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inviato il 16 Agosto 2014 ore 15:22
Nei giorni scorsi,sono stato all'estero. Non per ferie. Una carissima persona,parente diretto di mia moglie (Per cultura,in Grecia non esistono parenti acquisiti.Io non sono,il marito della nipote.Sono,il nipote con pari dignità affettiva) Purtroppo è deceduto. Dopo 75 (settantacinque)anni tra fidanzamento e matrimonio,con la moglie (zia Vasilikì) Ho dovuti assistere allo strazio, che una separazione del genere comporta. Nel giorno stesso,che la vedova,appunto,zia Vasilikì,aspettava seduta sull'uscio di casa,il carro con la salma del marito,con il dolore stampato in faccia,io ,un "fotografo" dilettante ho pensato che, era un ritratto perfetto per descrivere il vero dolore. Ho scattato.Mi sono astenuto dallo scattare durante la cerimonia,che come potete immaginare è di rito diverso dal cattolico cristiano.Tanto "la foto c'è). Tralasciamo Kant,Aristotele e compagnia,mi domando e domando a voi tutti:Moralmente e eticamente,è accettabile che una persona,che non si trova li per caso,ma è parte in causa,in certi momenti,pensa allo scatto che può venir fuori.Estraniandosi dal contesto reale. Lo scatto prima di tutto,passando su tutto e tutti,è accettabile? Se il mio è stato egoismo,egocentrismo o altro sono pronto alla vostra gogna ed a cancellare immediatamente gli scatti. Confido nella vostra correttezza e serietà di giudizio che contraddistingue tutti i membri di questa bella comunità. Grazie per tutto quello che direte. Raffaele Carangelo. |
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inviato il 16 Agosto 2014 ore 19:17
Ti capisco Raffaele, il mio lavoro ( operatore di ripresa ) mi ha messo spesso in situazioni in cui mi sono posto le tue stesse domande. Ne sono uscito, o meglio, mi sono autogiustificato con il dovere della cronaca, in fondo è il mio lavoro, la gente deve conoscere la realtà, bella o brutta che sia. È stata particolarmente dura in zona di guerra, sono stato un mesetto in Somalia nel 1994, durante la guerra civile, sono esperienze che ti cambiano. Lo stesso accade quando intervisti un genitore a cui è sparito un figlio e in innumerevoli altre occasioni. Nel tuo caso specifico il motivo professionale viene meno, quindi, onestamente, io mi sarei astenuto. Magari un giorno, i parenti si emozioneranno con i tuoi scatti e te ne saranno grati, ora il pericolo è di sembrare emotivamente poco partecipe. Perdona la franchezza... Un salutone |
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inviato il 16 Agosto 2014 ore 19:32
Grazie Roberto. Un parere autorevole il tuo,da tenere in debita considerazione. La franchezza,è la cosa, che garbata e motivata come la tua,fa solo piacere e aiuta a crescere. E per questo,ti ringrazio. Un in bocca al lupo, per il tuo difficile e rischioso lavoro. Raffaele. |
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inviato il 16 Agosto 2014 ore 20:08
Io credo che lo scatto in quel momento può infastidire qualcuno, ma rivedendo le immagini dopo qualche tempo, magari anni, e ricordare, se pur il triste momento fa piacere a chiunque, può essere motivo di discussione, di ricordi, sia della persona stessa che era deceduta, sia di tutta la cerimonia. Quindi ben vengano questi scatti, se uno li fa con contegno, educazione e rispetto nessuno potrà mai dire nulla, si forse storcere un po il naso, ma ripeto, quella stessa persona, in quel momento infastidita , capace ti possa dire grazie per lo scatto, per avere un ricordo. |
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inviato il 16 Agosto 2014 ore 20:45
Grazie Cosimo,"purtroppo" io in certi momenti vedo lo scatto. Non penso a tutte le implicazioni etiche. Questo è il dubbio. |
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inviato il 16 Agosto 2014 ore 21:15
Ciao, Raffaele. Scrivo la mia. Hai già spiegato tutto, avrei fatto come te. Un ricordo che "spetta "alla fotografia. Mi sono trovato per mestiere a dover documentare eventi tragici. In altre situazioni invece ho usato la fotocamera per "abbellire" il soggetto, in modo che rivedendosi nel futuro avesse un buon ricordo. Rispettare è il primo dovere! Saluti-FB- |
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inviato il 16 Agosto 2014 ore 21:33
Raffaele oso fare una considerazione... Uscirei dal discorso etico/morale che si presta a troppe piegature a favore o sfavore di giudizi "di valore", laddove valore o disvalore nulla hanno a che vedere con un comportamento che non lede nessuno. Non eri lì a fare il paparazzo rompiscatole, nemmeno eri li x dovere di cronaca (come dice Roberto...e anche li x trovare il limite giusto ci vogliono le P... Più che mai) Semplicemente, forse, essendo la fotografia un modo che ti appartiene, é così che hai elaborato una situazione dolorosa e difficile... Poi, x me, il dolore é una cosa privata; ma anche la gioia lo é! Detto questo, devi farci qualcosa con quelle foto? Renderle pubbliche? Allora forse chiederei il consenso alla zia e aspetterei un po' di tempo x far decantare il dispiacere... Se non é così, se sei stato in quel momento discreto e rispettoso....il problema non si pone ( questo IMHO e sulla base dei pochi elementi a disposizione) Sonia |
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inviato il 16 Agosto 2014 ore 22:48
Caro Raffaele, concordo con il pensiero di Sonia; se la foto viene effettuata con discrezione, rispetto, senza essere invadenti, non vedo il perché per non scattare. Tra qualche tempo, per te, per tua moglie per la zia sarà un documento che dal punto di vista emozionale avrà un grande valore. Ciao! Sergio |
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inviato il 17 Agosto 2014 ore 4:00
Grazie dell'intervento,a Franco,a Sonia e a Sergio. Vi confermo in primis,che la foto è nata casualmente.Avendo casa,li vicino,in attesa anche io andavo avanti e indietro in attesa. In un momento diciamo di "rilassamento" essendo presto ancora, e in presenza solo di noi familiari,si è verificata la scena. Come ho già detto,in altri post,ero senza reflex a causa di un guasto. Tutto in un attimo. Rientro afferro la compatta (Canon sx30),mentre esco l'accendo,e tolgo il tappo,zoom tra i 20-30x non ricordo,appunto per motivi di discrezione e clik. Il mio voler scattare,appunto, con discrezione e da lontano,in quell'attimo e stato non per il contesto. Ma esclusivamente per la scena, di per se fotograficamente ottima.Non ho voluto documentare null'altro che quella scena. Altri ritratti sella stessa persona sono stati fatti,precedentemente,quando il momento non era così delicato,sempre e solo perchè, credo,i tratti si prestino. Nulla a che fare (almeno spero) con lo spiare,da un buco,una persona che si trova in un momento particolare. La foto è stata postata come un semplice ritratto,fine solo a se stesso. Solo dopo,mi sono posto la domanda:Quanti di noi,presenti quì,avremmo (avendone occasione e modo)avremmo pensato a scattare una foto? Vi ringrazio ancora del vostro intervento,e spero che il tutto,non mi dia la patente di insensibilità totale. Raffaele. |
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inviato il 17 Agosto 2014 ore 8:31
come sonia e sergio, se hai scattato con discrezione e rispetto non c'è stato nulla di male, come franco poco sopra ma invertendo i ruoli, una fotografia che spetta al ricordo.. |
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inviato il 17 Agosto 2014 ore 8:41
Molta discrezione. Ero lontano nessuno è stato disturbato,e nessuno mi ha notato. (Il vantaggio della compattina). Grazie Capotriumph del supporto. |
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inviato il 17 Agosto 2014 ore 9:03
per questo abbiamo citato la discrezione, abbiamo letto del superzoom della compatta e lo abbiamo intuito. e scommetto che era da un po' che la guardavi, finchè hai pensato di ritrarre il suo stato d'animo in quella corcostanza.. niente di amorale, il tuo comportamento è perfettamente umano. successo anche a me (il papà di mio suocero).. sempre con la compatta, in modo "stealth" ho ritratto mio suocero che confortava la vedova in un'espressione dolcissima (rarissima per quei due, sono sempre cane e gatto) e poi ne ho donata una copia a ciascuno a distanza di mesi.. sono finite tutte e due in cornice non mi sono sentito nè amorale nè altro. |
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inviato il 17 Agosto 2014 ore 11:02
Ti ringrazio ancora per questa precisazione. Mi fa sentire un pò meno amorale. |
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inviato il 17 Agosto 2014 ore 18:29
La morte fa parte della vita, se fotografiamo la vita ....l'importante è farlo con descrizione come hai fatto tu un saluto |
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inviato il 17 Agosto 2014 ore 18:36
Grazie Claudio. Riflettendo quello che dici,mi alleggerisce. |
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