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inviato il 19 Marzo 2026 ore 9:23
“ E' vero una fotocamera oggi scatta fotografia ben esposta in modo autonomo. Ma non e' fare fotografia. „ Beh fare fotografia è premere il tasto della macchina fotografica. Anche suonare un solo accordi fare musica. Poi c'è musica artisticamente superiore e c'è musica artisticamente inferiore, a prescindere dal gusto del singolo. Gli Animals as Leaders saranno sempre artisticamente migliori di despacito. Poi se chiediamo a mia mamma lei sicuramente preferisce la seconda. Poi butto lì una provocazione: La musica jazz è un po' come la fotografia artistica. Vive in una nicchia. Eppure influenza ancora tantissimi ambiti: è nei sample dei pezzi hiphop, è usata nella musica Lo-fi, nelle colonne sonore... Aspettarsi di vendere un disco jazz al grande pubblico nel 2026 è wishful thinking. Alla gente semplicemente non interessa, come non interessa la fotografia artistica. Però allo stesso modo può influenzare la società indirettamente, "per osmosi". E quindi perché non ci focalizziamo un po' di più sul creare qualcosa di buono e renderlo visibile, renderlo interessante per un pubblico diverso da quello di 50 anni fa? Esempio: i giovani sono stanno tornando all'analogico. Lo fanno per moda? Sì. Chi se ne frega, cogliamo l'occasione per essere lì quando uno su cento inizia ad interessarsi realmente all'arte che ci sta dietro. Invece di fare video di mezz'ora di lamentele (come ho visto ultimamente), perché non facciamo 5 minuti di lamentele e 25 di infomazione? Ci sta la critica e l'auto-critica. Ma come mezzo per la diagnosi, non come fine. La critica dovrebbe servirci a sapere in che direzione andare. Ci sono tanti siti dove postare ottimi lavori: senza mettere di mezzo instagram, c'è glass, c'è foto app, ho persino letto che flickr sta resuscitando per la street. Invece mi pare che molti non si vogliano mischiare con "quella merda hipster" e finiscono a mostrare il loro lavoro solo a chi lo conosce già, nel piccolo circolo. Ma così facendo si lascia che questi posti strabordino di foto mediocri perché chi fa cose interessanti non si vuole mischiare nel mucchio. |
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inviato il 19 Marzo 2026 ore 10:24
“Secondo me il giudizio artistico (fotografico, musicale o altro) si basa su "3 strati" che si mescolano e sovrappongono: artistico, personale, viscerale. Il primo implica un linguaggio comune, codificato. Ci sono delle regole che decretano cosa sia più o meno corretto. Il secondo non ha aspettative comunicative (se non quelle autoreferenziali). È la patria del gusto personale, del "lo faccio per me" e del "a me piace". Il terzo è quello istintuale, che non ha aspettative comunicative codificate ma "attinge" dal puro istinto, come il bambino che sfrega morbosamente i pastelli a cera sul foglio: non sa bene perché lo fa ma sente che lo deve fare.” ********** Questo intervento mi è piaciuto molto. Ammiro la vostra tenacia. |
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inviato il 19 Marzo 2026 ore 10:56
“ Ho la sensazione, anche netta, che stiamo perdendo l'educazione allo sguardo: si reagisce al punch, al wow, al colore che urla, ma molto meno luce, intenzione, costruzione, sequenza, linguaggio. „ Questo è vero perché la fotografia oggi viene molto (troppo) fruita su uno schermo e non dal vivo. Su uno schermo, in mezzo a millemila altre e con gli utenti che scorrono rapidi tra contenuti diversi, un'immagine molto "punch" vincerà sempre su una più discreta. Dal vivo, stampata, no. In un museo o in una mostra riemergono i dettagli fini, i giochi sottili di forme e di luci e ombre, l'ironia dell'autore, ecc... Il problema è che ci siamo convinti che la fotografia "di oggi" sia la prima. In realtà si tratta di DUE "fotografia", è che la seconda è fruita da un numero immensamente inferiore di persone, però mediamente più educate alla lettura dell'immagine e forse pure di maggiore cultura visiva. Del resto, prima dell'avvento del digitale e del web, era già così. Non è che nei musei ci andassero tutti, ci andava comunque una cerchia ristretta di persone mediamente acculturate. Il problema è che oggi la fotografia "maranza", da web, è talmente preponderante nell'immaginario collettivo da marginalizzare tutto il resto, anche perché finisce per assorbirne le risorse economiche (vedi la fine miserevole di alcune storiche agenzie un tempo "di qualità"). |
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