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Breve recensione di libri


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avatarsenior
inviato il 24 Gennaio 2026 ore 21:10    





Gustav Meyrink - Il Golem (Der Golem, 1915)


La descrizione del ghetto di Praga ci restituisce per intero il fascino inquieto di quel labirinto umano ed architettonico: dedalo di casupole mal cresciute, ricco di androni, botole, cortili, abbaini e comignoli, popolato di volti e storie, antiquari e rigattieri.

Schemajah Hillel, archivista della vecchia sinagoga, è l'unico abitante nel ghetto che non ha paura di quella strana presenza che chiamano Golem. Perchè?

Le sue parole ci suggeriscono una lettura in profondità (e non solo delle scritture):

Probabilmente lei crede che le nostre scritture ebraiche siano scritte con le sole consonanti unicamente per arbitrio. Ciascuno ha invece il dovere di trovarsi da solo le vocali segrete che gli dischiudono il senso a lui e solo a lui destinato - se la parola vivente non deve irrigidirsi a dogma senza vita.

In Oriente questo mettere le vocali in bocca al Golem, questo illuminare l'oscura forza che è in ognuno di noi, è reso con l'efficace espressione 'cavalcare la tigre', che ne richiama altresì la pericolosità: è per questo che la gente del ghetto ne aveva paura, come del trovarsi di fronte a se stessi, al proprio doppio, deposito indifferenziato di luce e tenebra.

... ma Hillel mi rispose ancor prima che riuscissi a formulare in parole l'interrogativo:
"Ammettilo: l'uomo che è venuto da te e che tu chiami il Golem non è che il risveglio del trapassato ad opera della vita spirituale.
Ognicosa sulla terra non è altro che un simbolo eterno incarnato nella polvere”

avatarjunior
inviato il 24 Gennaio 2026 ore 21:44    

it.wikipedia.org/wiki/Se_questo_%C3%A8_un_uomo?wprov=sfla1

Per non dimenticare vista la situazione internazionale che si è creata.Confuso

avatarsenior
inviato il 25 Febbraio 2026 ore 18:15    





“L’uomo di Elcito” di Maximiliano Cimatti - Meridiano Zero.

Anche nelle Marche, terre di frontiera, annesse al nuovo Regno d'Italia arriva la modernità con la costruzione della ferrovia Roma-Ancona.
Soldati fanno la guardia agli operai, per proteggerli dagli agguati dei briganti che infestano la zona.
Tra fondovalli coltivati e aspre pendici boscose svetta il monte San Vicino. In questa natura aspra e solitaria in cui si ambienta la storia cavalcano soldati, briganti e cacciatori di taglie.
Questo romanzo si legge tutto d'un fiato perché ricco di suspence, imboscate, risse in osteria come in un western. Scene d'orrore come l'episodio storico della peste di Ancona drammatizzano la narrazione. Note contrastanti tengono alto l'interesse del lettore tra cui è centrale la tenera storia d'amore fra Anselmo, l'uomo d'ordine ossessionato dalla cattura del brigante più importante, Olmo Carbonari, e Teresa, che lo ha curato a Elcito. Proprio i briganti che lo avevano trovato ferito e in borghese, lo trasportano nella loro roccaforte, ignari della sua identità.
Sotto la superficie della trama si assapora pian piano il fascino per questa piccola comunità di Elcito, che il brigante Olmo Carbonari, ha raccolto, mettendo insieme braccianti ribelli, cacciati dai padroni delle terre, pastori e famiglie che si ribellavano alla leva obbligatoria del nuovo Stato, tutta gente che aveva scelto una vita difficile e nascosta ma libera dalle angherie di ogni potere. Anche nel nuovo regno d'Italia le ingiustizie verso i più deboli o ribelli restavano intatte nonostante il cambiamento gattopardesco di regime.
Da bambini si giocava a guardia e ladri e nessuno voleva fare il ladro. Oggi sono crollati muri e certezze ed una nebbia ha cancellato linee di confine un tempo nette.
Il personaggio narrante di questo libro, Anselmo, ha un percorso simile, rinnovato dall'esperienza, dall'amore e dalla conoscenza dell'altro che lo porta al dubbio e fa vacillare la sua determinazione di combattere e distruggere quello che per lui incarnava il Male.
In questa nostra società moderna di benessere mal distribuito, di solitudine nella moltitudine, senza il calore della solidarietà, il sogno di una piccola comunità a misura d'uomo è attualissimo.
La scelta che ha portato Anselmo a non tradire i briganti di Elcito grazie all'amore per Teresa, per questa terra bellissima, per quella sconosciuta vita comunitaria, è forse la stessa che ha portato l'autore, Maximiliano Cimatti, ad abbandonare lavoro e città per non tradire il suo sogno di vivere nel calore umano di un un piccolissimo borgo marchigiano, dove oggi vive.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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