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Stile fotografico


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avatarsenior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 20:39    

“ In definitiva puoi studiare Cartier-Bresson, Evans, Koudelka, Arbus o Shore, ma se non ti interroghi perché quelle immagini funzionano e, sopratutto se non tichiedi cosa vuoi scartare di quelle immagini e non vuoi più fare, rischi solo di produrre una fotografia derivativa. „

Questo è sicuro! Interrogarsi sul perché quelle immagini funzionano fa però appunto parte dello studio, e poi soprattutto c'è una condizione mica da poco: "then, if there be any trace of originality within you ...".

avatarjunior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 20:48    

@Raviolo
Sulla qualità, per come la intendo io, sono pienamente d'accordo.
Produrre qualcosa di significativo a livello universale è raro e difficile anche per chi di questo vive.
Molto semplicemente, anche nei casi che hai menzionato, il risultato è il puro specchio di chi scatta la fotografia.
Ti è mai capitato di pensare che anche i mostri sacri qualche scatto se lo potevano risparmiare oppure che sono diventati ripetitivi e vivono sugli allori?
Oppure ti è mai capitato di scambiare qualche parola con qualcuno che sembra "che ci capisca" e dopo trenta secondi ti caschino le braccia?

Per la foto amatoriale penso che i deficit tecnici siano l' ultimo dei problemi.
È sicuramente vero che per ottenere risultati degni di rilievo sia faticoso, richieda tempo, esercizio ( saper guardare lo richiede), disciplina e anche "stato di grazia" che è sempre figlio dell' entusiasmo.
Se poi ci si abitua a vedere l' eccellenza si diventa anche spietatamente autocritici. Motivo per cui vedrai sempre pochissimo di me.
Purtroppo e per tua fortuna MrGreen non ho tempo e mente sgombra per tuffarmi a capofitto in questo mondo (diversamente avresti altre foto mediocri e poco significative).
A cinquantaquattro anni è già ottimo avere la disposizione d'animo per godere e comprendere il lavoro di chi ha le qualità e la capacità di condensare qualcosa di significativo.

Ciò non toglie che chi ha fatto partire la discussione ha fatto una umile richiesta di consiglio per se, senza l'ambizione di arrivare alla eccellenza.
Ritengo che il suo sguardo non intossicato da manierismi e paturnie da forum per paradosso può potenzialmente produrre risultati interessanti.

avatarsenior
inviato il 1 Novembre 2026 ore 8:19    

“ se fotografi per lasciare una traccia di te... „

Ma questa è vanità (e ne vedo molta nei fotografi).

avatarsenior
inviato il 1 Novembre 2026 ore 10:00    

Ovviamente, ma non c'e' nulla di male in questo.
O tu fotografi per sentire il click dell'otturatore?

E' come quando scrivi per te stesso la frase sulla sabbia. Ha un grande valore, ma sparira' alla prossima ondata.
Ma se la stessa la scrivi con una bomboletta su un muro cambia il suo significato. Diventa una altra cosa. Diventa messaggio.


Nel momento in cui inserisci una scheda di memoria in una fotocamera stai compiendo un gesto preciso e definitivo.
Non fotografi piu' per te stesso o per la fotografia in se. Altrimenti ti basterebbe la memoria volatile dell'unico scatto che viene riscritto ogni volta.

In quel momento pero'stai ponendoti di fronte ad una scelta

Se la traccia è “guardatemi, ricordatevi di me”, allora sì, può essere vanità.
Ma se la traccia è “questo è ciò che ho visto, questo è ciò che mi ha toccato, questa è la mia maniera di stare al mondo”, allora è espressione, non vanità.

Stieglitz stesso diceva che il fine dell’arte era l’espressione vitale del sé. Non come autocelebrazione, ma come modo di rendere visibile un’esperienza interiore.

E se fotografi solo per documentare il mondo senza lasciare nulla di te, allora perché sei tu a premere il pulsante e non un altro?
La vanità non sta nel lasciare una traccia. Sta nel credere che la traccia sia più importante di ciò che si guarda.
Di cio' che sta accadendo.
E questo si' lo ritrovo nella maggior parte delle fotografie moderne.

avatarjunior
inviato il 1 Novembre 2026 ore 10:34    

Parlo per me, non è che non fotografo MrGreen , persino al lavoro quando c'è la necessità chiamano inevitabilmente me.
Uso le macchine anche e solo per prendere appunti, per il lavoro.
Ma tutto questo si riduce alla mera documentazione funzionale.
Quando devo fare un ritratto lo faccio in "modo corretto" andando e chi viene ritratto è soddisfatto. Ma solo perché rispetto i canoni e tutto questo non dice nulla se non che conosco i canoni e come ottenere il risultato a livello tecnico.
Posso quindi produrre " belle foto" ma queste, senza un progetto, senza tempo ed energie da dedicarci rimangono vuoti ed isolati scatti. Quindi per la mia situazione e forma mentis mi astengo da proporre all' esterno qualcosa che di me dice poco.

avatarsenior
inviato il 1 Novembre 2026 ore 11:43    

Rieccomi! Mi sono assentata un attimo e nel frattempo la discussione ha preso strade che non so più se riesco a seguire. Chiedo venia! MrGreen

Mi sembra però che stiamo sovrapponendo questioni diverse: la soggettività inevitabile di ogni scatto, la consapevolezza dello sguardo, il valore artistico di una fotografia e il bisogno di esprimere qualcosa di sé.

Tutte questioni interessanti, ma continuo a pensare che anche una fotografia nata senza alcun progetto, magari come semplice appunto o ricordo, possa acquistare un significato che va ben oltre le intenzioni di chi l'ha scattata. È anche per questo che mi affascina tanto il rapporto della fotografia con il tempo: non soltanto il tempo che fermiamo, ma quello che passa dopo lo scatto e trasforma l'immagine e il nostro modo di guardarla.

Quanto a me, per il momento vorrei soprattutto continuare a fotografare, sperimentare, sbagliare, studiare e divertirmi, senza dover necessariamente lasciare una traccia di me o costruire un progetto artistico. Magari qualcosa verrà fuori, magari no, e non mi sembra una tragedia! MrGreen

Ringrazio particolarmente Delpifabio per aver riportato la discussione alla mia modesta richiesta iniziale. E preciso che, quando proponevo il tempo come possibile tema fotografico, non avevo intenzione di trascinare nessuno nella tana del Bianconiglio insieme a Bergson e Heidegger! Pensavo più modestamente a qualche piccolo esercizio concreto per imparare a guardare meglio. ;-)

Insomma, forse per ora mi basta questo: imparare a guardare, senza preoccuparmi troppo di che cosa ne verrà fuori. E magari, strada facendo, scoprire qualcosa che non sapevo nemmeno di cercare. ;-)

avatarsenior
inviato il 1 Novembre 2026 ore 13:51    

credo tu abbia in qualche modo colto il senso di quello che dicevo.

la fotografia non è soltanto memoria: è anche profezia al contrario. Non prevede il futuro, ma lascia aperta la porta perché il futuro le attribuisca un senso che il presente non poteva ancora vedere.
E' proprio questo il punto: il significato che una fotografia acquista non è garantito, non è programmabile, non dipende solo da chi l’ha fatta. Dipende da ciò che accade dopo. Chi la vede, quando la vede, in quale contesto ricompare, che cosa è successo nel frattempo.
Maquesto sposta inevitabilmente il baricentro dal fotografo all'osservatore.

La presenza del fotografo diventa inifluente. Potrebbe essere qualsiasi fotografo ad aver scattato, addirittura una ripresa automatica. L'opposto dello "stile".


Cambia il fotografo ma non cambia l’immagine: cambia il contratto di sguardo. Il fotografo assume valore zero, e la scelta, il significato viene attribuito dall'osservatore nel momento in cui, a posteriori, osserva la fotografia.

Io credo che, se si e' in cerca di uno stile, questa sia una via "sbagliata"

avatarsenior
inviato il 1 Novembre 2026 ore 14:58    

Io ho uno “stile” quando faccio foto ai concerti di musica classica, quando faccio ritratti, quando faccio street, quando faccio sport, ecc e lo vedo solo io purtroppo.
Ma ci convivo bene senza farmi problemi

avatarsenior
inviato il 2 Novembre 2026 ore 11:27    

Ciao Raviolo, trovo molto bella la tua idea della fotografia come "profezia al contrario"! Mi affascina proprio il fatto che una fotografia possa raccontarci, a distanza di anni, qualcosa che al momento dello scatto non potevamo immaginare. E non penso solo alle fotografie che mostrano i segni del tempo, ma anche a quelle più banali, che il passare degli anni può trasformare ai nostri occhi, caricandole di significati nuovi o inattesi.

Mi viene anche da pensare all'interesse che diversi grandi fotografi hanno mostrato per gli snapshots anonimi e amatoriali, o per quelli gli errori fotografici. A volte uno scatto maldestro, realizzato male e senza alcuna intenzione artistica, può rivelarsi più interessante persino di una fotografia tecnicamente impeccabile. Mi affascina anche questa possibilità: che un'immagine contenga qualcosa che sfugge a chi l'ha realizzata. Non voglio però dire che il fotografo è irrilevante: le sue scelte rimangono nell'immagine, anche se ciò che quell'immagine finirà per significare va oltre le sue intenzioni.

@Fcl, in fondo perché dovremmo avere uno stile unico? Mi sembra naturale che il modo di fotografare cambi a seconda dei soggetti, delle situazioni e magari anche delle stagioni della vita. E non vedo perché dovremmo preoccuparci troppo di renderlo riconoscibile agli altri! Sorriso

Insomma, continuo a pensare che sia più interessante lasciare aperte delle possibilità che preoccuparsi troppo di definire uno stile. Almeno per me, che sono ancora felicemente nella fase degli esperimenti! ;-)

avatarsenior
inviato il 2 Novembre 2026 ore 17:51    

“ Mi viene anche da pensare all'interesse che diversi grandi fotografi hanno mostrato per gli snapshots anonimi e amatoriali, o per quelli gli errori fotografici. „


si ma in quel caso e' il fotografo che, a posteriori, interviene con uno "stile" e compone l'opera. Raccoglie frammenti e li combina.

Un esempio vicino: Matteo Groppi (qui su juza) che fa collage di vecchie sue stampe strappate e ricomposte.

Non lo fa partendo da scatti di poco valore. E' vero. Ma Ricompone e da' un nuovo significato a scatti che avevano (forse ed in parte) esaurito la loro funzione....Ritratti.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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