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Il "Segreto" delle Piramidi parte 2


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avatarsenior
inviato il 08 Maggio 2026 ore 16:06    

A completare il simbolismo quando si realizza il 'primo tempo' (e quando si realizzerà di nuovo) vi è la sfinge che guarderà il sole sorgere tra le stelle del leone.


Tutto molto suggestivo, ma rimane il fatto che la costellazione del Leone di cui parlano Bauval e altri autori è quella attuale, diversa da quella degli “antichi” Egizi, che collocavano un Leone tra le costellazioni circumpolari, ovvero quelle che non tramontano mai.
Solo con le dinastie più tarde, come quella dei Tolomei (di origini greche), anche l’Egitto adottò le costellazioni che chiamiamo Zodiaco, disposte lungo l’eclittica (di origine babilonese), e una rappresentazione di questo diverso cielo, coi simboli a noi più familiari, è reperibile nel famoso Zodiaco di Dendera, datato attorno al 50 a.C sulla base dell’edificazione di quella parte del tempio, di iscrizioni che citano imperatori romani, e soprattutto della rappresentazione della eclissi del 21 marzo del 51 a.C.

Esistono diverse raffigurazioni delle costellazioni circumpolari dell’Egitto più antico, ad esempio nei soffitti delle tombe di Senemmut (~1462 a.C.), Seti I (~1279 a.C.), Ramses IX (~1107 a.C.).



Senemmut (1462 a.C.)



Seti I (1279 a.C.)



Ramses IX (1107 a.C.)

------------------------
Da ricerche fatte con Google, riassumo così:

Le costellazioni nell'Antico Regno egizio (c. 2686–2181 a.C.) erano profondamente legate alla mitologia, al culto dei morti e all'orientamento astronomico, concentrandosi in particolare sulle stelle circumpolari, e su figure chiave come Orione e Sirio.
Le stelle circumpolari erano chiamate Mesket, “imperiture”, perché non tramontano mai e rimangono visibili tutto l'anno nel cielo settentrionale, spesso associate al dio Set, avevano un significato profondo ed erano associate all'immortalità e al viaggio delle anime.

Ecco i dettagli sulle figure:

L'Ippopotamo (Dea Tauret/Tueris): La costellazione circumpolare principale era rappresentata come un ippopotamo femmina eretto, era una divinità della fertilità e della protezione (madri, bambini, sonno).


Il Coccodrillo : Sopra la schiena dell'ippopotamo era raffigurato un coccodrillo, spesso interpretato come un "piccolo" o un guardiano, talvolta associato alla costellazione del Drago. Rappresentava le forze del caos primordiale o la rinascita celeste.


Il Toro : rappresentato a volte come una zampa di toro, corrisponde più o meno all'attuale Orsa Maggiore, simbolo di forza e usata nel rituale dell'"apertura della bocca".


Il Leone (o Leonessa ): Il leone è parte integrante dell'iconografia stellare nel complesso sistema egizio, spesso legato alla leonessa Sekhmet o alle zampe dell'ippopotamo stesso (talvolta raffigurato come zampa di leone).

L'Ammit (Divoratrice): Le tre figure (ippopotamo, coccodrillo e leone) si ritrovano combinate insieme nell'Ammit, la "divoratrice dei morti". Ammit ha testa di coccodrillo, parte anteriore di leone e posteriore di ippopotamo, incarnando le creature più temute e sacre che attendevano i peccatori nel giudizio finale.

Thuban : Stella polare nel 2500 a.C., nella costellazione che oggi chiamiamo Dragone, fondamentale per l'orientamento delle piramidi.
Forse Thuban è quella stella circondata da un cerchio al vertice di un sottilissimo triangolo nella tomba di Senenmut?

——————

Aggiungo che nei tre soffitti alcune figure, l'esempio più evidente è Horus, vengono spostate. In quella di Seti I Horus si trova davanti all’Ippopotama e sotto al Toro, ed è a esso legato con una ”corda”; in quella di Senemmut appare invece proiettato in alto al vertice di quel sottilissimo triangolo che culmina sulla coda di un Toro dal corpo che assomiglia a quello di un pesce.

Altro particolare molto interessante: in moltissime raffigurazioni astronomiche dell’Egitto più antico, vicino alle tre stelle della cintura di Orione, appare una figura a “goccia” con una stella all’interno e altre all’esterno. Secondo molti autori che ho consultato potrebbe essere la rappresentazione della nebulosa M42, oggetto celeste visibile ad occhi nudo che appare “sfocato”.




La nostra "Orsa Maggiore" o "Grande carro" raffigurata nella tomba di Seti I come un Toro seguito da un uomo.



avatarsenior
inviato il 08 Maggio 2026 ore 21:08    

Il nome delle costellazioni e come oggi sono organizzate (forme confini e simboli) infatti può generare confusione quando ci si riferisce ad osservatori del passato anche molto remoto, proprio per la diversa importanza rituale che hanno ricoperto i raggruppamenti di stelle nel tempo.

Scrive Colona:

a differenza dei reperti archeologici non abbiamo altri indizi su chi le abbia create (le costellazioni) dove quando e perché...alcuni reperti celesti risalgono al paleolitico quando perfino le costruzioni megalitiche erano di la' da venire.
Non tutte le costellazioni sopravvissero: il gatto, il quadrante murale, la vespa,....

Le costellazioni dello zodiaco hanno non meno di 3000 anni. Ma l'ipotesi più probabile è siano nate a gruppi di 4 cioè come proiezioni del sole ai solstizi ed equinozi a partire dalle posizioni che il sole occupava nel VII millennio a.c.

Molte delle costellazioni rimanenti affondano le origini nei tempi più remoti facendo risalire la loro origine all'ultima glaciazione....non più tardi del paleolitico superiore era stata individuata una fascia intermedia "terrestre", sovrastata da una calotta di costellazioni "aeree" che si alzavano molto sopra l'orizzonte. Alla costellazione del toro somiglia un graffito nella grotta di Lascaux* (15000 anni fa), mentre la corona Boreale sembrerebbe esser raffigurata nelle grotte di Altamira (16500 anni fa) quando in mancanza di una "stella polare" quella costellazione fungeva da buon indicatore polare.

*fra il 4400a.c. e il 2200a.c. vi transitava l'equinozio di primavera rendendola percio' di grande importanza per le civiltà del tempo

(fine cit.)

Appare evidente che forme e simbologia associata alle costellazioni non sono affatto stabili nel tempo, pur con alcuni tratti comuni, e non sempre un simbolo fu associato al medesimo "gruppo" di stelle.

Ciò che chi osserva il cielo coglie però non è un disegno perché di esso non vi è traccia alcuna. Purtroppo è sempre più difficile in epoca moderna comprendere, se non si ha abitudine ad osservare la volta celeste, che non ci si orienta tra le stelle con i simboli fantasiosi degli atlanti moderni e non, ma per asterismi e sono questi che devono aver colpito più di ogni altra cosa a fasi alterne e con modalità e significati diversi le civiltà che li hanno documentati (infatti dell'orsa maggiore sono sempre rappresentate le 6 o 7 stelle del carro, sfido chiunque a trovare le zampe!). I simboli associati sono fantasiosi ma le stelle, le distanze tra di esse e le magnitudini sono rimaste uguali nei millenni (con qualche rara eccezioni per le variabili di cui qui non ci interessa).

Che la sfinge** guardi l'est vero è un fatto, così come gli orientamenti delle strade rialzate non sono casuli. Per rendersene conto si può leggere Magli - Archeoastronomia (un "accademico" non un ingengnere come Bauval) ove egli illustra i propri studi su diversi luoghi nel mondo, evidenziando il tratto comune nelle antiche civiltà di attenti osservatori celesti.

**il leone è una costellazione piuttosto estesa la cui forma è evidenziata dalle 4 stelle principali che disegnano un trapezio e che insieme a zeta mi ed epsilon sembrano delineare il profilo di una sfinge. Appartiene al secondo quartetto di costellazioni e che risalirebbe al IV e III millennio a.c. Nel 4000 a.c. il solstizio estivo entrava nella zona di cielo che corrisponde al leone, splendendo più in alto di qualunque momento dell'anno. Al tempo dei romani il sole transitava nel leone fra luglio e agosto e per indicare il periodo più caldo dell'anno fu coniato il termine solleone che ancora oggi usiamo. Per effetto della precessione il sole entra oggi nel leone solo il 10 Agosto.

avatarsenior
inviato il 09 Maggio 2026 ore 9:36    

Fabio F77
Per rendersene conto si può leggere Magli - Archeoastronomia (un "accademico" non un ingengnere come Bauval) ove egli illustra i propri studi su diversi luoghi nel mondo, evidenziando il tratto comune nelle antiche civiltà di attenti osservatori celesti.

Uno ce l'ho Sorriso
Non so se è quello che intendi tu perché negli Oscar Mondadori ne è uscito uno più recente, intitolato " La scienza delle stelle e delle pietre. Viaggio nell'Archeoastronomia " (2023). Sembra più aggiornato perché c'è un capitolo su Gobekli Tepe, ma è molto più corto, 224 pagine invece di 445.

I due a destra li avevo già segnalati nell'altra discussione, nell'immagine aggiungo il libro di Giulio Magli sull'archeoastronomia del 2006.




Un articolo di Giulio Magli che parla di archeoastronomia e delle piramidi di Giza
matematica.unibocconi.eu/articoli/archeoastronomia-la-scienza-delle-st
La pagina di Wikipedia it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Magli

Aggiungo il link di WeTransfer con due libri sulle piramidi in lingua inglese, sarà valido per tre giorni
we.tl/t-3xDxFMu72zsAvAxf

____________
Di Magli purtroppo non sopporto un errore ripetuto più volte nei due libri, scrive spesso " (sic) " in modo fantasioso, quando invece questa espressione si usa solo per segnalare che una parola o frase sbagliata è stata scritta esattamente in quel modo, e che quindi l'errore compare così (sic) nel testo citato e non è stato commesso da chi scrive. Ma capisco che è una mia fissa da precisino...

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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