (mancata? che si sta esaudendo?). Di fatto è una foto dai molteplici significati che può essere riempita, nelle sue numerose variabili interpretative, dai nostri stati d'animo del momento. Sicuramente può raccontare e rimanere nella nostra memoria come un qualcosa di vissuto, possibile ed intenso. E' semplice, diretta ed essenziale nei suoi elementi che la compongono, nulla è in più o fuori luogo. di chi sia la mano che pulisce il vetro con un gesto che può assomigliare ad un saluto. Ma per noi non è importante, conta solo quello che percepiamo, nel fotogramma. Una bella foto “accade” quando riusciamo a raccontare ad un pubblico più o meno vasto una parte di noi condivisibile. Il singolo attimo rapito alla realtà diventa solo l'inizio, l'innesco di una storia visiva che racconta a noi e ad altri un qualcosa che dura oltre il singolo sguardo alla fotografia. Si incardina nel nostro inconscio raccontandoci mondi presenti, passati e futuri nelle loro possibili evoluzioni. Guardiamo un'immagine e scopriamo qualcosa di noi, qualcosa della storia rappresentata, immaginiamo possibili sviluppi, ci perdiamo dentro prima di tutto con il cuore che con gli occhi. Capita spesso di interrogare le persone sul significato di una foto: più le interpretazioni sono differenti e fantasiose, anche al di là delle intenzioni dell'autore, più è possibile che la foto possa essere considerata interessante. Se oltre all'impatto visivo si trova qualcosa di nostro e personale la foto ci può appartenere, anche se scattata da altri. Se non si comprende quello che si vede, se lo si trova banale o già visto, probabilmente non saremo invece portati a considerarlo bello e/o originale. La foto di un fiore può semplicemente rappresentare un fiore o raccontare qualcosa di noi rendendolo ancora più “bello”.

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