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Non si fa piú nessuno sforzo per capire


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avatarsenior
inviato il 25 Febbraio 2024 ore 12:38    

trovo molto attinente il discorso delle sfilate di moda con l'arte moderna....sfilate di abiti che nessuno indosserà mai nel mondo reale, destinate unicamente ad un mondo autocelebrativo dove sono gli stessi attori a definirne e riconoscerne il valore. Sulla forza quasi esclusiva delle quantità di denaro che muovono.


Ok, se ti avanzano un carboncino di William Kentridge e una giacca di Rick Owens passo a ritirarli gratis.

avatarsenior
inviato il 25 Febbraio 2024 ore 14:49    

è inutile che mi sbatti in faccia il valore economico di queste opere "d'arte", perchè so benissimo che costano più di quanto potrò guadagnare in vita mia....così come so anche che non potrò mai comprare il famoso vestito bianco indossato da marlyin monroe, visto che viene stimato attorno ai 2 miliorni di euro. Ma spero che nessuno voglia trovarci un valore artistico pure in quello.

il valore economico di queste opere è quasi puramente collezionistico, tant'è che vale di più uno qualsiasi scarabocchio (in senso letterale) di un personaggio famoso che una opera d'arte, indipendentemente dal valore del messaggio artistico che potrebbe contenere, se non è riconosciuta come tale dal giro delle gallerie.

avatarsenior
inviato il 25 Febbraio 2024 ore 15:55    

Vale per tutto, una cosa vale il prezzo che qualcuno é disposto a pagarla.
Vale per le case che in centro a Milano costano di più che a Melegnano
Vale per i gioielli e vale anche per l'arte in genere

Il discorso é in po' diverso, l'altra moda non é fine a se stessa, ma ha dietro molta ricerca, chiaramente non é pensata per tutti, non é pensata per il grande pubblico.
Anni fa dolce e gabbana fecero un'intervista nel periodo in cui andava molto di moda pagare tantissimo jeans con d&g ben stampato in grosso ecc..
Dissero che in loro capo non avrebbe mai avuto alcuna scritta a denotare la marca, quelle sono pacchianate che facevano per vendere e finanziare la parte più seria e di nicchia della loro produzione.
Stessa cosa vale per la fotografia, non tutte le opere sono pensate per essere appese in casa, magari uno ci mette un paesaggio che vende molto di più e piace in modo più ampio al pubblico rispetto a uno scatto che so di Gioli.
Questo non significa che artisticamente vale meno gioli del assaggiata come non significa che quello che ha fatto paesaggio ha fatto una foto inutile, banalmente sono pensate per un pubblico diverso

avatarsenior
inviato il 25 Febbraio 2024 ore 18:05    

L'unica cosa che non vale il prezzo che la gente è disposta a pagarla sono i soldi.

avatarsenior
inviato il 25 Febbraio 2024 ore 23:01    

MatteoGroppi spesso hai sottolineato l'importanza, sacrosanta direi, di approfondire per poi tirare le dovute conclusioni, solo che l'approfondimento deve fare i conti con il tiranno dei tiranni che è il tempo, tempo che PURTROPPO è sempre tropo poco da poter dedicare a tutte le cose su cui si vorrebbe approfondire, e per questo si è costretti a scendere a compromessi e decidere su cosa dedicare più tempo per approfondire e su cosa sorvolare....

avatarsenior
inviato il 25 Febbraio 2024 ore 23:17    

Assolutamente vero per questo cerco di non dare giudizi forti su una materia che conosco poco

avatarsenior
inviato il 26 Febbraio 2024 ore 9:25    

è inutile che mi sbatti in faccia il valore economico di queste opere "d'arte", perchè so benissimo che costano più di quanto potrò guadagnare in vita mia....così come so anche che non potrò mai comprare il famoso vestito bianco indossato da marlyin monroe, visto che viene stimato attorno ai 2 miliorni di euro. Ma spero che nessuno voglia trovarci un valore artistico pure in quello.

il valore economico di queste opere è quasi puramente collezionistico, tant'è che vale di più uno qualsiasi scarabocchio (in senso letterale) di un personaggio famoso che una opera d'arte, indipendentemente dal valore del messaggio artistico che potrebbe contenere, se non è riconosciuta come tale dal giro delle gallerie.


Allora, dici una cosa esatta e allo stesso tempo fai un'errore grande.
Il valore di un'opera d'arte nel mercato dell'arte lo fanno i collezionisti, dove il collezionismo è insieme investimento e mania, fin qui ci siamo.

L'errore è ridurre tutto al collezionismo, come se per me il valore del carboncino di William Kentridge e della giacca di Rick Owens sia collezionistico, mentre questo è assolutamente falso. Se appendo un quadro in casa è soltanto perché è capace di far sorgere un mondo. Per esempio questo pomeriggio voglio piantare due chiodi sul bordo di una libreria per appendere una tempera intitolata 'Tempera' di Giorgio Zucchini, un pittore che non ha certo una quotazione alta sul mercato - a dire la verità non ho abbonamenti per vedere i risultati delle aste, comunque non ha un valore alto. Allora per me quel quadro ha un valore che non è di mercato, ha un valore sì ma è puramente narrativo: quel che riesce a raccontare, quel che tocca del mondo e come lo tocca. Magari ne farò una foto.
Qualche volta mi è capitato che mi chiedessero dei consigli su quadri da comprare perché ho avuto due artisti in famiglia e una gallerista, e dico: compra quello che ti piace!

Comunque se vi capita Zucchini ha fatto cose molto belle.

Aggiornamento post: ho piantato i due chiodi:





Bello no? (a parte la fotografia un po' approssimativa). Il gusto è quello degli anni ottanta, un po' grafico un po' fumettistico, giocoso - mi torna in mente Valvoline, - la leggerezza nelle Lezioni americane di Italo Calvino incarnata nel bianco, nei segni accennati e in ciò che resiste alle cancellature. Bellissimo lavoro. L'unico problema di questa tela è che ho perso tre scaffali per i miei quadretti! Ma se l'ho messa lì, affianco a me è per accogliere il suo valore radiante, non certo perché penso che l'arte contemporanea sia senza valore eccetto quello collezionistico - che sarebbe oltretutto frutto di grandi macchinazioni. E' così: la tela espelle la sua radianza e il mio cervellone midollarmente esposto accoglie quella radianza e muta e migliora.

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2024 ore 13:11    

Il tempo di cui si dispone per fare una determinata cosa piuttosto che un'altra, risulta quasi essere una specie di alibi.
Eppure, quando si vuole fare una cosa a cui si è interessati, là si fa eccome, sottraendo tempo ad altre attività, magari più utili in termini pratici.
Mi vengono in mente quelle persone a cui scrivi due righe e ti rispondono dopo due mesi (sessanta giorni) dicendoti: "scusami, ma non ho avuto tempo".
Non hai avuto voglia, semmai.
Voglia o sforzo...siamo lì, più o meno.
Sforzarsi richiede fatica, e la gente ama rilassarsi piuttosto che dover compiere degli sforzi. È un dato di esperienza comune, non servono scienziati per attestarlo.
Ora che non lavoro (da mesi) potrei leggere una marea di libri che ho accumulato, potrei suonare basso e chitarra, potrei fabbricare manufatti in legno, dipingere, andare a fare il volontario negli ospedali veterinari, guardare un sacco di films...
ma non ne ho voglia, quindi non lo faccio.
Tutto qui.
C'è quasi sempre un velato classismo nel rubricare le cose, della serie "alto vs basso", quando nella maggiorparte dei casi si tratta di semplice lassismo dettato dal discomfort esistenziale.

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2024 ore 14:40    

Hai ragione è esattamente così!
Se a volte non ho finito certi progetti il motivo è che sono pigro e è indubbia questa cosa
alto e basso in ogni caso si influenzano costantemente vicendevolmente

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2024 ore 15:11    

Caneca, nì.
Io sono uno che butta il tempo rispetto alla lettura eccetera. Però lavoro e quando torno a casa devo assistere mia mamma anziana che non riesce a fare quasi più niente. Mi sono anche portato tutto l'occorrente per quel che vorrei fare però c'è un fattore stanchezza che si manifesta, ti faccio un esempio: ieri ero da lei a scrivere una cosa da stampare, vado da me, cioè nella mansarda affianco a stamparla, erano circa le otto e mezza di sera, mentre la stampante va - per un foglio! - mi stendo e mi addormento istantaneamente e mi risveglio alle tre e mezza di notte angosciato per darle una pastiglia. Poi mi era passato il sonno e ho finito un bellissimo libro, Invernale di Dario Voltolini. Ho fatto qualcosa di quel che mi proponevo, ma è una minima parte di quello che volevo fare, su questo si avvita l'accidia perché ci si scoraggia.

avatarsenior
inviato il 01 Marzo 2024 ore 17:22    

Ti smentisco serenamente:
quando lavoravo e studiavo (tra il 2001 e il 2005) dormivo (se mi diceva bene) due ore a notte.
Ma ero adrenalinico a'bbestia, e riuscivo a fare robe impensabili, nel senso che quello che facevo (lavoro e studio) mi eccitava e mi stimolava oltremisura. Oggi, anche se avessi la stessà età (vent'anni di meno non sono pochi) non avrei la stessa spinta per fare tutte quelle cose.
Oggi non mi entusiasma preticamente più nulla, anzi,
sto invidiando una mia amica che tra un mese dovrà affrontare un trasloco insieme a sua figlia piccola,
proprio perchè quella faccenda le riempirà le giornate forzatamente.

Nel tuo caso, Canti, entra in gioco anche il fattore emotivo, certo, che senz'altro complica le cose e limita la tua libertà (ho due genitori piuttosto malconci), ma la capoccia riesce comunque a dettare legge, se lo vuole.
Nel mio caso non ne vuole più sapere, se non sporadicamente (tipo un paio di volte all'anno, per una decina di giorni complessivi).

avatarsenior
inviato il 02 Marzo 2024 ore 7:02    

Nel mio caso non ne vuole più sapere, se non sporadicamente


Secondo me è un classico caso di demone meridiano, ma si batte, serve qualcosa che tracci una direzione. Nei videogiochi questi vettori a volte sono resi in modo geniale come la piccola poetica spada di Wander in Shadow of the colossus



crediamo in qualcosa ma debolmente allora serve una sorta di catalizzatore del credere, basta trovarlo e in genere è molto più a portata di mano di quel che pensiamo.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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