JuzaPhoto utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti per ottimizzare la navigazione e per rendere possibile il funzionamento della maggior parte delle pagine; ad esempio, è necessario l'utilizzo dei cookie per registarsi e fare il login (maggiori informazioni).

Proseguendo nella navigazione confermi di aver letto e accettato i Termini di utilizzo e Privacy e preso visione delle opzioni per la gestione dei cookie.

OK, confermo


Puoi gestire in qualsiasi momento le tue preferenze cookie dalla pagina Preferenze Cookie, raggiugibile da qualsiasi pagina del sito tramite il link a fondo pagina, o direttamente tramite da qui:

Accetta Cookie Personalizza Rifiuta Cookie
RCE Foto






Login Logout Iscriviti a JuzaPhoto!

Giganti nel vento: il silenzio radar del Dosso dei Galli


  1. Forum
  2. »
  3. Blog
  4. » Giganti nel vento: il silenzio radar del...





avatarjunior
inviato il 17 Aprile 2026 ore 8:20    

Buongiorno e buona luce a tutti!

Esistono luoghi dove il passato non sussurra, ma grida attraverso strutture colossali. Il Dosso dei Galli, con le sue iconiche antenne troposcatter, è uno di questi.
In questa serie tratta dal mio progetto Storie di Urbex, ho voluto documentare l’incontro tra l’ingegneria bellica e la forza indomita dell'alta quota.

1. La strada verso l'ignoto
L'approccio al sito è già di per sé un'esperienza cinematografica. Una strada d'asfalto che taglia il crinale, puntando dritta verso quelle che sembrano astronavi atterrate sulla vetta. In questo scatto ho voluto sfruttare la linea d'appoggio del muretto in cemento per guidare l'occhio verso le strutture, sotto un cielo plumbeo che sembra ancora carico delle tensioni di un'epoca che non c'è più.





2. Geometrie d'acciaio
Guardando dal basso, la complessità del traliccio è ipnotica. Migliaia di bulloni, incroci e pannelli metallici che un tempo rimbalzavano segnali segreti attraverso l'Europa. La sfida fotografica qui è stata esaltare la texture del ferro corroso contro il dramma delle nuvole. È un monumento alla tecnologia che, privata della sua funzione, diventa pura scultura industriale.





3. La solitudine della vedetta
Da lassù, la vista sulla valle è immensa, ma il senso di isolamento è totale. Queste strutture non sono state "abbandonate", sono state "lasciate indietro" dal progresso. Ho lavorato molto sulla post-produzione per restituire quel tono freddo e metallico, quasi desaturato, che si prova stando fisicamente ai piedi di questi giganti mentre il vento fischia tra le grate.





Note Tecniche e Visione
Il Dosso dei Galli offre sfide costanti per la gestione delle luci: il contrasto tra il grigio riflettente delle parabole e il verde bruno della prateria d'alta quota richiede una lettura attenta dell'esposizione.
Ho scelto di non enfatizzare i colori, ma di concentrarmi sulle forme e sull'atmosfera opprimente del cielo.

Potete immergervi nel silenzio di questa base radar e scoprire gli interni nel reportage completo qui:
photos.dadaloop.it --> Luogo: Il Gigante Silenzioso del Dosso

Mi piacerebbe confrontarmi con voi:

Urbex in quota: Qualcuno di voi ha mai fotografato siti simili (ex basi NATO, stazioni meteo o radar)? Come gestite il rapporto tra il paesaggio naturale mozzafiato e la "brutalità" delle strutture metalliche?

Composizione: In contesti così vasti, preferite l'ordine geometrico (come nel dettaglio delle antenne) o l'inserimento ambientale per dare il senso delle proporzioni?

Fatemi sapere cosa ne pensate di questo viaggio ai confini della storia!

PS: Ho ristrutturato il sito seguendo i vostri consigli, ora ci sono sia viaggi che luoghi che raccoglie i vari album, cosa ne pensate?

Grazie di cuore a tutti!

avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2026 ore 15:42    

conosco il posto, è veramente suggestivo con questi residui storici di un guerra che, pur fredda ma sempre guerra era.

peccato solo che oggi siano stati imbrattati dai soliti fanatici ideologici che ritengono di poter imporre agli altri il loro pensiero, che per loro definizione deve essere accettato come unico e universalmente giusto.

avatarjunior
inviato il 17 Aprile 2026 ore 16:50    

Ciao @Angor, sono pienamente d'accordo con te.

Purtroppo il confine tra "lasciare un segno" e vandalismo ideologico è diventato molto sottile e spesso rovina la solennità di questi luoghi che dovrebbero parlare solo attraverso il loro silenzio e la loro storia.

Proprio riflettendo su questo contrasto tra il valore storico delle strutture e i segni moderni lasciati dai writer o da chi imbratta le pareti, ho deciso di dedicare una sezione specifica a questo fenomeno.

Se vi va di approfondire questo aspetto, ho appena pubblicato una raccolta che mette a confronto l'estetica dell'abbandono con quella dei graffiti e dei messaggi lasciati sui muri:

Urbex e Graffiti
photos.dadaloop.it/?album=urbex-graffiti


Mi farebbe piacere sapere se, secondo voi, questi interventi moderni aggiungono un livello di narrazione "urbana" o se finiscono inevitabilmente per soffocare l'anima del luogo originario.

Grazie ancora per lo spunto di riflessione!

avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2026 ore 17:35    

il problema è che questi "interventi" non hanno come scopo valorizzare un qualcosa, ma semplicemente arrogarsi il diritto di imporre un messaggio andando oltre le regole e il rispetto degli altri.

E' un modo di esprimere un pensiero che, per usare proprio un termine spesso caro a queste persone, non sostenibile. Ed è sufficiente pensare cosa succederebbe se tutti quelli che ritengono giusto il loro pensiero, si sentissero autorizzati a cercare di imporlo a tutti gli altri, con qualsiasi modo gli sembrasse corretto fare.

Per cui, per me, queste "opere" sono solo espressioni dell'incapacità per queste persone di accettare le più basilari regole della democrazia. Di conseguenza mi viene veramente difficile non vederle come appunto una sopraffazione dei luoghi nel quale vengono fatte

avatarjunior
inviato il 17 Aprile 2026 ore 21:15    

È un monumento alla tecnologia che, privata della sua funzione, diventa pura scultura industriale.


Sono soldi di tutti noi buttati al vento, non c'è scultura ne altre arti, ci vorrebbero dei graffiti per ridarle una funzione intelligente.

avatarsenior
inviato il 19 Aprile 2026 ore 9:58    

non sono d'accordo: per fortuna ADESSO possiamo dire che non sono serviti, ma che fossero soldi buttati al vento all'epoca, direi proprio di no.
Secondo, nel momento in cui qualcuno si arroga il diritto di usarli imbrattandoli, si appropria dell'immagine di quel luogo, sul quale non ha alcun diritto. Anche se fossero ancora dello stato e abbandonati, è bene comune, non a disposizione di qualche intollerante.
Cosa che, comunque, è successa dato che alcuni fanatici le hanno effettivamente imbrattate.

Ultimo, ma non meno importante, NON sono strutture dello stato in questo momento, ma è PROPRIETA' PRIVATA. Dettaglio che ai graffittari spesso importa poco.

avatarjunior
inviato il 19 Aprile 2026 ore 11:28    

Il mondo non sta andando in malora per colpa dei graffitari o dei tatuati ecc..., ma per merito di quelli/e in giacca e cravatta, o tailleur, che si arrogano il diritto di aprire conflitti per "rendere più sicura la nostra esistenza", gli stessi che ti hanno convinto a credere che quei mostri di ferro fossero indispensabili;-)

Che cosa ne pensi di questo argomento?


Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!

Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto. Con oltre 259000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista.





RCE Foto

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info)


 ^

JuzaPhoto contiene link affiliati Amazon ed Ebay e riceve una commissione in caso di acquisto attraverso link affiliati.

Versione per smartphone - juza.ea@gmail.com - Termini di utilizzo e Privacy - Preferenze Cookie - P. IVA 01501900334 - REA 167997- PEC juzaphoto@pec.it

www.juzaphoto.com - www.autoelettrica101.it

Possa la Bellezza Essere Ovunque Attorno a Me