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La Dittatura dei Petali: quando la bellezza diventa oppressione


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avatarjunior
inviato il 26 Aprile 2026 ore 10:32    

Alla scoperta del lato oscuro della bellezza con il lavoro di Tatiana Cardellicchio!
www.gammadin.com/2026/04/la-dittatura-dei-petali-quando-la.html

avatarsupporter
inviato il 27 Aprile 2026 ore 21:06    

Ho apprezzato , grazie della condivisione .

avatarsupporter
inviato il 28 Aprile 2026 ore 8:46    

Mi piace come la Cardellicchio coniuga bellezza, lentezza e memoria.
Più tempo passa e più mi convinco che la fotografia serva prevalentemente agli autori stessi. Il suo rapporto con la memoria è determinante e la memoria dell'autore non è paragonabile a quella che un osservatore qualunque può attivare guardando un foto.

Di lati oscuri, la bellezza (umana), ne ha tanti e tutti centrali nella vita.
Nell'articolo si parla di oppressione, ma è un termine ambiguo: può essere di chi la vive per definire la propria identità o di chi la esercita come forma di potere. A questo proposito "ho visto cose che vuoi umani non potreste credere".;-)
Ci sono tante sfumature, fina alla dipendenza e all'ossessione.
Si può usare il brutto o il morboso per indagare nell'animo umano, ma nella bellezza c'è già tutto e molto più articolato. Non è facile vederlo, ma c'è....fiori compresi.Sorriso

avatarsenior
inviato il 28 Aprile 2026 ore 10:05    

Tecnicamente é solida, ha fatto un lavoro bello, coerente e ben studiato
Il titolo del lavoro é potente per il concetto che vuole esprimere, ma nel complesso non trovo completamente riuscito il risultato
Che l'autrice sia brava e sa fotografare é indubbio, ma le foto restano in un terreno molto battuto, fiori sui visi é qualcosa che si vede molto spesso, ma al di là di questo credo che tutto vada un po' in quello che critica.
Sono foto belle, le guardo e mi piacciono, ma non c'é quel perturbante che mi spinge alla riflessione che é nel titolo, un dettaglio che mi faccia pensare a qualcosa di fuori posto

avatarsupporter
inviato il 28 Aprile 2026 ore 10:28    

Ho l'impressione che "l'oppressione" ce l'abbia messa chi ha commentato le foto, con una sua interpretazione.
Leggendo i commenti dell'autrice stessa su Istagram alle foto di quella collezione, non c'è n'è traccia. Al contrario, sembra che intenda rappresentare il rapporto tra due forme di bellezza, una di riferimento all'altra (una "dittatura" leggera):

"Un'eco più morbida della pressione.
La forza è interiore, il gesto minimo.
L'autorità diventa sospensione.
L'identità fluttua tra occultamento e rivelazione."


e meglio ancora questo suo altro commento:

Il progetto esplora un regime floreale: presenze gentili che occupano spazio, piegano lo sguardo e riscrivono l'identità attraverso una forza silenziosa.
Ciò che appare gentile diventa comando.
Ciò che sembra ornamento diventa legge.
Un ritratto di obbedienza mascherato da grazia.


Da qui a vederci le implicazioni sociali tipo chirurgia estetica in giovane età, ce ne passa.

Circa l'originalità, credo che ormai sia impossibile trovare una immagine che non sia già stata prodotta prima da qualcuno, almeno in una forma simile.
Le immagini "nuove" sono solo quelle che hanno un legame personale.

avatarsenior
inviato il 28 Aprile 2026 ore 10:50    

Ho visto alcune descrizioni in giro e direi che articolo é coerente con quello che ho letto, anche perché altrimenti il titolo non avrebbe senso.
Su siti dove le foto sono in vendita afferma quello detto nell'articolo.
Non penso a immagini nuove, ma é un terreno molto molto visto e per quanto siano belle e lei sia brava secondo me non riescono del tutto a reggere il titolo e il concetto del lavoro.
Però leggendo i commenti messi mi viene il dubbio che abbia fatto il lavoro e poi appiccicato il concetto successivamente

avatarsupporter
inviato il 28 Aprile 2026 ore 11:01    

Sì, un po' il dubbio della costruzione a posteriori viene anche a me.
A dimostrazione di come le parole (un titolo d'effetto, in questo caso) siano sempre più pesanti delle foto.

Non ho però trovato altre descrizioni del progetto scritte da lei, a parte quella citata sopra.

Sul web ho letto diversi commenti al progetto, ma sempre di altri e mi lasciano il sospetto che sia stata "interpretata" banalmente dal titolo senza entrare nella reale lettura delle immagini. Magari mi sbaglio e lei stessa ha raccontato questa "oppressione", ma per quello che vedo e leggo scritto da lei, continuo a non riscontrare l'oppressione.

avatarsenior
inviato il 28 Aprile 2026 ore 11:20    

Potrebbe aver scelto un titolo fuorviante se le sue intenzioni erano diverse

avatarsupporter
inviato il 28 Aprile 2026 ore 11:59    

“La dittatura dei petali” è un progetto che attraversa la bellezza come dispositivo di potere, un’indagine visiva sul corpo, sullo sguardo e sull’immagine come territorio fragile e feroce.
Un lavoro che continua a pormi domande, prima ancora che offrire risposte.


Secondo me, il titolo è giusto, ma è l'interpretazione è ambigua.
La dittatura, non è tanto quella della bellezza femminile come arma di potere (subito o esercitato), ma come quella dei fiori come poter estetico verso il corpo femminile. Così quadra sia il titolo (Dittatura dei petali ), sia i commenti di lei.
In questo senso non c'è l'oppressione.
Almeno così, la vedo io.

avatarsenior
inviato il 28 Aprile 2026 ore 12:29    

Si rifa molto senza citarlo alle idee di Michel Foucault come base, ma ripeto per me manca qualcosa,cade in quello che vuole criticare, manca un elemento che esca dalla sola bella foto.
Comunque avrei trovato più interessante l'articolo se avesse approfondito nel dettaglio alcuni scatti

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