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inviato il 07 Maggio 2024 ore 15:26
"Il baco", secondo me, è "unificare" sotto una stessa definizione (fotografia) due procedimenti che, più passa il tempo, più dimostrano di essere due cose con quasi nulla in comune. Cose "diverse", appunto, anche se si può, "in qualche modo", accostarle (digitalizzazione di negativi e diapositive). In ogni caso, attività tutte quante dignitose, ed assolutamente praticabili magno cum gaudio! GL |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 15:35
“ Quì deve essere per forza o tutto bianco o tutto nero, o tutto con filiera tradizionale o tutto digitale, le ibridazioni non sono ammesse, quando invece ci sono mille buone ragioni per praticarle, ma non vengono ascoltate. „ ...e il punto sta tutto qui. Quali sono le buone ragioni? Alcune sono già state dette: stampe grandi (tra l'altro non per forza stampe immense: già andare oltre il 30x40 con ingranditori normali diventa abbastanza funambolico), piuttosto che fotolibro partendo da file digitale, ecc... Parliamo comunque sempre di stampa, perchè per la condivisione social basta davvero il più scrauso dei sistemi di digitalizzazione...ma a quel punto è legittimo chiedersi se, almeno dal punto di vista qualitativo, questa cosa abbia senso, considerando che fare già tutto in digitale è possibile, e che sicuramente il "mood" analogico non lo rivedi in una digitalizzazione fatta fotografando la pellicola con il cellulare! E qua torniamo al punto: se devo fare stampe ben oltre il 30x40 di una digitalizzazione, perdonatemi, ma ci credo davvero poco che vengano risultati decenti con gli scannerini o fotografando la pellicola con una digitale...! Non ho invece dubbi che con una strumentazione come la tua, sia possibile fare belle cose! Però appunto, chi è che possiede quel genere di strumentazione...? Chi parla di processo misto è in buona parte chi si fa corredi analogici anche blasonati, magari usa pure ottime pellicole e fa sviluppi con tutti i crismi, e poi utilizza metodologie di digitalizzazione che inevitabilmente mandano a ramengo tutto il lavoro fatto prima! E' questo che io, in un certo senso, ho sempre contestato... Poi se uno vuole farlo, liberissimo! Ci mancherebbe! Ed è sempre per questo motivo che dico che oggi probabilmente manca tutto ciò che sta in mezzo: sono convinto che se un produttore mettesse sul mercato un "nuovo Reflecta" o un "nuovo Plustek" migliorato, con SW nuovi e supportati, magari sfruttando anche tutto ciò che la tecnologia ha portato negli ultimi 15-20 anni, lo stesso processo misto "for dummies" acquisterebbe un senso molto diverso... |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 15:37
“ @Diebu Beato te che sai, prima di scattare, quali usi farai di quello scatto; a me invece capita che uno scatto lo stampo per la via tradizionale, poi magari lo inserisco anche in un fotolibro, infine mi è capitato di necessitare di una stampa molto grande (quindi da file previa scansione); ho fatto tutto con lo stesso fotogramma e con lo stesso corredo fotografico. Non vado in giro con due corredi fotografici utilizzando alternativamente l'uno o l'altro prevedendo quali scatti verranno stampati in camera oscura e quali in digitale, o addirittura scattando con due corredi la stessa foto, una per la stampa tradizionale e una per la stampa digitale e/o fotolibro. „ Fin dai tempi del tutto analogico molte volte portavo in passeggiata due fotocamere, una per il colore, l'altra per il B/N. Quindi nulla di nuovo sotto il sole. Oggi c'é il telefonino si scatta a colori, in B/N, si ordina la pizza e si paga pure il conto poi, previo controllo della disponibilità bancaria, ci si informa su feste, film, avvenimenti per passare la serata. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 15:39
Io ne portavo una per le diapositive ed una per il bianco e nero. Detto questo non è che tutto debba per forza rispondere a criteri di logica e di convenienza, è opportuno dare spazio anche al piacere personale. Utlizzare macchine anche più vecchie di me è una forma di gratificazione che non ha prezzo, scansioni e stampe vengono in second'ordine. Naturalmente per me. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 15:45
“ ma ci credo davvero poco che vengano risultati decenti con gli scannerini o fotografando la pellicola con una digitale... „ Boh, non so più dirlo... stampo 30*45 da file ottenuto fotografando un negativo 35mm, risultati ben più che decenti. Prova. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 15:54
Ho provato Enrico, non sai quanto. Riassunto: il gioco non vale la candela, almeno per me. Preferisco in quel caso un buon BN digitale (c'è da studiare anche lì per farlo bene, ma si può). Se invece voglio una stampa chimica, la faccio...o la faccio fare, anche se preferisco, le rarissime volte in cui ho il tempo di farla, agire in autonomia. Poi, come dico sempre, si può fare tutto...! |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 15:55
Premesso che per me la pellicola deve avere come risultato finale una stampa, perché se devo scansionare un negativo tanto vale scattare in digitale, ho (s)venduto tutti i miei trabiccoli a pellicola dotati più o meno di elettronica. Due F100, due F90X, due F801. Ho tenuto solo la F5 (per ma la miglior macchina a pellicola mai prodotta) e una F3. Non fregherà a nessuno, ma io con la pellicola ho chiuso. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 16:06
Pellicola, Sensore, Reflex, mirrorless, ibrida. Tra Pellicola ed ibrida è passata un'era geologica, stare a far discussioni se una vale l'altra, se sia possibile avere qualcosa che nel mercato delle attrezzature va scomparendo ed altro per tentare di riesumare qualcosa è un lecito e nobile tentativo. La realtà però oggi è fottutamente crudele. L'unica cosa che rimane è se si ha una passione diciamo ormai quasi trapassata, è di fare in modo che sia il meno complicata possibile e sperare che non trapassi anche a costo di spendere dei gran soldi. Siccome io sono di quell'era geologica e ho traghettato sempre ad ogni passaggio fino alla ibrida di oggi, ho un bel museo storico, tanti bei ricordi e tante soddisfazioni avute in tutta l'era geologica. Ma oggi è premiata la semplicità, soprattutto di quello che non conosciamo, così diventiamo sempre più comodi, ma dipendenti da un sistema e dal suo mercato. L'essere il più indipendenti possibile è l'unica strada, già ma chi se la sente di affrontare cose complesse quando abbiamo la comodità a portata di mano e di portafoglio? Non abbattetevi sono stato un poco troppo drastico, se si cerca bene si trovano soluzioni che possono essere più o meno consone con le nostre esigenze. Esistono ancora laboratori che amano fare le cose per bene. In alcuni casi le cose son migliorate, vi faccio un piccolo esempio. La pellicola Ilford HP5 negli anni fine 70 e inizio 80 era data per una sensibilità certificata da Ilford tra 400 e 500 asa, però la si tirava tranquillamente anche a 800 asa senza tanti problemi. Difatti la sua latitudine di posa allora era fino a 800 asa poi si dovevan fare calcoli per compensare e usare temperature basse e tempi lunghissimi per non far staccare l'argento dalla gelatina. Oggi, ma è da qualche anno ormai la Ilford ha rifatto la pellicola ed oggi è data fino ad una latitudine di posa fino a 1600/3200 asa e con chimica Ilford appropriata per questo uso. Vita facile rispetto ai miei tempi quando andavo per teatri a fare foto anche di concerti. Portate pazienza e buona luce a tutti... |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 16:10
Mah . io su Youtube vedo diversi ragazzi molto giovani che ormai condividono la propria esperienza di scatto in analogico, con in alcuni casi sviluppo in proprio del B&N. Sicuramente apprezzano un esperienza fotografica molto diversa nell'approccio di quella in digitale , quella costruzione pensata e senza troppe certezze, quell'attesa per il risultato finale che è unica del mondo a pellicola e solo per questo mi sembra apprezzabile. C'è sicuramente una componente legata al fatto che questo approccio li distingue dalla massa. Poi , certo, la condivisione è ormai veicolata tramite supporti digitali e questo snatura il senso dell'esperienza ? Non per loro , nemmeno per me. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 16:14
“ Ho provato Enrico, non sai quanto. Riassunto: il gioco non vale la candela, almeno per me. „ Tirare fuori una buona digitalizzazione fotografando la pellicola non è semplice perchè vengono coinvolti tanti fattori a partire dalla macchina e dall'obiettivo di acquisizione (macro per forza), i parametri di ripresa, la qualità della luce usata, il supporto per la pellicola, la planarità della stessa, la rimozione della polvere, i riflessi... senza contare poi la qualità del negativo iniziale. Molti ci provano senza badare a tutto questo e poi sostengono che il risultato non valga la candela... |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 16:15
“ Non fregherà a nessuno, ma io con la pellicola ho chiuso. „ certo che ci interessa, soprattutto in una discussione dove si parla di pellicola, il valore aggiunto del tuo intervento è di grande valore aggiunto |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 16:16
Premesso che per me la pellicola deve avere come risultato finale una stampa, perché se devo scansionare un negativo tanto vale scattare in digitale, ho (s)venduto tutti i miei trabiccoli a pellicola dotati più o meno di elettronica. Due F100, due F90X, due F801. Ho tenuto solo la F5 (per ma la miglior macchina a pellicola mai prodotta) e una F3. Non fregherà a nessuno, ma io con la pellicola ho chiuso. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 16:20
@Sela69 ma che bella sorpresa, Quello che dici è vero, il B/N ed anche le dia se poi proietti mi sembrano le due strade più percorribili. Poi quel senso di cerchia ristretta e di condivisione che si trovano ancora oggi in tanti comuni dove esistono i circoli fotografici come una volta, aiuta anche al ritrovarsi di persona. Poi visto che ti sei anche affinato sui sensori CCD con bei risultati è sempre un piacere leggerti. |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 16:27
“ perché se devo scansionare un negativo tanto vale scattare in digitale „ tu non vedi differenza tra un bianco e nero da digitale e uno da pellicola? |
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inviato il 07 Maggio 2024 ore 16:27
“ Tirare fuori una buona digitalizzazione fotografando la pellicola non è semplice perchè vengono coinvolti tanti fattori a partire dalla macchina e dall'obiettivo di acquisizione (macro per forza), i parametri di ripresa, la qualità della luce usata, il supporto per la pellicola, la planarità della stessa, la rimozione della polvere, i riflessi... senza contare poi la qualità del negativo iniziale. Molti ci provano senza badare a tutto questo e poi sostengono che il risultato non valga la candela... „ @Massimiliano_78 Ti posso assicurare che se cerchi qualità è vero non vale neppure il tentativo di provarci. |
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