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inviato il 30 Marzo 2016 ore 17:07
Nella foresta uno schianto improvviso di rami e di tronchi. Un barrito possente squarcia l'aria. Un elefante avanza come un bulldozer, sfondando la vegetazione. E' una femmina in calore, nel fugace periodo di fecondità che dura solo pochi giorni e si ripete ogni quattro anni. Cerca un maschio adulto ed è decisa a trovarlo a qualunque costo. Eccolo finalmente. Il maschio, eccitato dalla sua presenza, l'avvicina e la monta. Questione di pochi attimi. Il tempo di riversarle nell'orifizio genitale milioni di minuscoli spermatozoi, uno solo dei quali riuscirà a raggiungere un uovo e a fecondarlo. Da quell'uovo fecondato, dopo ventidue mesi di gestazione, nascerà un elefantino. La riproduzione più diffusa nel mondo vivente è quella sessuata. La praticano tutti gli animali pluricellulari, dal polpo alla rana, dalla mosca al rondone, dalla trota all'elefante, dal grillo all'uomo. Nasce il sesso. Ci sono i maschi e le femmine. Ma non si riproducono in toto come l'ameba. Delegano la funzione riproduttiva a speciali cellule: i maschi agli spermatozoi, le femmine alle cellule uovo. Provenendo da individui diversi, queste cellule delegate alla riproduzione contengono un materiale ereditario eterogeneo. Sicché, quando uno spermatozoo si fonde con un uovo per dare origine all'individuo figlio, si creano possibilità di combinazioni quasi infinite tra i molteplici caratteri materni e gli altrettanto numerosi caratteri paterni. Ecco quindi l'enorme variabilità degli individui. Di conseguenza, la selezione naturale ha buon gioco nell'eliminare i meno adatti per far sopravvivere soli i più adatti. L'evoluzione accelera considerevolmente i suoi tempi. Vi è, tuttavia, il rovescio della medaglia. Con l'ingresso nel mondo del sesso, la materia vivente non è più immortale. Entra in scena la morte. La morte dell'individuo, s'intende, non quella della specie. I genitori muoiono per far posto ai figli. Dei miliardi di cellule che formano l'individuo - l'uomo ne contiene un centinaio di milioni di milioni, una cifra astronomica che si indica con 1 seguito da 14 zeri - sopravvivono solo quelle cellule sessuali, poche o molte, che hanno originato i figli. Queste conservano il dono dell'immortalità. L'altro inconveniente della riproduzione sessuale è che per "sposarsi" bisogna essere in due. Mentre l'ameba non ha problemi e fa tutto da sé, i due sessi debbono cercarsi e ritrovarsi, a meno che non si trovino già vicini in natura. (Isabella Lattes Coifmann, milanese, laureata in scienze naturali) |
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