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Trepça Mine - Reportage


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user67843
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inviato il 12 Settembre 2015 ore 21:39    

Trepça Mine

Tra Kosovo e Serbia si estende il complesso minerario Trepça. Un giacimento che vale tutt'ora milliardi e che certo non ha facilitato le intese della guerra.
Prima del conflitto tra serbi e albanesi del kosovo, l'impresa contava piu di 3000 dipendenti. Inoltre l'intero complesso di industrie affiliate alla Trepça creava circa 20'000 posti di lavoro in tutta la Yugoslavia. Molte di queste industrie ora sono abbandonate.

Attualmente la miniera conta 200km di gallerie divise su 11 orizzonti (livelli) e vi lavorano piu o meno 300 persone. Grazie al Liaison & Monitoring Team dell'esercito sloveno ho potuto visitare questo posto. Ero particolarmente interessato dopo aver letto il libro di Jacques Hogard "L'Europe est morte a Pristina", dove l'autore soprannomina le miniere come il Kuwait della Yugoslavia dando così un senso economico piu che culturale alla guerra del Kosovo.

Non è comunque mia intenzione entrare nei dettagli di quello che è successo 16 anni fà ma piuttosto raccontare quello che ho visto.

Senza mezzi giri di parole, gli stabili, gli uffici, gli spogliatoi... tutto... si presenta in uno stato di quasi abbandono... a vedere i locali non sembrerebbe che sia ancora un'impresa funzionante. Muri diroccati, finestre rotte, polvere e rifiuti ovunque. La cura non è certo una precedenza, anche la natura, con erbacce e sterpaglie si impossessa piano piano dei luoghi andati in disuso.

Ci viene dato un casco e la lampada frontale prima di accedere alle gallerie. In albanese la scritta che sovrasta l'entrata dice: "Buona Fortuna". Potevano anche scriverci... "Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate!".

Varcata la soglia attraversiamo un breve cunicolo che ci porta all'ascensore, ogni cosa è in pessimo stato e sembra uscire da un film del secolo scorso. Scendiamo fino al 10imo orizzonte 600 metri sotto terra. L'ascensore fila a 4 metri al secondo, e, quando uno alla volta gli orizzonti passano via, si prega che chi sta azionando quel "montacarichi" sappia cosa sta facendo. Strani rumori metallici, sballottamenti, la pressione nelle orecchie che aumenta e finalmente l'ascensore si ferma e ci incamminiamo nelle gallerie.

Il buio... non esiste illuminazione, solo dei grossi tubi appesi alla meno peggio per trasportare aria fresca. L'umidità è molto alta e la lente del mio 20ino si appanna continuamente. A volte sembra proprio di vagare nella nebbia, una calda nebbia del tutto inospitale. La temperatura raggiunge anche i 30°C. L'acqua scorre ovunque creando grandi pozze d'acqua e fango. Ci incamminiamo lungo i cunicoli dove l'aria si fà sempre piu pesante finche iniziamo a sentire rumori di motori e macchinari. Tutti i macchinari sono stati smontati, portati giu pezzo per pezzo e infine rimontati. Vedere gli operai, alcuni a torso nudo, che lavorano in quel clima e in mezzo all'oscurità sembra molto surreale. I rumori degli scavi riempiono le orecchie e diventa quasi impossibile parlarsi.

In Europa si, siam forse abituati troppo bene, con tutte le nostre sicurezze e certezze ma qua, qua la gente fà un lavoro che nessuno di noi sarebbe minimamente disposto a fare nemmeno guadagnando 10 volte quello che prendono loro. Turni di 8 ore nel buio, 24/24, un'ora di pausa per prender aria. In caso di incidente non esiste un pronto intervento. Nulla...

Dopo un'oretta di visita, con le divise intrise di sudore e gli scarponi lerci di quel fango da miniera torniamo verso l'ascensore. Man mano che ci avviciniamo all'uscita l'aria si fà piu fresca e piu ossigenata e sembra quasi di tornare coi piedi per terra dopo aver fatto un sogno ad occhi aperti. Riprendiamo l'ascensore e voilà che siam di nuovo fuori alla luce del sole consci però che altri uomini rimarranno in quelle gallerie per altre lunghe ore.

È difficile esprime il sentimento che si prova. Gente che vive al limite della miseria, luoghi e attrezzature che pare di essere tornati indietro di 100 anni e invece siam nel 2015. Nonostante ciò, e lo si legge negli occhi di tutti, la gente lavora e mostra quello che fà con fierezza. Anche gli operai si mostrano sorridenti quando incrociano i nostri sguardi. Continuano il loro lavoro e continueranno a farlo a turni di 8 ore, 24 ore su 24, anche quando io sarò ormai tornato a casa mia e mi riguarderò queste foto dal divano di casa mia cercando di ricordare le sensazioni provate li sotto terra a 600 metri di profondità.


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