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inviato il 30 Agosto 2015 ore 23:56
Il ciclone Benedusi ha lasciato strascichi. Sono contento che sia accaduto, perchè per quelli come me, che non pensano di avere la verità in tasca, è stata l'occasione per qualche riflessione. Ho sempre professato la progettualità nella fotografia, ma se questo mi è chiaro per alcuni tipi di fotografia (ho realizzato in passato qualche progetto fotografico e ne ho in mente uno da realizzare in futuro), non mi è molto chiaro nella fotografia paesaggistica. Come avviene un approccio progettuale alla fotografia paesaggistica? La tendenza degli ultimi anni è quella di far apparire belli i luoghi ritratti, come del resto si fanno apparire belle le modelle nelle fabbriche, il bello è un mantra a cui la società tende e la fotografia non si sottrae alla regola. Ma se io voglio realizzare un mini progetto sulla fotografia landscape, come mi approccio ad esso? Vi faccio un esempio che mi è capitato questo mese (agosto) e vorrei capire da voi se è definibile come progetto. Durante una gita familiare, ammiravo il paesaggio del lago dalla collina di una rocca, il tempo era cupo (uno dei pochissimi giorni brutti di questa estate) e creava un'atmosfera strana allo splendido paesaggio che mi si apriva sotto i piedi. Rimasi ad ammirarlo per una decina di minuti, fino a quando seguendo un istmo di terra nella costa, non vidi degli strani piloni che uscivano dall'acqua. Io li vedevo dall'alto, ero distante almeno 400mt da quei piloni enormi, non capivo che cosa fossero, sembravano dei piloni di un ponte che entravano nell'acqua.... ma il ponte non c'era. Andammo a pranzo con la famiglia nei dintorni e mentre mangiavo non smettevo di pensare a quegli strani piloni nell'acqua, fino a quando non dissi a mia moglie che volevo andarli a vedere da vicino. Dopo prenzo, con la macchina, seguendo la cartina con l'iphone, provammo a dirigerci il più vicino possibile ai piloni, ma non c'era modo di arrivarci. C'era una spiaggia a 200mt da loro ma erano molto lontani. Guardando e riguardando sulla mappa, capimmo che quei piloni erano in un territorio privato e scoprimmo che quel territorio era di un campeggio. Che fare? Non mi persi d'animo ed andai alla direzione del campeggio, chiesi al direttore se c'era un modo di raggiungere quei piloni, lui mi disse che erano del demanio ma che l'accesso era possibile solo tramite il campeggio. Non sapeva a cosa servissero, molto probabilmente era un ponte che poi venne smantellato tantissimi anni fa. A quel punto iniziammo a chiacchierare, gli spiegai quello che volevo fare, nella mia mente, per come erano posizionati, sarebbe stato bello fotografarli all'alba, ma l'alba, doveva essere quella giusta. Rimanemmo d'accordo che avrei chiamato la sera prima del giorno prescelto per avvisare la guardia notturna del mio arrivo. Coinvolsi nella cosa anche un simpatico ragazzo che ho conosciuto al lago con la passione della fotografia. Controllai le previsioni e dopo 3gg era arrivato il momento giusto, l'indomani l'alba sarebbe stata bellissima, cielo terso dopo un temporale serale. Quindi alle 5.45 di mattina il mio amico ed io ci recammo al campeggio. La guardia non c'era, aspettammo un po' ma nulla... a quel putno decidemmo di entrare ugualmente. Il tutto è durato 1 ora e mezza, l'alba è stata meravigliosa e sono riuscito ad ottenere quello che volevo, la testimonianza di un passato recente, incastonato in una costa bellissima che gli fa da contorno, con vicino un'isola che sembra sorgere dal nulla. Le foto le ho sistemate in questi due giorni, in cui sono tornato a Milano e sono contento di quello che ho ottenuto. Secondo voi questo è un progetto fotografico? Se non lo è, come potremmo definirlo? |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 0:48
La gran parte della progettualità nel paesaggio/uban che pratico da qualche anno è legato al rapporto dell'uomo con l'ambiente circostante e la sue evoluzione nel tempo. Lo strumento che ho scelto è la fotografia aerea, perché permette di identificare in maniera inequivocabile il legame che ci lega al territorio, sia che si tratti di fotografare una zona agricola, una grande città, il mare o la montagna. Se siamo quello che siamo, lo dobbiamo anche al luogo in cui siamo nati, al luogo in cui viviamo. Le nostre città, le nostre coltivazioni, il paesaggio diventa parte fondamentale del nostro carattere. La storia dell'intervento umano su un territorio (o la sua assenza) sono immediatamente visibili in uno scatto aereo, l'organizzazione degli spazi che influisce sulla qualità della vita di tutti i giorni. Secondo me le città assomigliano al carattere (in generale) di chi le abita. Da qui, i vari progetti che ho realizzato negli anni, e l'evoluzione del linguaggio che ne è scaturita. Ho iniziato da "casa" dalle zone che conosco meglio, in cui sono nato e cresciuto, per po allargarmi ad altri territori per cui ho dovuto studiare, cosa e come fotografare. La previsualizzazione è un esercizio molto interessante, in quanto spesso non ho avuto modo di fare ricognizioni dall'alto prima di scattare (questioni di budget) sopralluoghi e fotografie da terra mi hanno permesso di farmi un idea abbastanza precisa di cosa fotografare e perché. Poi una volta per aria, cambia tutto e bisogna coordinarsi continuamente con il pilota (qualche giorno mi buttano giù), il pilota deve coordinarsi con la torre di controllo e ci sono zone in cui è impossibile volare. Quindi sono sessioni che vanno dalle 2 alle 3 ore di inferno. L'assistente che elenca le cose da riprendere in un ordine prestabilito, ma spesso soprattutto nelle città diventa tutto confuso perché le cose sono molto vicine, le esposizioni dei soggetti di ripresa sono orientate verso tutti e quattro i punti cardinali, mentre la luce arriva da una direzione ben precisa. E spesso capita, qualcosa che non era pianificato e attira l'attenzione e devo decidere cosa e come riprendere in pochi secondi, comunicarlo al pilota, sperare che l'assistente non cancelli qualcosa per sbaglio dalla to do list. L'anno scorso, durante gli scatti su Torino, ho dovuto rifare la stessa missione tre volte per ottenere gli scatti perché decollavamo da Milano praticamente al buio, senza avere una visione diretta del target. La prima volta siamo arrivati a Torino, ed era tutta coperta da nuvole a bassa quota, poi si sono alzate rendendo tutto estremamente piatto. Al secondo giro, ho sottovalutato la capacità di coprire il sole al tramonto delle alpi e ci siamo trovati in ombra con ancora diversi soggetti da coprire, la terza volta è andato tutto liscio. tutto con il rischio di: fotografare solo tetti, riprendere dettagli che a livello progettuale sembrano fantastici, ma impossibili da realizzare in modo pratico. Ad esempio volando a pochi metri dalla madonnina a Milano, con un 200 moltiplicato ho avuto grosse difficoltà a mettere a fuoco, e non sono riuscito a fare la foto che avevo previsualizzato perché la torre Velasca ci si è messa in mezzo. Altri problemi li ho avuti durante il lavoro sui vigneti (2013) scattato in 4 stagioni, l'inverno e la primavera hanno creato problemi di tutti i tipi, tra cui un atterraggio in un campo dopo essere finiti nella nebbia in velocità e a bassissima quota (fuori si vedeva solo bianco, per la consapevolezza spaziale che avevo in quel momento, avremmo potuto essere anche a testa in giù e non me ne sarei accorto) e in autunno ci siamo trovato sopra le nuvole, con il serio rischio di perdere il contatto visivo con il suolo. L'unica cosa che emergeva era il cimitero di un paesino. Siamo atterrati nel posteggio (era il giorno dei santi), sono arrivate le macchine e siamo rimasti bloccati per 3 ore prima di poter ridecollare. Questo a volte per 10 ore al giorno per 2 o tre giorni consecutivi. Ne esco che sono uno straccio (anche perché non sono propriamente in forma, peso quasi 120kg x175 cm, fumo due pacchetti al giorno di sigarette. Al tutto aggiungiamo pure che soffro di vertigini. Spero però che chi vede i miei libri possa capire una storia, oltre a dire "che figata" la mia città dall'alto. Riscontro che la maggior parte della gente va a cercare casa sua, ma spesso poi subentrano osservazioni diverse, magari su aspetti più legati al tema del progetto. Che poi le foto si prestino anche ad una lettura superficiale e a volte estetica è un piacevole effetto collaterale,che permette di finanziare i progetti attraverso la vendita di calendari, gadget turistici tra cui anche le famigerate cartoline. Sono stato prolisso come al solito e ringrazio paco di aver aperto questo thread che può aiutarci a conoscerci meglio. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 3:01
Paco quello che hai descritto penso sia la base di ogni uscita paesaggistica in cui si può avere un minimo di preparazione o in cui si può tornare più volte nello stesso luogo. Io ad esempio sto aspettando da un mese, e aspetterò altri 15 giorni, perché voglio riprendere il sorgere della luna sul mare con la via lattea, certo che se proprio quel giorno il cielo sarà nuvoloso, mi sentirò parecchio da fregare. Non so se questo possa però essere chiamato progetto. Altra cosa, il mio unico mezzo è la bicicletta, posso quindi muovermi solo di pochi kilometri e di conseguenza ho ritratto la stessa spiaggia almeno 70-80 volte, in tutte le salse. Può questo essere chiamato progetto? Non lo so ma di sicuro ora che conosco questa baia a memoria previsualizzo lo scatto molto meglio e con più anticipo, cerco poi di andare ormai solo in condizioni di cielo particolare. Quando invece vado in posti nuovi mi affido alla fortuna, tanto qualsiasi foto sarà meglio di una non fatta ;) |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 6:11
"..........Secondo voi questo è un progetto fotografico?" Dipende da quello che hai fatto, inquadrato e scattato, come fotografie. Se le foto narrano una storia riconoscibile, ad esempio "i Piloni, loro vita, morte ed effetti al contorno di quella vita e morte", oppure qualche altra storia riconoscibile dalle immagini, un progetto fotografico lo è. Se la stora non sei stato buono a narrarla con le immagini, se non ci si riconosce un iter logico e grafico serio, progetto fotografico NON lo è e resta una paccottiglia di fotografie inutili, e di paccottiglie inutili ce ne sono tante. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 7:50
Non lo so, del tuo scatto ci hai raccontato la pianificazione. Ma di per se non credo questo voglia dire molto. Ci sono due aspetti che andrebbero valutati. - lo scatto comunica qualcosa a chi lo guarda. Benedusi a parte un messaggio dall'autore all'osservatore deve passare altrimenti lo scatto è uno dei mille scatti sul genere piloni e lago/mare. Se ne trovano a bizzeffe online. - altro tema è se la foto per te mantiene un significato particolare? Nel senso, hai fissato nello scatto delle tue emozioni/ricordi. Magari lo scatto non trasmette quello che tu volevicomunicare ma tu comunque ci leggi qualcosa...in questo caso mi pare sia una questione di linguaggio... Progettualità lo intendiamo come dare un fine all'atto fotografico? O un semplice organizzare lo scatto? (luci location etc...). Quando guardo quella foto vedo dei piloni all'alba o vedo altro? Tu cosa vorresti che gli atlri percepissero? Ci sei risuscito? Progettualità dipende forse da qual'era il tuo scopo... Quando Fabiopol dice: “ Spero però che chi vede i miei libri possa capire una storia, oltre a dire "che figata" la mia città dall'alto. Riscontro che la maggior parte della gente va a cercare casa sua, ma spesso poi subentrano osservazioni diverse, magari su aspetti più legati al tema del progetto. „ Mi pare affermi che ci sono diverse chiavi di lettura delle sue foto, almeno secondo il suo intento. Una chaive può essere alla portata di tutti o più diretta. Un'altra può andare dritta all'inconscio. Insomma se per fare le foto di Fabiopol bastasse prendere l'elicottero e scattare con la giusta luce dall'alto le foto varrebbero poco. Più che foto sarebbero riprese. Se invece in quegli scatti c'è qualcosa dell'autore che passa all'osservatore e racconta qualcosa di lui, allora ecco quello scatto lo poteva fare solo lui, e allora diventa unico. E la progettualità acquista un senso e forse può essere definita tale. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 8:22
Rispondo sinteticamente dal cellulare, ma son convinto che a volte siano meglio pochi concetti ma buoni. Andrea, io normalmente pianifico uno storyboard dei miei scatti. Meteo, location, stagioni ed incidenza della luce sono solo un di cui. L'approccio è "Concept first", mai "Image first", la differenza credo sia sostanziale. Le gite di famiglia fuori porta in sé difficilmente prevedono un approccio simile, a meno di non rovinare la vacanza a tutta la famiglia... |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 8:39
Interessante questione. Ti descrivo la mia esperienza per darti la mia opinione di approccio progettuale alla fotografia. Verso maggio ho svolto un reportage di architettura a Roma di 10 giorni. Il mio primissimo approccio è stato un'accurata scelta degli elementi da visitare(ovviamente ho dovuto fare un poco di selezione su alcuni monumenti/edifici, in quanto a Roma sono troppi! ) e li ho distribuiti durante tutte le giornate a mia disposizione(ovviamente, gli edifici vicini li concentravo in un unica uscita al fine di non dover piú ritornarci). Dopodichè mi sono informato di tutti i posti visitabili o meno(tanti edifici erano governativi e/o privati, quindi mi sarei dovuto accontentare solo delle facciate esterne) gli elementi visitabili a pagamento ecc. Una volta poi definito il tutto, ho scelto la mia attrezzatura, stabilendo a priori quali tipi di foto avrei fatto( nel dettaglio, per ogni edificio poi, di giorno in giorno, elaboravo anche un minimo di progetto delle prese, il 'dove ,cosa scattare e quando', che mi avrebbe permesso di essere piú rapido quando arrivavo sul posto). Poi ho pensato che quando non uscivo, avrei impiegato il mio tempo ad una prima selezione/catalogazione di tutti gli scatti sul Pc. Ovviamente tutto il mio progetto fotografico ha riguardato anche aspetti organizzativi che alla fine mi hanno permesso di concludere la realizzazione degli scatti del reportage 2 giorni prima, permettendomi così di rivedere alcuni posti di cui non ero convinto e vivermi la città come 'turista' A tornare indietro un paio di aspetti li avrei considerati meglio: il peso dell'attrezzatura (girare per una città come Roma può diventare molto impegnativo se lo si fa con uno zaino ingombrante e molto pesante) e l'uso del treppiedi( un po' di volte i vigili mi hanno ripreso chiedendomi di toglierlo perché era considerato come uso di suolo pubblico e, non essendomi informato per tempo della cosa, ho dovuto rinunciare a un pó di foto). In conclusione posso dirti che arrivare già preparati e prefigurarsi cosa e come noi vorremmo rappresentare attraverso la fotografia, ci aiuta a risparmiare tempo, permettendoci così di sperimentare/scattare di più. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 9:21
Io non credo che per progettualità si debba intendere la pianificazione dello scatto, ma riuscire a far percepire allo spettatore quello che io avevo pensato di comunicare. La pianificazione mi serve per ottenere il miglior scatto in quella determinata situazione, questo però non porta come conseguenza che sia poi riuscito a comunicare il messaggio che avevo in testa e che deve trasparire da ogni scatto inserito in quel progetto. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 9:29
Nel paesaggio per me convivono diverse esigenze fotografiche, quella di documentazione-racconto che va ovviamente attentamente pianificata e quella di realizzare scatti più personali a volte finalizzati ad uno specifico progetto sulla location, ma più spesso sono volti al portare avanti progetti più ampi, capita di sapere benissimo che tipo d'immagini si sta cercando e dove c'è la possibilità di trovarle ma non potendo o volendo costruirle si procede ad un lungo e paziente lavoro di ricerca, leggevo che Gardin ha realizzato la sua famosa foto del vaporetto grazie all'abitudine di portarsi dietro la Leica mentre andava al lavoro, anche nei progetti il caso può avere la sua importanza. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 9:44
Ciao, quoto Sasal. Volevo fare una domanda... Quando hai visto quei piloni, perchè li ha voluti fotograrare? Perchè avevi prefigurato una bella immagine nella tua testa? Oppure perchè avendo in mente un progetto sulle opere incompiute che rovinano la nostra natura (per esempio), quei piloni potevano contribuire al tuo messaggio? Penso che la differenza sia quì. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 10:31
Innanzitutto, grazie a tutti per le risposte, mi stanno aiutando a dipanare alcuni dubbi. @Fabiopol “ Spero però che chi vede i miei libri possa capire una storia, oltre a dire "che figata" la mia città dall'alto. Riscontro che la maggior parte della gente va a cercare casa sua, ma spesso poi subentrano osservazioni diverse, magari su aspetti più legati al tema del progetto. „ Fabio, penso che le tue foto raccontino e ne ho la prova tangibile, qualche settimana fa, mia moglie (architetto e guida a Milano), mi ha chiesto di andare a comprare il tuo libro (aveva visto l'anteprima), perchè gli sarebbe tornato utile per completare alcune informazioni sulla storia di Milano e la sua evoluzione. Vincenzo, ho capito quello che intendi ed assomiglia molto alla pietra da fotografare in tutti modi a cui faceva riferimento Benedusi. @Nicolas Falmel “ Progettualità lo intendiamo come dare un fine all'atto fotografico? O un semplice organizzare lo scatto? (luci location etc...). Quando guardo quella foto vedo dei piloni all'alba o vedo altro? Tu cosa vorresti che gli atlri percepissero? Ci sei risuscito? „ Questo non lo so, le foto per ora le ho viste solo io, però è interessante quello che dici dopo. “ Mi pare affermi che ci sono diverse chiavi di lettura delle sue foto, almeno secondo il suo intento. Una chaive può essere alla portata di tutti o più diretta. Un'altra può andare dritta all'inconscio. „ Giusto, potrebbero esserci addirittura molteplici chiavi di lettura, come magari nessuna.... in quel caso, sarebbe effettivamente una foto "inutile". @Maurizio “ Andrea, io normalmente pianifico uno storyboard dei miei scatti. Meteo, location, stagioni ed incidenza della luce sono solo un di cui. L'approccio è "Concept first", mai "Image first", la differenza credo sia sostanziale. „ Chiaro, un lavoro concettuale prima del fattore "immagine" e poi mescolare gli ingredienti per riuscirci. “ Le gite di famiglia fuori porta in sé difficilmente prevedono un approccio simile, a meno di non rovinare la vacanza a tutta la famiglia... „ No, forse non mi sono spiegato bene, la gita familiare (non fuori porta perchè ero al lago per tutto il mese) è stata solo citata perchè in quella occasione ho avuto modo di scoprire quei piloni, da lì è partito il tutto ma ovviamente il progetto è stato totalmente avulso dalla gita famigliare. @Dnonp_dnp, grazie della tua testimonianza, credo che il tuo possa effettivamente chiamarsi progetto.... almeno, per come lo intendo io. @Sasal “ Io non credo che per progettualità si debba intendere la pianificazione dello scatto, ma riuscire a far percepire allo spettatore quello che io avevo pensato di comunicare. „ Chiaro, capito il concetto. @Caterina “ Nel paesaggio per me convivono diverse esigenze fotografiche, quella di documentazione-racconto che va ovviamente attentamente pianificata e quella di realizzare scatti più personali a volte finalizzati ad uno specifico progetto sulla location, ma più spesso sono volti al portare avanti progetti più ampi, „ Quindi Caterina, mi stai dicendo che in te esistono progetti di progetti più ampi? Un sottoinsieme che poi va a crearne un altro più ampio? Cavolo, serve una bella programmazione. @Sdhet “ Volevo fare una domanda... Quando hai visto quei piloni, perchè li ha voluti fotograrare? Perchè avevi prefigurato una bella immagine nella tua testa? Oppure perchè avendo in mente un progetto sulle opere incompiute che rovinano la nostra natura (per esempio), quei piloni potevano contribuire al tuo messaggio? „ Quei piloni erano quanto di più distante potesse esserci in quella bellissima costa fatta di scogli affioranti in una lingua di terra sottilissima, sembravano dei giganti a guardia del loro territorio. Quindi il contrasto tra quella bellezza della natura e quei piloni poteva avere una sua "sintesi" nel fatto che difendessero quello che di bello avevano alle loro spalle. Questa è una chiave di lettura secondaria perchè a prima vista sembrava proprio una deturpazione del territorio in pieno stile "cementificazione anni 50". Inoltre, essendo in un punto di difficile accesso, penso che sia un posto mai fotografato da altri, quindi non sono le classiche 3 cime di Lavaredo per intenderci. |
user20639
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 10:40
Secondo me, non può essere un progetto, ma potrebbe essere la tua preparazione mentale per avvicinarti a compierlo successivamente. Nel tuo racconto c'è il fascino e la curiosità, ma non c'è una idea che avevi progettato anteriormente. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 10:40
Non lasciatevi forviare dalle parole di Settimio. Penso che nel 90% dei paesaggi che troviamo qui sul forum c'è una progettualita. Un idea da cui scaturisca la previsualizzazione dello scatto. Il vuoto di cui si è parlato è quello concettuale. Ma nel paesaggio questa caratteristica inevitabilmente snatura lo scatto. I paesaggi di Giacomelli, Sugimoto, Ghirri ecc. sono da considerarsi piuttosto autoritratti che fotografie paesaggistiche. La strada in questo senso è molto intrigante ma si discosta dal genere fotografico. Al di la dei valori in campo espressi... Gianguido. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 10:48
“ Questo non lo so, le foto per ora le ho viste solo io.. „ Raginando da quanto dici...ti faccio una domanda, che farai della foto? Nel senso, ora che l'hai realizzata come la volevi, a cosa pensi di destinarla? In questo può stare il primo senso della foto. Una foto non stampata, non condivisa, non esposta (anche in casa propria) insomma una di tante salvata perde senso. Mi verrebbe da dire che condizione necessaria ma non sufficiente è che l'autore ne dia una destinazione, un ragione d'essere. Che poi potrà essere confermata o meno dalla bontà di quanto realizzato. |
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inviato il 31 Agosto 2015 ore 10:56
“ Penso che nel 90% dei paesaggi che troviamo qui sul forum c'è una progettualita. Un idea da cui scaturisca la previsualizzazione dello scatto „ Senza offesa per nessuno, ma credo sia l'esatto opposto. Nel 90% dei casi (ad esser buoni) ci sono degli scatti fatti per puro divertimento (belli, brutti non ha importanza); il restante (forse) ha dietro una progettualità più ampia. Ma intendiamoci, sono io il primo a divertirmi un mondo nel fare delle uscite easy con gli amici fotografi giusto per farsi due scatti in compagnia e magari passare del buon tempo insieme. Non c'è nulla di male in questo, anzi, trovo sia assolutamente salutare anche alla propria crescita fotografica. Pensare però a (1) quali concetti voglio raccontare con le mie foto e, quindi, (2) che genere di scatti mi servono richiede inevitabilmente uno step-over. |
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