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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 14:04
@Diebu Giusto, verissimo. E non ci metterei la mano sul fuoco che gli sviluppi che facevamo fare allora dei rulli "delle vacanze" fossero proprio il non plus ultra, sotto quell'aspetto... |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 14:14
Si, anche io ho questa impressione, infatti ho tantissimi rulli di mio papà che sto digitalizzando, vecchi anche di 60 anni e quelli a colori, anche relativamente recenti (anni '80 e '90) nel caso del formato 35mm hanno subito più variazioni, sia di colore che invasioni di muffe, mentre quelli medio formato risultano sempre migliori, la spiegazione che mi sono dato è che a queti ultimi venivano riservati trattamenti migliori essendo un formato tipicamente professionale mentre il 35mm lo usavano anche e soprattutto fotoamatori. |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 14:45
Oddio, non ci metterei neanche la mano sul fuoco che le mie dia fossero proprio di alta qualità eh... mio padre scattava con pellicole "budget" al tempo, non con marche di prim'ordine. ********************************************* Mah non credo sia una questione di qualità delle pellicole, la gelatina è un materiale organico quindi se ci sono le condizioni "adatte" ammuffisce e basta... c'è poco da fare insomma, ecco perché credo che si tratti di conservazione errata, in ambienti non troppo asciutti per esempio, o forse solo poco ventilati. Altra cosa: mica sono state tenute sotto vetro? |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 14:48
“ E non ci metterei la mano sul fuoco che gli sviluppi che facevamo fare allora dei rulli "delle vacanze" fossero proprio il non plus ultra, sotto quell'aspetto... „ L'ho notato digitalizzando tutto il mio archivio con il mio scanner Nikon: con l'avvento dei primi minilab ultrarapidi (inizio anni 80) la qualità dello sviluppo subì un peggioramento, poi le cose migliorarono nel decennio successivo. I negativi più vecchi, sviluppati alla vecchia maniera, quando dovevi aspettare da uno a più giorni per avere le stampe, passati nel Nikon mi hanno restituito colori praticamente perfetti. Quelli sviluppati in mezz'ora dai primi minilab, invece, a distanza di vent'anni mostravano dominanti pazzesche, costringendomi a lavorare poi parecchio in postproduzione per riavere colori naturali... |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 14:50
“ Altra cosa: mica sono state tenute sotto vetro? „ Almeno le mie no, sempre nei loro raccoglitori di plastica, e quelli dentro scatoloni, in mobile non umido (camera standard di casa non umida, ambiente normale insomma). Io propendo più per l'ipotesi di Diebu, sommando tutti i vostri interventi... |
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inviato il 26 Febbraio 2026 ore 15:03
Si, anche io ho questa impressione, infatti ho tantissimi rulli di mio papà che sto digitalizzando, vecchi anche di 60 anni e quelli a colori, anche relativamente recenti (anni '80 e '90) nel caso del formato 35mm hanno subito più variazioni, sia di colore che invasioni di muffe, mentre quelli medio formato risultano sempre migliori, la spiegazione che mi sono dato è che a queti ultimi venivano riservati trattamenti migliori essendo un formato tipicamente professionale mentre il 35mm lo usavano anche e soprattutto fotoamatori. ********************************************* La dimensione del formato è un discorso sempre assai relativo Diego. Mio zio Antonio ha lavorato oltre vent'anni con l'IGDA e ha sempre adoperato o il 35 mm oppure le lastre, sempre ovviamente con pellicole "professional"... che poi è un discorso relativo anche questo, visto che l'unica differenza che c'è fra una pellicola amatoriale e la sua versione professionale riguarda la data di scadenza, nel senso che la pellicola professionale esce dalla fabbrica a 18 mesi dalla scadenza, quindi immediaramente a ridosso del periodo della "piena maturità" ossia da quindici mesi a un mese dalla scadenza, mentre quella amatoriale esce a 30 mesi dalla scadenza. Alla fine le cause possono essere solo due: 1) un trattamente non accuratissimo, a tal proposito mio zio si recava sempre dallo stesso laboratorio, ogni volta gli portava 5/6/700 rullini 35 mm e mai meno di un centinaio di lastre, e il laboratorio gli fissava l'appuntamento per il giorno in cui "rigeneravano" i bagni... in pratica diciamo che la sua era una sorta di jus primae noctis che il laboratorio gli concedeva; e 2) una poco curata conservazione. |
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inviato il 27 Febbraio 2026 ore 9:31
Quando è "finita" l'era della pellicola è finita pure la mia passione, ho avuto anche una specie di repulsione fotografica...., tutte le dia e negativi e stampe sono finiti in scatole e messe prima lì, poi là, poi i traslochi, poi messe lassù finché le ho tirate giù "per guardare un po' di foto degli anni passati", e mi si sono rizzati i capelli in testa! Da qualche anno ho ricominciato a fare foto, prima astrofotografia con camere dedicate, poi con reflex Canon foto "normali", e con la voglia è venuta anche l'intenzione di resuscitare le vecchie foto. Ovvio che se le avessi tenute bene avrei ottime diapo in perfetta salute, ma la vita, gli interessi ondivaghi etc hanno remato contro! Ed ora sono a cercare soluzioni! |
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inviato il 27 Febbraio 2026 ore 9:48
Quando è "finita" l'era della pellicola è finita pure la mia passione, ho avuto anche una specie di repulsione fotografica...., tutte le dia e negativi e stampe sono finiti in scatole e messe prima lì, poi là, poi i traslochi, poi messe lassù finché le ho tirate giù "per guardare un po' di foto degli anni passati", e mi si sono rizzati i capelli in testa! ********************************************* Ecco, il classico caso di conservazione non proprio accurata. Per tutto il resto caro Roberto io posso darti solo un consiglio: riguardatele nella maniera migliore possibile, seleziona quelle più interessanti e salva il salvabile. Questo per oggi. Per domani invece il mio consiglio è quello di rimettere mano alle tue vecchie reflex e di ricominciare a fotografare... sempre con la pellicola ovviamente. |
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inviato il 27 Febbraio 2026 ore 9:48
Stessa cosa avvenuta all'archivio fotografico di mio papà, complice mia mamma perché "tutte quelle scatole di diapositive occupano spazio in casa", quindi sono finite in soffitta, scelta sbagliata (errore anche mio in questa scelta) perché ambiente caldo-freddo a seconda delle stagioni; si sono conservate meglio quelle finite in cantina, luogo più fresco e con meno sbalzi di temperatura. |
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