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Questo meraviglioso 5% di colori e musica.


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user198779
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inviato il 29 Dicembre 2022 ore 13:50    

Lomography

G&B su questo io e te siamo proprio agli antipodi

Ci vogliono sempre due poli opposti.:-P

avatarsenior
inviato il 29 Dicembre 2022 ore 17:41    

E comunque, i meccanismi che portano l'immagine a formarsi sulla retina e, da qui, a determinare gli impulsi elettrici che ne trasportano i dati al cervello, fino a "decifrarli" in forme spaziali e rispettivi colori, sono un insieme di processi chimico-fisici; cosa ne faccia la coscienza è qualcosa che viene dopo.
Tant'è che oggi si è scoperto (l'acqua calda... perché ci si arrivava anche in modo intuitivo) che il cervello si costruisce una sorta di database esperienziale da cui attivare una serie di azioni inconsce, e praticamente istantanee, che ci difendono da situazioni critiche il tempo necessario (microsecondi) perché si attivi una seconda risposta, che è quella cosciente.
Tipo: il bimbo che si scotta le dita spegnendo la candelina del primo compleanno (esperienza diretta che alimenta il database) e, da lì in poi, avrà una reazione riflessa e immediata di repulsione all'avvicinarsi di una fiamma prima di rendersi conto se quella fiamma sia o meno reale e pericolosa. Quindi, dopo la prima dolorosa esperienza, il processo "radiazione che giunge alla retina - formazione dell'immagine della fiamma - reazione riflessa difensiva" avviene prima che si attivi la coscienza, dimostrando così che quest'ultima non c'entra nulla con il processo chimico-fisico della visione in sé e per sé.

user198779
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inviato il 29 Dicembre 2022 ore 17:46    

Si può chiamare istinto?
Quello che le macchine non hanno.

avatarsenior
inviato il 29 Dicembre 2022 ore 18:09    

E' quello, ma alla parola "istinto" viene normalmente associato il significato di "automatico"; è un'interpretazione tutto sommato fuorviante, perché porta a credere che si tratti di un meccanismo puramente meccanico e perciò innato "fisicamente" in ogni individuo, come quando il medico ti rileva i "riflessi" battendo col martelletto in fianco al ginocchio.
Ma l'istinto è prima di tutto un insieme di informazioni che si accumulano, o per esperienza diretta, o per trasmissione genetica (in genere dalla madre), e che il cervello utilizza per attivare risposte non coscienti; è una cosa ben diversa da quella del martelletto del medico sul ginocchio, perché fin quando al cervello mancherà l'informazione per quella determinata situazione, non si attiverà nessuna risposta riflessa (altra parola che in questo caso risulta fuorviante, ma occorrerebbe coniarne una nuova ad hoc).
Qualcosa di simile si potrebbe ottenere anche con le macchine; quello che ci distingue da loro è che le puoi programmare per affrontare in modo simile determinate condizioni, ma quelle per cui non sono state preventivamente programmate non le affronteranno nemmeno con l'esperienza diretta: un software AI può essere programmato per decodificare e affrontare ogni situazione possibile del gioco degli scacchi, ma se non lo programmi per affrontare una fiamma che si avvicina pericolosamente al computer in cui è installato, nemmeno se per un milione di volte quel computer rischierà di andare a fuoco l'AI prenderà autonomamente provvedimenti in merito.

user198779
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inviato il 30 Dicembre 2022 ore 6:37    

Si è vero basta vedere i bambini piccoli quando muovono i primi passi le prime cadute sono sempre passive non si attiva nessuna protezione preventiva che si accumula con l'esperienza.
C'è un però però Cool

Cosa porta ad alcune specie animali non so tipo le anguille a tornare nei luoghi di origine dei genitori senza esserci mai stati ,
che abbia a che fare con il restante 95%Confuso

avatarsenior
inviato il 30 Dicembre 2022 ore 7:52    

Come ho accennato sopra, alcuni tipi di esperienze vengono trasmessi geneticamente; la cosa è stata studiata, ad esempio, su organismi relativamente "semplici" come gli insetti dove si è visto che una situazione prolungata di stress, a cui viene sottoposta la madre, provoca la trasmissione alla generazione successiva di una particolare "sensibilità" per situazioni del medesimo tipo. Se lo stress continua anche alla seconda generazione, questa trasmetterà il medesimo "segnale genetico" anche alla successiva, altrimenti nel giro di un paio di generazioni questo segnale scompare. E' probabile quindi che alcune situazioni prolungate abbiano originato forme di adattamento che, trasmesse per molte generazioni, abbiano portato a piccole modificazioni stabili nel patrimonio genetico dell'intera specie che ora continua a comportarsi in base a quell'antico adattamento indipendentemente dal fatto che la situazione originaria possa essere lentamente cambiata nel frattempo. Quell'adattamento originario è poi molto probabile che nel tempo abbia favorito altri piccoli cambiamenti che ora rendono favorevole quel comportamento per motivazioni diverse da quelle originarie.

avatarsenior
inviato il 30 Dicembre 2022 ore 8:06    

Il concetto di "istinto di sopravvivenza" racchiude fondamentalmente tutti questi comportamenti, trasmessi geneticamente o frutto di esperienzia diretta, che sono legati alla coscienza solo nel momento in cui questa subentra alla risposta "istintiva" per elaborare risposte più complesse e calibrate sullo "stile di vita" dell'individuo.
In fin dei conti, quello che ci rende meraviglioso quel 5% di colori e musica è proprio l'insieme di coscienza e istinto di sopravvivenza che ce lo fa percepire come "bellezza", intesa come abitudine "gratificante" (un segnale che "tutto va bene"), ma per l'appunto il rapporto tra le nostre capacità percettive e quel 5% si ferma qui, non è certo la coscienza umana che crea l'Universo, semmai la coscienza ci serve a capire come viverci dentro senza soccombere.
Anzi, il paradosso è che se vedessimo solo in BN, come accade a tanti altri animali, e improvvisamente ci alzassimo una mattina vedendo i colori, molto probabilmente rimarremmo terrorizzati da questa "novità", perché il nostro istinto di sopravvivenza la interpreterebbe come segnale negativo di una qualche situazione potenzialmente pericolosa.

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