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Leica, nuove collaborazioni e performance sensori


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avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 11:28    

A memoria, dagli studi delle superiori, ricordo che anche l'occhio umano è tutt'altro che perfetto, avendo le "curve di risposta" sel rosso e del verde parecchio sovrapposte, ed in modo diverso da perso a a persona... Ma non sarà che poi, quando qualcuno apprezza più di altri un certo "look" questo dipenda anche da differenze fisiologiche nell'osservatore? O è lo standard RGB che poi, riferendosi ad un osservatore tipo, appiattisce queste differenze?

avatarjunior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 11:29    

Può essere interessante anche questa lettura (con gli altri due articoli annessi) a riguardo dell'accuratezza colore e precisione colore.

www.strollswithmydog.com/phase-one-iq3-100mp-trichromatic-linear-color

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 12:19    

Allora, amici, questa mattina avevo una mezzoretta libera e ho fatto questa prova

Leica S2 fotocamera del 2009 con sensore CCD Kodak
Nikon Z7 che monta il sensore della Z9, considerato uno dei migliori come separazione cromatica.

Ho creato una scena con luci miste (oggia Milano è uggioso), ho inserito dei vasi colorati prendendoli dal terrazzo, sono un po' zozzi.

Ho scattato in jpg standard e in RAW

JPG standard WB Auto

Nikon Z7






Leica S2







RAW con WB aggiustato (vi ricordo che a questo punto entra il gioco il profilo canned di C1 per la Z7 e per la S2)

Nikon Z7






Leica S2





Ora, ho normalizzato i RAW a livello cromatico, togliendo dominanti strane. Ho solo fatto piccole regolazioni su tutto il frame, NON ho lavorato a livello selettivo.

Nikon Z7






Leica S2





Questo è un confronto (basico) tra due sensori che in linea teorica, dovrebbero avere una separazione cromatica abissalmente differente a favore della Nikon.

Ho fatto questo confronto per provare a capire con piccoli esempi, quando questa qualità della separazione cromatica possa influire sull'immagine finale.

Lascio a voi le considerazioni

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 13:54    

Le immagini di Paco mi sembrano un interessante esperimento personale di elaborazione tra file Nikon Z7 e Leica S2. È evidente che nel JPEG le differenze sono macroscopiche, mentre sui RAW entra in gioco una componente interpretativa che può diventare anche molto artigianale.

Il progetto Cobalt nasce con l’obiettivo di costruire profili estremamente ottimizzati per offrire una base il più possibile neutra e realistica. Tuttavia nel tempo si è evoluto includendo la riproduzione di look iconici di marchi storici e l’emulazione di pellicole come Kodak, Kodachrome e Fuji. Questo passaggio è significativo: dimostra che una parte importante degli utenti non cerca solo neutralità, ma una vera e propria grammatica visiva di riferimento.

A questo punto la domanda diventa: se la neutralità fosse davvero sufficiente, perché andare oltre? Che differenza sostanziale c’è tra questo approccio e quello dei produttori di fotocamere o di Adobe, se non nella scala, nel pubblico di riferimento e nella possibilità di offrire soluzioni più mirate?

Personalmente ho reagito in modo critico non per difendere un marchio, ma perché faccio fatica a credere che dietro ai sistemi industriali non operino tecnici con competenze almeno comparabili. Credo piuttosto che ci siano obiettivi diversi, non livelli diversi di capacità.

Ogni tecnologia di supporto al fotografo, dall’autofocus ai profili colore, funziona perché incorpora un modello implicito di ciò che è rilevante nell’immagine. È utilissimo quando quel modello coincide con l’intenzione del fotografo, ma può diventare limitante quando l’intenzione si discosta dallo standard.

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 14:43    

Le s2 brucia le luci?

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 15:01    

Filo63, capisco il tuo punto di vista, ma parlare di emulazione film Kodak o Fujifilm per me è oggi fuorviante, quanti dei giovani e non più tanto giovani hanno realmente in mente cosa fosse una pellicola Velvia?

Io credo che la maggior parte dei giovani possano approcciare la fotografia in modo "serio" da 14 anni in su, è una supposizione di una media, la canon EOS 350D è del 2005 dunque credo che siano pochissime le persone che sono nate dopo il il 1991 che adesso fotografino e che abbiano mai visto un look "Velvia".

La simulazione di vecchie rese delle pellicole è stata implementata per i vecchi, forse i giovani la usano, ma mi aspetto simulazioni nuove in ogni caso non credo che siano in grado di collegare le simulazioni ai colori alla pellicola che le ha generate.

In fondo mi sa che nel forum abbondano i 50-60 enni.

Dire che un look ha una resa più analogica ha ancora senso? Mia moglie che giovane non è quando andiamo ad una mostra e vede foto analogiche spesso esordisce con "ma è sfocata" quando semmai la nitidezza non è al massimo e la povera pellicola di 70-80 anni fa ingrandita da un 25 mm inizia a mostrare i suoi limiti.

avatarjunior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 15:01    

Una cosa che si può sicuramente dire è che le foto sono riconoscibili, quindi anche in un test a doppio cieco non si potrebbe sbagliare l'attribuzione ... detto questo è difficile capire l'aderenza cromatica della scena non avendo valutato dal vivo la luce ... a sentimento mi sembra che la nikon sia più verosimigliante al reale percepito o forse più semplicemente il sensore tenga meglio le alte luci per la differenza di gd ... un ccd fa fatica in forti contrasti di luminanza ...

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 15:13    

Io credo che la maggior parte dei giovani possano approcciare la fotografia in modo "serio" da 14 anni in su, è una supposizione di una media, la canon EOS 350D è del 2005 dunque credo che siano pochissime le persone che sono nate dopo il il 1991 che adesso fotografino e che abbiano mai visto un look "Velvia".

Capisco quello che dici e in parte sono d’accordo: per molti giovani il nome “Velvia” o “Kodachrome” non è un riferimento reale, ma un’etichetta. Non credo però che oggi il valore di quelle simulazioni stia tanto nell’aderenza storica alla chimica originale, quanto nel fatto che rappresentano un ponte semantico verso l’analogico, più che una replica filologica.

In questo senso Panasonic, con l’idea di permettere all’utente di generare le proprie LUT, è forse più coerente sul piano del linguaggio, ma il punto resta lo stesso: c’è una ricerca interpretativa che nasce dalla standardizzazione della qualità e dei gusti. Quando tutto diventa tecnicamente perfetto e omogeneo, una parte della creatività sente il bisogno di spostarsi altrove, e il ritorno a logiche “analogiche” è una delle strade possibili.

Non perché si voglia davvero tornare alla Velvia, ma perché, come in tutti i cicli artistici, si cerca una frattura rispetto al presente. E l’analogico, oggi, è soprattutto questo: un riferimento culturale più che un riferimento tecnico.

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 15:15    

Comunque oggi questo linguaggio è talmente diffuso nel cinema e nelle serie televisive che è plausibile aspettarsi, in un futuro non lontano, un nuovo capovolgimento di logiche: quando l’estetica “imperfetta” diventa essa stessa uno standard, nasce automaticamente il bisogno di rompere anche quello.

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 15:43    

Un test fatto su foto di questo tipo non può dirci molto su un aspetto così specifico: ci sono troppe variabili in gioco e mancano riferimenti strumentali.

Al massimo puoi osservare che tipo di “look” tirano fuori quelle due macchine, ciascuna con il proprio profilo, in una scena simile. Ma non puoi dedurre nulla di serio riguardo alla separazione del segnale o al metamerismo del sensore.

Il progetto Cobalt nasce fin da subito con l’obiettivo di offrire emulazioni digitali e film.
L’idea alla base del sistema è proprio quella di isolare la componente puramente colorimetrica (i profili base) dalla componente di color grading.

Una volta uniformate le fotocamere verso una resa il più possibile colorimetrica, diventa semplice innestare una LUT che contenga esclusivamente il look che si vuole ottenere.

Per esempio: se voglio replicare il Classic Chrome di Fujifilm, la prima cosa che mi serve è una base di partenza coerente su cui calcolare la LUT. Se questa base è comune a tutte le fotocamere, allora sarà molto più facile ottenere lo stesso risultato ovunque, a prescindere dal marchio.

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 16:05    

Le s2 brucia le luci?


Come tutte le fotocamere

Una cosa che si può sicuramente dire è che le foto sono riconoscibili, quindi anche in un test a doppio cieco non si potrebbe sbagliare l'attribuzione ...


Sono d'accordo, diciamo che a parte il jpg, dove la Nikon ha ciccato molto il WB, normalizzandolo sul RAW, rimangono differenze.

Ma quelle differenze sono dovute al profilo colore che C1 applica alle due fotocamere.

Un test fatto su foto di questo tipo non può dirci molto su un aspetto così specifico: ci sono troppe variabili in gioco e mancano riferimenti strumentali.


Immaginavo, era solo una curiosità per capire se una minore separazione cromatica fosse facilmente distinguibile in foto con luci difficili.

Per come la vedo io, la vera differenza viene fatta dai profili applicati.

Nel caso del CCD anche dalla matericità del file, io la chiamo matericità ma sarebbe meglio chiamarla grana digitale, che unita a profili più "old style" ricordano maggiormente la resa della pellicola.

In buona sostanza, la mia sensazione è che una inferiore separazione cromatica, non sia così tangibile ed anzi, non possiamo escludere il fatto che sia stata una vera e propria scelta progettuale dei tecnici Leica.

A quale scopo non si sa, ecco perchè sarebbe interessante parlare con qualcuno dall'interno di Leica.

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 16:28    

@ Raamiel

C’è però un altro aspetto che mi incuriosisce. Tu hai spiegato bene perché hai sentito l’esigenza di costruire una base colorimetrica indipendente, ma mi chiedo perché aziende come Fuji, Kodak (ai tempi), Adobe o Leica, che hanno risorse, competenze storiche e accesso diretto ai loro sensori, non abbiano seguito o non seguano oggi un’impostazione simile, almeno per i propri sistemi.

Non credo che manchino loro i mezzi tecnici per farlo, quindi mi domando se la ragione sia più legata a scelte di prodotto, a vincoli industriali, a esigenze di compatibilità o di mercato, piuttosto che a limiti reali di competenza. Mi piacerebbe capire come leggi tu questa differenza di approccio.

avatarsenior
inviato il 13 Gennaio 2026 ore 16:35    

La S2 non brucia le luci più di altre, in questo caso particolare si nota guardando il divano in basso a sinistra che la foto con la Leica è sovraesposta rispetto a quella con la Nikon.
Così a occhio saranno 2/3 di ev, che sarebbero probabilmente bastati per far rientrare il cielo.
Questo visto dal cell.
Poi magari da monitor non c'è tutta quella differenza.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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