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inviato il 15 Luglio 2013 ore 11:33
Ciao a tutti, una serie di vostri post e fotografie hanno richiamato in me vecchie filosofie e ragionamenti. Credo che prima o poi tutti noi (fotografi di natura) ci siamo posti la domanda "Perchè faccio queste fotografie?". Girellando su internet e parlando con molte persone ho trovato un sacco di variazioni nelle risposte ma pochissimi hanno colto l'essenza del compito che si sono auto assegnati quando hanno preso l'oggetto fotografico in mano. La sensazione più diffusa è che fotografare la natura sia come collezionare figurine, "celo celo manca" come si dice dalle mie parti e si arriva a spendere migliaia di euro attrezzandosi per avere la figurina perfetta. Si potrebbe prendere come esempio l'inflazionatissimo martin pescatore che nelle oasi è stato ritratto in ogni posa e atteggiamento, occhio aperto e chiuso, pesciolino si, pesciolino no etc etc all'infinito. La domanda è , a che scopo?. Soddisfazione personale, diranno i più, postarla su internet e avere like, mi piace etc può essere già appagante all'inizio ma poi si vorrà di più, guardando le foto dei compagni supernitide il nostro ego ci spingerà a comprare un super tele magari da 5.000€ e ancora torniamo dal povero martino per la foto alle penne delle penne delle penne per postarla su internet e ricevere ancora una volta la nostra dose di autostima, come una droga in un circolo senza fine. No, la natura per definizione non può essere affrontata così egoisticamente, la natura è un bene di tutti non possiamo limitarci a questo. Le oasi sono oasi, e dobbiamo lasciarle agli animali, nessuno ha bisogno di sapere che nell'oasi del martin pescatore c'è il martin pescatore! Va bene andarci, ma per osservazione e apprendimento non può essere un punto di arrivo ma solo un inizio. Il nostro compito è andare sul fiume vicino casa, perdere giorni nell'osservazione capire se il martino c'è in che numero dove nidifica , i fattori di rischio, montare dei posatoi che potranno aiutarlo e aiutarci e, alla fine, fotografarlo da magazine. Nascondersi dietro al muro del "non ho tempo" è una scusa, vuol dire che l'unico scopo è la figurina, quindi possesso ed egoismo. Dobbiamo documentare, impedire che il povero martino venga trucidato dal rifacimento degli argini, documentare le specie in piccole e grandi aree e non lasciare che siano i ricercatori i soli ha dire "li c'è, li no" si sbagliano molto spesso e noi abbiamo un superbo strumento di raccolta dati che è la fotografia. Quando una volta ho chiamato la forestale per segnalare il lupo a 500m dalla città è stata una soddisfazione immensa poter dire "buongiorno, sono un fotografo naturalista e mi trovo qui ed ho trovato..." oppure partecipare a spedizioni di ricerca come fotografo, senza andare chissà dove, ce ne sono in tutte le città di ogni dove...basta chiedere in università ed il più delle volte non vi chiederanno di partecipare ma lo pretenderanno . Dobbiamo documentarci, sia in fotografia che biologia, crescere come fotografo naturalista non è vincolato alla nitidezza ed al corredo ma significa essere più profondamente legato ai soggetti, aumentare la conoscenza di tutti sul mondo che li circonda e la consapevolezza sull'importanza del boschetto di periferia, un giorno grazie al vostro lavoro lo si potrebbe salvare dal trasformalo in un mega centro commerciale e addirittura a trasformalo in una nuova area protetta magari perché avete ritratto in foto una specie nidificante da salvaguardare, potreste sostituire il fine della figurina con uno scopo del genere. Non voglio dire che andare nelle oasi sia sbagliato, è solo un esempio comprensibile a tutti per seguire discorso ed il maggiore impegno che si dovrebbe dedicare all'attività, anche se amatoriali siamo un esercito! Dal punto di vista fotografico si dovrebbe imparare a distinguere tra il documento e la foto da giornale, tutti vogliamo la foto da giornale ed è cosa buona e giusta, sarebbe bello però poter affrontare anche la parte "documento" che invece è snobbata totalmente. Faccio un piccolo esempio, se mi capita di assistere a scene di lotta tra rapaci e documento l'evento con una foto tecnicamente orribile non dovrei essere preso come un cattivo fotografo naturalista, se condivido quella foto con qualcuno è per documentare l'evento devo monitorarlo e vedere se è reiterato, in quel caso un fotografo attrezzato meglio di me potrà cimentarsi nella sfida di ritrarre quella situazione in modo superbo. Io cerco di farlo e lo sto facendo, ho trovato persone che lo capiscono e si attivano anche su questo forum ed in effetti sono quelli che hanno gallerie invidiabili... Ho scritto di getto, sperando di invogliare le nuove leve ad un ragionamento che le porti ad esplorare nuovi ambienti e condividere le loro esperienze anche con uno scatto ritenuto poco gratificante, ci vorrebbe una sezione apposita :D! |
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inviato il 15 Luglio 2013 ore 13:03
Secondo me il termine fotografo-naturalista, che viene normalmente attribuito a chi fotografa animali selvatici/piante/paesaggi, non è un termine composto casualmente ma rispecchia le caratteristiche che sono presenti in ogni fotografo-naturalista in percentuali diverse. Cerco di spiegarmi con degli esempi: Il naturalista (99%)-fotografo(1%) sarà interessato a tutto quello che è l'aspetto naturale/ecologico/etologico, e giudicherà bella una foto "difficile", tecnicamente inguardabile ma documentaristica. Il fotografo(50%)-naturalista(50%) che cerca la foto "figurina", come la definisci, con ricerca tecnica e compositiva ma che sia scattata in natura con animali liberi, passando ore in capanno ecc. Infine c'è il fotografo(99%)-naturalista(1%) a cui non interessa quasi nulla dell'aspetto ecologico/naturalistico dell' animale, ma gli interessa uno scatto buono (anche allo zoo) e che possibilmente trasmetta la sua emozione, la sua visione di quell'animale in quel momento (del documento non gliene frega nulla). Ho generalizzato molto ma io la vedo così E ritengo anche che nel rispetto della legge tutti possano vedere la fotografia come voglio |
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inviato il 15 Luglio 2013 ore 14:41
Ecco, credo che tu abbia colto esattamente l'essenza del fotografo naturalista. Cioè, fatto 100 il raggiungimento di uno scopo, cioè fotografare l'animale di turno un fotografo naturalista potrebbe essere definito: 33% interesse fotografico 33%interesse naturalistico 33% interesse fotografico tecnico 1% cazzeggio . caso 1:Però non sono d'accordo sulla scissione, se sei solo interessato al lato naturalistico, hai un nome e sei ricercatore che fa la foto per documentare la ricerca, anche in questo ci sono molti amatori. caso 2:Il secondo caso non esiste, le ore in capanno le devi mettere in conto sempre se vuoi la foto ideale e non ho sollevato questioni al riguardo. Ma si tratta di un mezzo non di un fine. Se io voglio documentare il martin pescatore posso recarmi anche in oasi, fare la foto superba e utilizzarla anche per altri scopi. E' fare la foto a fini del tipo, "guarda come son bravo" che non lo capisco perchè è abbastanza evidente che non c'è alcuna difficoltà a farla, ti parlo di martino sul posatoio. Per me è anche normale fare la foto solo per utilizzarla nel proprio sfondo del desktop o farci un quadro ma il fine è quello, quindi sei un fotografo e basta. Idem come sopra, sei un fotografo che fotografa cose naturali e non un fotografo naturalista. E' chiaro che c'è una sottile linea di demarcazione con contorni sfumati tra l'artistico e il tecnico, ci possiamo ballare allegramente per tutta la vita e non è una colpa, non stiamo parlando di questo. E' lo spirito che anima la passione per questo genere di fotografia che è un pò sperduto soprattutto nel web. Con le tecnologie moderne, prendi uno totalmente impreparato, dagli un oasi e 10000€ di attrezzatura nel giro di un mese è un grande fotografo naturalista, io credo di no. Quello che cerco di dire è che non basta avere la foto figurina per essere un fotografo naturalista, se invece sei semplicemente un amante della fotografia allora si, può bastare e non è un problema. Anche il fotografo naturalista può stare nelle oasi, ma prima o poi si renderà conto che per crescere deve uscire. Stiamo parlando per assurdi, ho esordito proprio con "filosofia e ragionamento" , non con "imposizione e assoluti" fortunatamente la legge ci permette di essere in disaccordo. |
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