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inviato il 16 Aprile 2015 ore 22:44
Ciao a tutti amici di Juza, metto le mani avanti, sono un novellino nel campo della fotografia, sto ancora cercando di definire il mio stile è proprio per questo, oltre a scattare, mi informo, leggo e frequento fotoclub. All'inizio volevo dedicarmi alla fotografia di reportage, volevo raccontare attraverso i miei scatti, ma dopo ogni uscita mi sono sempre più reso conto che la mia direzione è la ricerca di un unico scatto che contenga tutto. Composizione, luce, storia, emozione... In una parola, poesia. Ieri sera parlando con un'amica, mi sono sentito dire che però la nostra epoca richiede foto di reportage, perfino nella presentazione di un portfolio per una mostra, i critici richiedono un filo conduttore negli scatti proposti, filo fatto da un progetto e 10-20 scatti sullo stesso argomento. Io cerco il momento. La mia domanda quindi è: sono il solo? Davvero la nostra epoca non sa apprezzare la fotografia di un istante unico nel tempo? |
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inviato il 16 Aprile 2015 ore 23:23
Secondo me dipende raccontare una città con un unico scatto è riduttivo per esempio. Mentre per altre situazioni o soggetti ritengo che uno scatto unico sia ancora un ottima soluzione. Comunque ho imparato che raccogliere una serie di scatti per raccontare un qualcosa è mentalmente molto stimolante e complesso soprattutto quando gli stessi scatti devo avere uno stile o un qualcosa di personale che li accomuna. Poi lo scatto bello può uscire anche per fortuna mentre su un reportage non si scappa ci vuole costanza e bravura per far trasparire l idea! |
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inviato il 17 Aprile 2015 ore 2:56
secondo me dipende da cosa vuoi fare tu... o fai reportage, quindi costruisci una storia o fai "opere".... non fare quello che detta il mercato fai quello che più ti piace e che ti riesce meglio.. esprimiti! |
user36994
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inviato il 17 Aprile 2015 ore 7:21
Non lo fai per lavoro, no? Lo fai per passione/divertimento, quindi che so ste pippe mentali? Scatta e basta!! |
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inviato il 17 Aprile 2015 ore 10:48
Ciao a tutti, grazie per le risposte. Non si tratta di pippe mentali :D pura curiosità ;) Il fatto è che spesso mi sono imbattuto con amatori aspiranti Cartiér Bresson che seguono quel filo logico e non trovandomi d'accordo, sono curioso di vedere cosa ne pensano gli amici di Juza :) |
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inviato il 17 Aprile 2015 ore 11:11
a prescindere da genere (per cui non è obbligatorio il reportage), tipicamente si lavora a progetti. Che possono essere un reportage (il come, dove, perchè lo imbastisci te) o opere più concettuali ma che tipicamente siano legate tra loro, è come se tut dovessi dire un qualcusa, un concetto, difficilmente lo esprimi chiaramente in una parola, ma è meglio un frase. Poi, delinere uno stile proprio va benissimo, anzi dovrebbe essere naturale se si è onesti con se stessi. |
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inviato il 17 Aprile 2015 ore 15:51
Da una parte c'è lo stile personale, e lì vale tutto. Dall'altra le esigenze di mercato, e anche lì, vale tutto. In mezzo c'è il buon senso. Dipende da che parte tiri la coperta: Vendi foto da stock? E' evidente che ti serva seguire e/o anticipare il mercato. Scatti per te e basta? E' la TUA lingua... se per immortalare una città per te basta una foto (Cartier Bresson), e ci riesci, ben venga. Se te ne se servono mille mila (W.E. Smith), e ci riesci, altrettanto ben venga. Il buon senso, per me, sta nella coerenza. Libero arbitrio a parte, una serie di 10 foto un pò a colori, un pò b/n, qualcuna virata, una HDR, ed una decolorata ma con un ombrello rosso in mezzo.... beh, non funziona e basta. Ma poi, anche lì, se a te piace.... |
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inviato il 17 Aprile 2015 ore 20:07
“ Libero arbitrio a parte, una serie di 10 foto un pò a colori, un pò b/n „ ovviamente senza nessuna polemica o provocazione, proprio solo per curiosità.. ma perché mescolare foto in b/n con i colori deve dare problemi in un progetto?! io lo vedo come un condizionamento che noi tutti ormai abbiamo, perché probabilmente le grandi case hanno imposto questa cosa.. ma io chiedo, perché?!?!?!? |
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inviato il 17 Aprile 2015 ore 21:04
Quoto Alebergamini :) |
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inviato il 18 Aprile 2015 ore 17:18
parlando in modo più professionale,se ti presenti da un fotoeditor decente (tipo contrasto, D,..) con singole foto ti manda a cagare, se ti presenti con un progetto con un pò di foto in bianco e nero e un pò a colori ti manda a cagare (e c'ha ragione, l'omogeneità di linguaggio è tutto in un singolo progetto). Come mi hanno più volte detto la bella foto viene a tutti, un progetto fatto bene solo a chi è portato. L'eccezione possono essere i ritratti, per cui uno porta come progetto singoli ritratti post prodotti in vari modi.. cmq una omogeneità di linguaggio fa la differenza. Poi se lo fai per pure divertimento è bene che fai quel che ti diverte di più! |
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inviato il 18 Aprile 2015 ore 17:26
ci sono progetti......e ci sono scatti singoli............progetti da 100 200 foto, non solo da 10..... onestamente non capisco molto il senso del topic |
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inviato il 18 Aprile 2015 ore 19:26
Capisco l'obiezione. E la mia affermazione è anche un pò iperbolica.... Ma poi è questione di scopo. In un fotolibro ci sta che si mostrino foto a colori e foto in bianco e nero, ci mancherebbe. In una presentazione di portfolio a Contrasto, ha ragione Vincent1853, probabilmente non si va molto avanti... Il discorso è sottile: un conto è il condizionamento (che ho io stesso "condannato"), un conto l'armonia. Se sta bene, ok, se a occhio "suona male", beh suona male e basta. E, PER IL MIO GUSTO PERSONALE, se le foto sono solo 10 non funziona il cambio di stile. Ma il bello è proprio questo: per il mio gusto personale e basta.... |
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inviato il 19 Aprile 2015 ore 15:23
Il senso del topic consiste nel capire se fotografia significa cercare il momento giusto e congelarlo nel tempo, o diventare, passatemi il termine, dei giornalisti fotografici. Pura curiosità, naturalmente vince il buon senso di chi suggerisce che tutto dipenda dallo scopo per il quale si scatti e proprio qui volevo arrivare. Il professionismo "vuole" reportage mi sembra di capire. Grazie a tutti per le risposte ragazzi :) |
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inviato il 19 Aprile 2015 ore 15:58
il professionismo vuole progetti. che siano di reportage, di introspezione, di rottura non importa, ma che siano progetti. All'interno di un progetto ben strutturato con una tematica forte, la bella foto o che coglie quell'attimo irripetibile è quella che ti fa fare il salto di qualità. Sto parlando di fotografia vera, quella che puoi trovare su contrasto (che è una realtà più vicina a noi) tanto per dire (e anche lì non è che non ci siano cmq progetti brutti,però una volta arrivato ti puoi concedere il lusso di non essere sempre al massimo livello qualitativo). La singola foto ha poche possibilità di trovare spazio che non sia una pubblicazione una tantum che lascia un pò il tempo che trova. Una serialità di paesaggi non è detto che non possono essere un progetto se c'è un linguaggio comune che li lega. Un matrimonialista è un fotografo e a tutti gli effetti un professionista, quello che gli si chiede è una cosa diversa ma non di meno ci sono dei fotografi che possono essere considerati grandissimi fotografi e io personalmente non mi sento di considerarla fotografia minore (e come il matrimonialista tanti altri generi). Ciò nonostante anche quello che consegnano loro sono sempre in qualche modo progetti, anche se solo di un giorno. |
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inviato il 19 Aprile 2015 ore 18:49
Grazie Vincent1853, sei stato molto cortese! Ora ho le idee più chiare. |
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