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Il Rintocco del Silenzio: Oltre la Cartolina di Curon Venosta


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avatarjunior
inviato il 23 Aprile 2026 ore 17:54    

Tutti abbiamo visto, almeno una volta, l'immagine del campanile che svetta dalle acque del Lago di Resia. Ma quando ti trovi lì, con la macchina fotografica in mano, capisci che non è solo un "soggetto originale": è una cicatrice nel paesaggio.

Vi racconto la storia dietro questi scatti, cercando di andare oltre il classico scatto turistico.





La Storia che respira sotto il livello dell'acqua
Siamo in Val Venosta, nel 1950. Per la costruzione di una diga, l'intero paese di Curon venne sommerso. 163 case sparirono sotto l'acqua, insieme a migliaia di ricordi. Solo questo campanile trecentesco, per un "miracolo" burocratico o strutturale, fu risparmiato dalla demolizione. In questa prima foto ho voluto catturare la maestosità del luogo: l'acqua smeraldo e le montagne che fanno da corona a un sopravvissuto.

Curiosità: Anche se le campane sono state rimosse prima dell'allagamento, i locali giurano che, nelle notti d'inverno più gelide, si sentano ancora i rintocchi salire dal fondo del lago.





Cercando il Drama: Quando la luce cambia la narrazione
Il Lago di Resia non è sempre "gentile". Quando il cielo si fa cupo e le cime innevate iniziano a nascondersi tra le nuvole, l'atmosfera cambia completamente. Qui ho cercato una composizione diversa, usando i rami spogli come cornice naturale. Volevo trasmettere quella sensazione di malinconia e solitudine che il campanile emana quando la folla di turisti se ne va. La gestione dei neri e del contrasto in post-produzione è stata fondamentale per restituire il carattere "severo" di questa terra di confine.





Il punto di vista: Sguardo tra le pieghe del tempo
Come fotografare un soggetto abusato senza essere banali? Ho provato a "spiare" il campanile attraverso le assi di un vecchio steccato. Questa cornice architettonica crea un effetto di profondità (frame-in-frame) che isola il soggetto e invita l'osservatore a concentrarsi solo sulla verticalità della struttura. È un modo per ricordare che la storia va guardata con attenzione, cercandola tra le fessure del presente.

Se amate i luoghi che raccontano storie di resistenza, di abbandono e di una bellezza che si rifiuta di sparire, vi invito a fare un salto sul mio sito per vedere il reportage completo e altri viaggi fotografici:

Scopri le mie storie su photos.dadaloop.it/

Fatemi sapere cosa ne pensate della composizione e quale di queste tre atmosfere preferite!

avatarsenior
inviato il 24 Aprile 2026 ore 11:37    

Sinceramente, cosa già notata in un altro post, trovo che ci siano tante parole di troppo.
Approfondire la storia e le caratteristiche del luogo può sicuramente essere interessante e generare spunti di riflessione, ma tutta la genesi della foto e su come l’autore ha voluto ottenere il risultato e su quello che vuole comunicare lo trovo di troppo. Una foto, una volta che c’è un titolo e una didascalia, parla da sola. Altrimenti si rischia che il tutto sappia un po’ di presunzione.
Venendo alle foto postate, secondo me, non sono diverse da altre migliaia di foto di questo luogo.

avatarjunior
inviato il 24 Aprile 2026 ore 16:40    

Ciao @InCiNoVeriTas, ti ringrazio per la franchezza.

Il tuo è un punto di vista molto chiaro che tocca un dibattito eterno in fotografia: lo scatto che deve 'bastare a se stesso' contro il racconto che contestualizza l'immagine.

Capisco perfettamente che per chi predilige la sintesi, il mio approccio possa risultare ridondante o, come dici tu, dare un'impressione di presunzione. La mia intenzione non è 'spiegare' la foto perché non sia all'altezza, ma vivere la fotografia come un diario di viaggio dove la parola è parte integrante dell'esperienza che voglio trasmettere.

Sul fatto che le foto non siano diverse da altre migliaia di questo luogo, hai ragione: Curon è un soggetto incredibilmente inflazionato. In un posto così 'da cartolina' è quasi impossibile essere originali; la mia sfida era cercare di catturare la mia sensazione di malinconia in quel momento, più che cercare l'unicità assoluta.

Se preferisci una visione più asciutta e puramente fotografica, sul mio sito le immagini hanno molto più respiro:
photos.dadaloop.it

Grazie comunque per lo stimolo, il confronto su approcci così diversi è sempre utile per riflettere sul proprio modo di comunicare!

avatarsenior
inviato il 24 Aprile 2026 ore 17:27    

Tralasciando il discorso se una foto debba o meno essere spiegata, alla fine della fiera purtroppo mi sento di concordare con Incinoveritas, ovvero... al di là delle intenzioni e delle tante parole, alla fine le foto non sono dissimili alle altre che si possono trovare della medesima location (a parte la prima che, non so cosa possa essere successo, ma ha il riflesso nell'acqua di colore verde radioattivo MrGreen)

Forse bisognerebbe smetterla di demonizzare le foto cartolina, le foto clichè.
In luoghi molto conosciuti e inflazionati, alla fine della fiera quasi sempre le foto e le composizioni inflazionate, lo sono perchè sono effettivamente le migliori. E allora, non sarebbe meglio fregarsene del discorso "foto inflazionata" e impegnarsi a farla al meglio, nelle giuste condizioni, etc, ma senza ricercare a tutti i costi l'originalità? Anche perche, a mio avviso, la ricerca dell'originalità, in questi posti, porta quasi certamente a foto più brutte rispetto a quelle inflazionate

avatarjunior
inviato il 24 Aprile 2026 ore 19:34    

Ciao a tutti. A me le foto sono piaciute e, soprattutto, ho gradito anche le relative didascalie. In fondo questo luogo virtuale si fonda principalmente sulla comunicazione verbale, c'è poco da fare. Ma, ammetto serenamente, che io tendo ad essere un po' troppo prolisso ma sono fatto così e ormai non posso farci niente. Chiaro che non si garba a tutti ma ce ne faremo una ragione.
Trovo, invece, molto giusta l'osservazione di Essezeta, di cui sposo appieno il relativo ragionamento sul cliché della critica alle foto cliché. Cioè ragazzi certi spot sono degli spot perché il soggetto da lì viene generalmente meglio. E non ce n'è. Funziona così. Anzi spesso forzare la mano su uno scatto innovativo, di rottura, spesso porta a risultati discutibili, che comunicano principalmente la bolgia di stupire, di differenziarsi, ma il cambiamento fine a se stesso porta solo guai. E la fotografia, lo sappiamo, non fa sconti...

avatarjunior
inviato il 24 Aprile 2026 ore 19:36    

Si c'è qualche refuso ma scrivo dal cellulare... :-P

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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