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inviato il 18 Dicembre 2015 ore 9:30
Vivere in una grande citta' come Roma e' gia' di per se una stimolante avventura che giorno dopo giorno ti presenta situazioni diverse, vuoi nel bene che nel male. Certo non offre molte opportunità per fare della fotografia naturalistica visto il costante livello di inquinamento atmosferico ed acustico. Volendo si puo' sempre andare al giardino zoologico ed improvvisare, con qualche piccola accortezza, delle foto degne di un safari africano o di una escursione nelle foreste tropicali. Ma non e' questo che ci si aspetta da un 'fotografo' anche se parliamo di semplice fotografia dilettantistica; penso che chi come me ama fare foto per passione e compie delle vere acrobazie economiche per dotarsi di un attrezzatura decente che gli consenta di concretizzare quanto faticosamente appreso da manuali, riviste ed esperienze personali, nel momento che condivide quanto ha faticosamente prodotto lo faccia consapevole dei suoi limiti ma anche in piena onesta'. A volte pero' si presentano opportunità inaspettate ed impensabili anche in una grande metropoli. Opportunita' che bisogna cogliere al volo perche' rappresentano un'eccezionale, e forse irripetibile, occasione di confezionare un servizio di caccia fotografica unico nel suo genere proprio per il contesto nel quale viene realizzato. E' indubbio che occorre avere anche una buona dose di fortuna, come avvenuto nel mio caso e non ho nessun problema ad ammetterlo, ma bisogna anche dare seguito alle idee concretizzandole, prendere la reflex e provare comunque a scoprire cosa siamo in grado di fare. Premesso cio' vado a raccontare, per quanto mi consente la mia approssimativa preparazione narrativa, quanto mi e' accaduto nel maggio dell'anno 2015. Transito spesso per una piccola e tranquilla strada periferica che, costeggiando a non piu' di cento metri il Grande Raccordo Anulare, taglia collinette e campi della campagna romana. Per chi non e' di Roma specifico che il Grande Raccordo Anulare ( "il sacro GRA" per citare il film di Rosi) e' un anello stradale a tre corsie che circonda la capitale per tutta la sua circonferenza di sessantacinque chilometri e quindi potete immaginare l'elevato numero di vetture che lo percorrono incessantemente per tutto il giorno. Io personalmente per andare a lavoro devo percorrerlo per quaranta chilometri in andata e altrettanti al ritorno. Proprio alla fine di questa strada periferica in prossimità del suo congiungimento con il Grande Raccordo Anulare c'e' un piccolo prato confinante con un boschetto che sto osservando da qualche stagione; in primavera le piogge trasformano la distesa erbosa in una sorta di laghetto dove stazionano, per circa due mesi, varie specie di uccelli come germani reali, svassi, cicogne e a volte fenicotteri (premetto che non sono un esperto ornitologo).
 Il piccolo stagno che nasconde sorprendenti creature. Ogni anno puntualmente ritornano a popolare questa minuscola pozza d'acqua nonostante il passaggio continuo delle macchine e la vicinanza di alcuni capannoni di lavoro. Perchè non stazionino qualche centinaio di metri piu' a sud nei pressi del fiume Tevere, sicuramente piu' tranquillo e piu' adatto ad ospitare la sosta dei pennuti, resta un mistero. Comunque e' un sabato mattina di maggio e, complice un piccolo intervento chirurgico che mi impedisce di dedicarmi alla mia consueta partitella di tennis con gli amici, decido di sfruttare la bella giornata di sole andando a scattare qualche foto. Quale occasione migliore per andare a visitare piu' da vicino gli uccelli dello stagno? Prendo la mia Nikon D610 corredata dello zoom supertele Tamron 150-600 e del monopiede Manfrotto ed in cinque minuti sono sul posto. Ho difficolta' a parcheggiare l'auto per via della ridotta sede stradale ma alla fine trovo una piazzola che fa' al caso mio. Gia' dal bordo della strada posso vedere che lo stagno e popolato; bene non sono venuto a vuoto. Indosso un paio di stivali da lavoro visto che, presumibilmente, dovro' superare dei tratti di fango; mi avvio per una breve discesa cercando di non fare troppo rumore nell'attraversare il folto prato antistante lo stagno.
 Una cicogna pattuglia pigramente l'acqua in cerca di cibo. Gli uccelli sono lì, numerosi, forse anche piu' del solito, che beccano e passeggiano nell'acqua; apparentemente ancora non si sono accorti della mia presenza e sono oramai a circa settanta metri dall'acqua. Mi fermo e controllo l'attrezzatura. Monto la reflex sul monopiede imposto un tempo di otturazione abbastanza rapido e sono pronto per la mia caccia fotografica; mi rendo conto che l'attrezzatura montata ha un peso considerevole. Decido di fare qualche scatto a distanza di sicurezza e faccio bene perchè appena riprendo ad avvicinarmi, a circa cinquanta metri, gli uccelli volano via in un attimo lasciandomi di stucco.
 Un piccolo rumore e lo splendido paesaggio si trasforma in un deserto di acqua e arbusti. Mi ritrovo in un silenzio totale immerso nel fango con l'acqua che mi accarezza gli stivaletti impermeabili. La mia avventura naturalistica si e' gia' conclusa dopo appena quattro foto. Sono stato troppo fiducioso nel credere che mi sarei potuto avvicinare indisturbato agli uccelli; mi vengono in mente tutti gli appassionati di fotografia naturalistica che passano ore nei capanni o appostati nel fogliame dei boschi per immortalare il passaggio di un capriolo o la cattura di un piccolo roditore da parte di un predatore. Avrei molto da imparare dalla loro esperienza maturata sul campo. Mi ci vuole qualche minuto per riorganizzare le idee. Decido che la cosa migliore da fare, se voglio avere un'altra chance, e' costeggiare il laghetto aggirarlo ed appostarmi nelle canne che lo separano dal boschetto con la convinzione che da quella posizione la mia presenza si confonda con la vegetazione e quindi risulti meno invadente. Fa' molto caldo, il sole splende nell'azzurro cielo di maggio e sono solo le nove e mezza. Passa una lunghissima ora; piccole gocce di sudore brillano sulle braccia e la t-shirt e bagnata in piu' punti. Finalmente qualche germano intraprendente comincia a tornare. Le cicogne e gli altri uccelli, ad un centinaio di metri dallo stagno, stanno a vedere cosa succede. Io sono immobile come un tronco, quasi non respiro; improvvisamente qualcosa attira la mia attenzione. Con la coda dell'occhio ho intercettato alla mia destra un piccolo movimento sul terreno. A non piu' di dieci metri nel fango da una buchetta, che prima non avevo notato, sbuca una piccola testa grigio rossa.
 Da una profonda buca di acqua e fango compare qualcosa di inaspettato. Sposto l'obiettivo in quella direzione e inquadro a tutto zoom lo strano essere che molto lentamente sta uscendo dal buco. Aspetta, aspetta ... ma quella è una chela ... delle antenne ... un carapace rosso fuoco ... non ci credo; davanti a me si materializza una piccola aragosta nel bel mezzo della campagna romana a due passi dal Grande Raccordo Anulare.
 L'aragostina in tutto il suo rosso splendore. Ma come è possibile? Oramai gli uccelli sono un lontano ricordo; il mio interesse e' tutto catalizzato dalla comparsa dell'inattesa creatura. Mi muovo con esasperante lentezza ma non voglio spaventare il nuovo arrivato.
 La piccola aragosta sembra quasi issarsi sulla chela destra per scrutare la presenza di eventuali pericoli. Guardo meglio intorno e mi accorgo che ci sono altre buche dalle quali stanno facendo capolino altre aragostine (continuo a chiamarle cosi' perche' e' l'animale a cui assomigliano di piu'). E' una situazione irreale; in piedi nel bel mezzo di un prato circondato da aragoste. Deduco che non si tratta di un caso isolato ma che ci sono altri abitanti nel fango. Conto almeno altre quattro, cinque buche nelle vicinanze e chissa' quante ce ne saranno tutto intorno allo stagno. Improvvisamente mi ricordo che sono li' per fare delle foto; la mia prima caccia fotografica naturalistica che inaspettatamente ha preso una direzione che mai avrei potuto immaginare. Comincio a scattare approfittando della distanza di sicurezza che mi concede il 600 millimetri e della momentanea disponibilita' dei crostacei che sono sicuramente sorpresi dal fatto che non ci siano in giro i soliti guastafeste. Pero' non si fidano mai completamente dell'apparente tranquillita' e non escono totalmente dalle buche; sanno che improvvisamente potrebbero tornare i famelici predatori ed ogni imprudenza qui si paga con la vita. Scatto una ventina di foto; possono bastare. Le riguardo velocemente e mi accorgo che sono sottoesposte. Poco male le bilancero' in fase di elaborazione del file RAW. Quando riesco a recuperare un po' di tranquillità mi avvicino alle buche per vedere quale reazione provochera' la mia presenza; le aragostine spariscono all'istante nelle loro tane. Ma quanto saranno profonde queste tane? Recupero una canna di un metro e mezzo e la infilo nella buca; va giu' senza problemi e deduco che la galleria sotterranea deve essere molto lunga.
 Questa sfacciata aragostina mi fissa quasi in segno di sfida. Faccio un giro intorno allo stagno e conto almeno un'altra ventina di buche piu' o meno grandi. Da una stima approssimativa posso ipotizzare che le aragostine misurino tra i trenta e i trentacinque centimetri. Avrei dovuto fare una foto alla buca con un oggetto di riferimento, tipo il tappo dell'obiettivo, per avere un parametro di comparazione. Ritorno verso la macchina ancora eccitato per l'inatteso incontro. Stavolta guardo piu' attentamente il terreno erboso e vedo molti carapaci svuotati ormai secchi e capisco cosa vengono a cercare gli uccelli tutte le primavere in questo stagno occasionale; un succulento pasto di crostacei. Ho provato ad indagare sulle possibile cause che possono aver generato l'insediamento di queste creature in un habitat tutto sommato ostile ed inusuale. L'unica ipotesi attendibile, suffragata da altre situazioni analoghe, e che spesso animali che sono stati importati illegalmente nel nostro paese vengono abbandonati nei luoghi piu' disparati causando inaspettati insediamenti che a volte vanno a modificare in maniera importante l'ecosistema circostante. Ma qui stiamo parlando di crostacei e non di tartarughe o pappagalli; forse un tentativo di allevamento fallito? Se avete suggerimenti o ipotesi in merito inseritele nella discussione dell'articolo e vediamo se riusciamo a trovare una spiegazione concreta. Buona luce a tutti. | |

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