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Cronache milanesi.


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avatarsenior
inviato il 09 Giugno 2023 ore 17:03    

Nitigisius mi sembra che l'articolo che hai linkato descriva il livello di scolarizzazione italiano, comunque un po' carente rispetto alla media, ma non faccia specifico riferimento alla qualità dell'istruzione.

avatarsenior
inviato il 09 Giugno 2023 ore 17:11    

Mah, a me pare che non stiamo comunque andando bene. Siamo un po' fuorviati dal fatto che le eccellenze ci sono anche, ragazzi intelligenti e preparati ce ne sono (peccato che poi se ne vadano all'estero dove essere intelligenti e preparati vale qualcosa, mentre da noi...). Tuttavia il livello medio della "cultura delle masse" (chiamiamola così) lascia un po' a desiderare, direi. Non sarà tutta colpa della scuola ma anche lei c'entra qualcosa, no?

user203495
avatar
inviato il 09 Giugno 2023 ore 17:15    

Prima di utilizzare aggettivi come “tanti” o “pochi” è comunque d'uopo mettersi d'accordo con noi stessi su che cosa stiamo cercando di misurare: il numero di ragazzi e ragazze formati adeguatamente per entrare subito in un mondo del lavoro che richiede sempre più un'alta specializzazione, oppure il livello “culturale” delle prossime generazioni, qualsiasi cosa questa parola voglia dire? Il termine è vago: basta una laurea triennale o magistrale per dirsi più colti di chi non la possiede? O vogliamo misurare, invece, il numero di giovani che ottiene un titolo di studio per poter svolgere una professione specialistica? In questo caso vale l' obiezione che non per tutte le professioni serve una laurea. “Chi farà l'operaio o il commesso se sono tutti laureati?” Mentre nei nostri bar ci si pone alteri questa domanda, “all'estero” (altra generalizzazione, in verità) pare rispondano in coro: “per questo servono i corsi professionalizzanti post diploma”.


Tuttavia il livello medio della "cultura delle masse" (chiamiamola così) lascia un po' a desiderare, direi. Non sarà tutta colpa della scuola ma anche lei c'entra qualcosa, no?

Credo che sugli esempi di palese ignoranza esposti poco vi sia da commentare.
In quanto alla cultura delle masse,fra parentesi giustamente,potremmo stare qui ore a discuterne.Ma non è il teme del post.
;-)


avatarsenior
inviato il 09 Giugno 2023 ore 22:39    

Mah, tra quel che fa o che non fa (o meglio che ha fatto o non fatto nei decenni precedenti questo) la scuola e quella che maldestramente possiamo chiamare "cultura delle masse" io un qualche nesso ce lo vedo. Ovvio che se la gente invece di ragionare sragiona come stiamo vedendo che fa non sarà tutta colpa della scuola. Tutta no, ma un po' sì.

avatarsupporter
inviato il 09 Giugno 2023 ore 23:07    

il problema cardine é che se sono di ruolo sono di fatto illicenziabili, al massimo si spostano, questo da loro la libertà di fare quello che vogliono senza un reale controllo, ma questo é un male cronico di tutti gli statali


avatarjunior
inviato il 12 Giugno 2023 ore 10:16    

Sarebbe necessaria una maggiore attenzione anche da parte delle famiglie. I genitori in alcuni casi disertano gli incontri con la scuola anche quando chiamati.
Se i figli dei laureati si laureano a loro volta, forse è anche per l'importanza che queste famiglie riconoscono alle istituzioni, che non vivono senza il contributo partecipativo di tutti. La scuola, se lasciata sola, non può funzionare.
Sul lato insegnanti, ad alcuni viene consentito l'accesso dopo selezioni estenuanti e un lungo elenco di titoli, ad altri con lo scorrimento di vecchissime graduatorie, a cui si accedeva con un diploma. Oggi chi si era iscritto e vince alla lotteria ha fatto ben altro e si ritrova ad insegnare.

avatarsenior
inviato il 12 Giugno 2023 ore 12:16    

Oggi chi si era iscritto e vince alla lotteria ha fatto ben altro e si ritrova ad insegnare.


Caso limite: qualche anno fa mettevano in ruolo gli insegnanti per l'insegnamento nei conservatori usando le graduatorie dell'ultimo concorso, fatto vent'anni prima, con la seria possibilità che finisse a fare il prof di conservatorio qualcuno che magari nel frattempo aveva cambiato mestiere e non toccava più uno strumento da anni... ok, ma se uno ha cambiato mestiere perché mai dovrebbe mettersi a fare il prof in conservatorio? Perchè con un impegno di una decina di ore settimanali ti porti a casa uno stipendio grossomodo doppio di quello di un impiegato statale... voglio vedere chi può permettersi di rinunciare a cuor leggero...
Ovviamente questo è un po' un caso estremo ma il meccanismo per gli impieghi statali sostanzialmente è quello: graduatorie, punteggi e nessuna verifica della qualità del lavoro che fai.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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