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...questa la critica del New York Times alla mostra di William Eggleston del 1976 con cui si apre questo video suggeritomi da Youtube:
Eppure questo Egglestone (che non conoscevo, come non conosco la stragrande maggioranza dei fotografi passati e presenti) mi ha veramente colpito proprio a causa dell'apparente banalità dei suoi soggetti. Questo è esattamente il genere di fotografia che mi è più congeniale, l'unico che mi interessi realmente fare: vedo una situazione che mi colpisce, che attira la mia attenzione, e la fotografo, così com'è. Nessun significato dietro, nessun messaggio più o meno velato, nessuna condanna sociale... niente.
L'autore del video parla di "consapevolezza", è una parola che usa più volte dicendo che ogni bravo fotografo dovrebbe esserne dotato. La consapevolezza: so cosa voglio e lo faccio esattamente così.
Ovviamente, da qui a fare delle foto realmente banali è un lampo, il confine è sottilissimo; quindi cos'ha Eggleston che mi ha tanto colpito? Forse proprio quell'apparente banalità che inizialmente ti disorienta ma poi ti accorgi di non riuscire a staccare gli occhi da quelle foto.
Questo è quello che mi è successo e per me lui è un fotografo che ha lo shining... la brillanza.
Nel finale del video si dice che la reazione del fotografo alle critiche del New York Time fu questa: " non hanno realmente guardato le mie fotografie ".
E' un peccato che nessuno abbia dato seguito a questo thread... mi aspettavo una qualche reazione da chi si lamenta del fatto che qui si discute di macchine e obiettivi e non di fotografia. Per una volta che l'argomento è la fotografia sono colpevolmente assenti.
Da parte mia ti ringrazio soprattutto per avermi fatto scoprire un canale interessante al quale mi sono iscritto. (prima volta in vita mia che mi iscrivo ad un canale YouTube)
Egglestone lo conoscevo per tre-quattro foto "iconiche"...
Ho trovato il video interessante e le fotografie gradevoli. La consapevolezza, vedere "qui c'è qualcosa". La pazienza di aspettare, girarci a lungo attorno e riflettere, addirittura concedere a un soggetto / uno scatto solo. Imparare ad aspettare a portare la macchina all'occhio e attendere anche più prima di scattare. Riuscire a non farsi prendere dalla fretta, dall'ansia e capire esattamente cosa ci ha colpito e trovare il modo per farlo emergere nello scatto. Sembrano suggerimenti banali eppure mi capita di dimenticarli, non applicarli. Una disciplina dello scatto che come semplice amatore non posso che ammirare ma che potrei anche provare ad applicare. Mi domando anche cosa mi piaccia in quelle fotografie. Forse il suono che emettono tutte assieme e che mi sembra familiare...
“ mi ha veramente colpito proprio a causa dell'apparente banalità dei suoi soggetti. „
Potresti dare un'occhiata al filone della cosiddetta "New Topography". Lo dico come suggerimento per approfondire altri autori. Visione che ha fatto scuola negli USA e in Italia ha avuto la sua espressione più importante in "Viaggio in Italia".
Adesso mi compro un cilicio d'epoca e vi percuoto, peccatori ignavi! Nel 1976 avevo già cazzi con l'adolescenza ed il terremoto. E poi non prendo bene le sollecitazioni, e nemmeno allora. Purtroppo William Eggleston è una cartina tornasole, dispiace immancabilmente agli ×. Ma, allo stesso tempo, scriverne o parlarne ti mette di fronte ai propri limiti, e diciamocelo, non è piacevole. Lo paragono ad un libro, Stoner, che è un romanzo del 1965 dello scrittore statunitense John Edward Williams, con una storia editoriale particolare, e che racconta di una vita, quella del protagonista, Stoner appunto, che è fatta di buonissime intenzioni e di minuscole soddisfazioni. E nel frattempo il tempo scorre ed il resto del mondo non si accorge che di quelli che strillano, urlano, e si lamentano. Qui, siamo difronte proprio al - avrei potuto farli io - e invece no, è stato Eggleston William a farli. Non una due tre, ma innumerevoli volte. Vi ho già detto che detesto essere manchevole, e ancora peggio, arrivare dopo uno che nota l'insignificante insieme di dettagli e ne vede un progetto divino, o diabolico, o umano. Quindi perdonatemi se ho volutamente ignorato il fastidio sperando che passasse veloce. Tante belle cose, fottutissimo William.
“ Potresti dare un'occhiata al filone della cosiddetta "New Topography". Lo dico come suggerimento per approfondire altri autori. Visione che ha fatto scuola negli USA e in Italia ha avuto la sua espressione più importante in "Viaggio in Italia". „
Quoto per intero perché è esattamente quello che ho pensato. La New Topography l’ho scoperta grazie a questo forum, intendo come corrente fotografica perché alcune foto sono talmente famose che già le conoscevo, e in effetti ci ho visto delle attinenze, prima fra tutte la presenza/non presenza dell’elemento umano.
“ Qui, siamo di fronte proprio al - avrei potuto farli io - e invece no „
Esattamente (anche questa frase avrei voluto dirla io, e invece no). Sul finire del video vengono mostrate alcune foto su quello stile ma piuttosto insignificanti. Ho pensato che non tutte le ciambelle gli riuscissero col buco, poi ho notato che l’autore non era stato citato in didascalia, quindi probabilmente erano sue ma dell’autore del video. La differenza fra banalità apparente e banalità vera.
Aveva ragione Eggleston “non le hanno guardate bene”.
Molte fotografie per me sono davvero molto belle, direi addrittura toccanti, altre non mi piacciono ma, in tutte, a me pare evidente una profonda Ricerca da parte dell'autore. Ora io sono un qualsiasi nessuno, calzato e vestito aggiungo, il critico del New York Times al contrario ha certamente una esperienza quantomeno smisurata, ma da qui a parlare di banalità ce ne vuole anche perché, e questo l'ho notato finanche io, nelle fotografie di Egglestone di Ricerca ce n'è e pure tanta.
Vero. Ne ricordo almeno una che, l’avessi fatta io, l’avrei cestinata. Ma ci sta, magari l’autore ci ha visto qualcosa che a me è sfuggito.
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