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Sensori ad alta densità e diffrazione


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user3834
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inviato il 12 Giugno 2015 ore 13:38    

Come era logico attendersi, vi potete andare a vedere la [negozio 24] alta risoluzione fatta con una A7rII e il 16-35 f4 addirittura a F8!

www.flickr.com/photos/stojaphotography/18734141725/in/dateposted-publi


user3834
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inviato il 12 Giugno 2015 ore 13:39    

Ovviamente con un 15 Zeiss e un panorama non sarebbe possibile continuare ad avere dettaglio MrGreen

user46920
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inviato il 12 Giugno 2015 ore 18:42    

Se non mi sbaglio la diffrazione per il FF dovrebbe cominciare a f/16 ... secondo una regoletta che mette in rapporto la diagonale del formato / 2.56 ... circa (calcolata per la lunghezza d'onda maggiore, 700nm del rosso)

user3834
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inviato il 12 Giugno 2015 ore 19:52    

Quando incomincia si vede sicuramente, ma mi fà sorridere il discorso dell'alta densità e dei diaframmi chiusi, ogni volta che se ne parla sembra che Su un sensore denso non si possa chiudere altrimenti sai che schifo!

avatarsenior
inviato il 12 Giugno 2015 ore 20:09    

ogni volta che se ne parla sembra che Su un sensore denso non si possa chiudere altrimenti sai che schifo!

nessuno ha mai detto che fa schifo: semplicemente non sfrutti tutti i pixel. Se un 42Mpx ti cattura il dettaglio di un 22Mpx a causa della diffrazione non fa schifo, sono sempre 22 Mpx, ma allora che ci faccio con gli altri 20? ci occupo solo la scheda...

user46920
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inviato il 12 Giugno 2015 ore 20:51    

Quando incomincia si vede sicuramente, ma mi fà sorridere il discorso dell'alta densità e dei diaframmi chiusi


Diciamo che al diaframma di per se non è imputabile la diffrazione, in quanto si parla di buchi generalmente molto grandi rispetto alla lunghezza d'onda della Luce.
Mentre le dimensioni del fotosito, la sua conformazione, ecc, influiscono maggiormente.

Secondo me, si vede prima la "schifezza" della lente, rispetto alla diffrazione del suo diaframma !!

avatarsenior
inviato il 12 Giugno 2015 ore 22:25    

Diciamo che al diaframma di per se non è imputabile la diffrazione, in quanto si parla di buchi generalmente molto grandi rispetto alla lunghezza d'onda della Luce.
Mentre le dimensioni del fotosito, la sua conformazione, ecc, influiscono maggiormente.


Io penso l'opposto.
La dimensione del foro è fuori discussione: 2 * lambda * N, determina la dimensione del disco di Airy. La diffrazione è essenzialmente generata sempre dai bordi che limitano il flusso luminoso, solo che quando il "buco è grande" la parte di immagine generata dai raggi non periferici della lente ha il netto sopravvento, percentualmente, su quella affetta da diffrazione e la dimensione del disco di Airy è piccola. Quando invece il diaframma si riduce la parte compromessa diventa percentualmente significativa, i raggi periferici vengono deviati maggiormente il disco di Airy aumenta la sua dimensione e la velatura inizia a percepirsi.

Le dimensioni del fotosito credo siano invece poco o nulla influenti sul degrado dell'immagine dovuto a diffrazione perché questo dipende non dal fatto che il sensore la registri oppure no ma dal fatto che la dimensione ecceda quella del CdC.

L'influenza di fotositi e densità del sensore è relativa al fatto che la diffrazione, comunque sempre presente, sia registrata oppure no dal sensore. Ma se il disco di Airy eccede la dimensione del fotosito ma non quella del CdC, viene sì registrata dal sensore, ma comunque il suo effetto è invisibile.

Secondo me, si vede prima la "schifezza" della lente, rispetto alla diffrazione del suo diaframma !!


Diciamo che il diaframma riequilibra le differenza di risoluzione traa centro e bordi, perché aumenta un po' la nitidezza dei bordi eliminando la maggiori aberrazioni e, a partire dal diaframma critico, diminuisce quella di tutta l'immagine, centro compreso, per via della diffrazione.

Paolo

user46920
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inviato il 13 Giugno 2015 ore 0:35    

Paolo, a parte che il "diaframma critico" è solo una indicazione di inizio della diffrazione, che sarà maggiormente visibile chiudendo ulteriormente e fino a raggiungere una totale diffrazione a numeri molto alti, ma le "dimensioni dei fotositi" interessano anche le dimensioni dei filtri colore ed anche la parte non ricettiva del sensore, ecc, ecc ... soprattutto nei CMOS ad alta densità.

Poi bisogna considerare che la diffrazione del diaframma viene innescata maggiormente dallo spessore longitudinale delle lame, più che dal buco stesso.

Quello che si vede nei test delle ottiche, come risposta migliore ai diaframmi centrali, dipende essenzialmente dallo schema ottico - in quanto sistema passa banda - e dalle aberrazioni ottiche conseguenti (quindi dalla qualità del vetro) ... non tanto dalla diffrazione.
In pratica, una patina di fumo/unto depositata in una lente interna, risulta molto più deletreria della diffrazione da diaframma.

Ed è per tutto questo che una fotocamera con più pixel è in grado (a parità di tecnologia) di restituire un dettaglio diverso, rispetto a una con meno pixel.

Io sono d'accordo con Black ;-) ...
...mi fà sorridere il discorso dell'alta densità e dei diaframmi chiusi, ogni volta che se ne parla sembra che Su un sensore denso non si possa chiudere altrimenti sai che schifo!

avatarsenior
inviato il 13 Giugno 2015 ore 6:35    

Ma ce ne fosse stato UNO, dico UNO di quelli che sono intervenuti, compreso chi ha aperto la discussione, che abbia messo in conto il fattore principale, il fattore vero da considerare parlando di diffrazione: la dimensione dell'immagine finita.

Su una foto stampata formato francobollo, a occhio nudo, hai tutto nitido anche se scatti con diaframma chiuso ad F 128 su di un 24X36 mm.

Se la stessa foto la stampi invece in formato di lenzuolo, tecnicamente è da buttare, è inguardabile, e lo è proprio per velo da diffrazione.

Nessuno ha menzionato la relazione tra il fattore d'ingrandimento e la diffrazione, che, semplicemente, è il fattore PRINCIPALE da tenere in conto parlando di diffrazione: guardate le stupidaggini, i ramoscelli, e non vedete i tronchi, la cosa principale.

In base al fattore d'ingrandimento, oltre che la PdF, decidi se strozzare l'ottica o meno: su di un A3, non vedi praticamente nulla di diffrazione nemmeno se chiudi ad F 20 con la D 810, la stampa è ottima, nitida,dunque ad F 20 ci scatti e la foto viene stampata bene, se stampi in A3, mentre se devi fare una stampa un po' più grande, anche solo un A2, ad F 20 tanto nitida non ti viene, non lo stampi più in qualità, è velata, e dunque uno scatto ad F 20, anche se ti farebbe comodo farlo, è meglio non farlo.

In altre parole, con un certo rapporto d'ingrandimento, ad F 20 si scatta, con un altro, NO.

Tante chiacchiere su quisquilie, del tutto inutili in fotografia pratica, fumo, ma....... nulla, semplicemente nulla, sull'unica variabile che bisogna tenere in conto con la diffrazione.

Amen.

user46920
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inviato il 13 Giugno 2015 ore 7:40    

In questo caso penso non serva "spiegare" che si parla a parità di
dimensione dell'immagine finita.

Però è giusto tenere sempre d'occhio anche questo fattore, soprattutto se si confronta l'effetto della profondità di campo.

Penso comunque che un discorso pratico su questo argomento necessiti una maggior ampiezza di trattazioni: dall'interferenza, alla riflessione, oltre alla rifrazione e alla diffrazione della Luce ... che in quattro e quattr'otto, sono difficili da riportare in un post !!!

avatarsenior
inviato il 13 Giugno 2015 ore 8:15    

Ma ce ne fosse stato UNO, dico UNO di quelli che sono intervenuti, compreso chi ha aperto la discussione, che abbia messo in conto il fattore principale, il fattore vero da considerare parlando di diffrazione: la dimensione dell'immagine finita.


Per fortuna c'è chi ce lo ricorda. Tutti sono necessari ma qualcuno è proprio indispensabile... Sorriso
Grazie.

avatarsenior
inviato il 13 Giugno 2015 ore 8:17    

" ...mi fà sorridere il discorso dell'alta densità e dei diaframmi chiusi, ogni volta che se ne parla sembra che Su un sensore denso non si possa chiudere altrimenti sai che schifo! "


Il mio intervento, a ben capire, concludeva in senso diametralmente opposto...
Comunque l'osservazione di Alessandro è probabilmente quella decisiva.

user3834
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inviato il 13 Giugno 2015 ore 9:34    

Alessandro Pollastrini, se io ho un immagine molto buona su un sensore più denso dovrò ingrandire di meno per stampare in un formato più grande per mantenere una buona qualità, quindi se riesco a mantenere un ottimo dettaglio su un file da 8000 pixel di lato avrò un ottimo dettaglio anche su una stampa più grande. L'immagine era ad esempio a tutti quelli che si preoccupano sulla chiusura del diaframma sui sensori densi, addirittura oltre f 5.6, problema assolutamente inesistente, perchè se a monitor riesco ad avere un ottimo dettaglio al 100% lo avrò anche su stampe grandi, ecco perchè le case produttrici salgono di Mpx senza farsi troppi problemi. Inoltre un sensore senza AA restituirà sempre un immagine più dettagliata, anche sotto pesante diffrazione.

avatarsenior
inviato il 13 Giugno 2015 ore 22:24    

Blackdiamond

Caro omonimo, tu insisti sul dettaglio ma per la diffrazione più che di dettaglio credo che il problema sia di velatura. E certo la velatura riduce la sensazione di dettaglio ma in maniera diversa da quanto farebbe un'altra aberrazione...
Non ho esperienza diretta su formati superiori all'A3 ma ho sentito di altri che dicono la stessa cosa di Alessandro...
Ma se tu fai abitualmente stampe grandi lo puoi verificare e dircelo. A monitor non mi fiderei...

user3834
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inviato il 14 Giugno 2015 ore 23:13    

Caro Paolo MrGreen

Io non faccio cartelloni pubblicitari, mi fermo sui 50x70 e ho sempre riscontrato problemi imputabili alla qualità della lente piuttosto che alla densità del sensore e una foto come questo me lo conferma, un immagine pulita anche ai bordi vista al 100% sul monitor non può venire peggio in stampa.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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