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Reportage in una struttura psichiatrica


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user213929
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inviato il 07 Ottobre 2022 ore 17:59    

Scusate ragazzi oggi giornata pesante , sono operativo dalle 05:00 Am in torretta , ora vado ad allenarmi , leggo tutto dopo , grazie per le vostre opinioni

avatarsenior
inviato il 07 Ottobre 2022 ore 21:06    

"Non credo basti l'autorizzazione della struttura, ci vuole sicuramente (credo) anche e innanzitutto quella dei singoli pazienti o, se sono impossibilitati, dei loro parenti o tutori. In genere in ospedale non possono fare un passo diagnostico/terapeutico di qualche minimo rischio (anche un'ecocardio transesofagea o una prova da sforzo) senza farti firmare il consenso informato (un bel papiro). Che poi in alcuni ospedali vadano di fretta, e te lo facciano capire, è un altro conto. Se anche uno è sotto TSO in una unità operativa di salute mentale non credo che i medici abbiano diritto a renderlo oggetto di riprese fotografiche senza consenso."....Se il progetto è tenuto valido comincia una collaborazione con chi si occupa della struttura. Qui entriamo nella fase successiva perché sarà cura del direttore o altra figura della struttura a parlarne con chi dovere per il consenso è tutto ciò che riguarda la burocrazia. Per questo ci deve essere un progetto valido alla spalle. Sono lavori che richiedono tempo. Sicuramente per un reporter con esperienza con è buon curriculum da mostrare tutto potrà essere più semplice.






avatarsenior
inviato il 07 Ottobre 2022 ore 21:50    

"Non credo basti l'autorizzazione della struttura, ci vuole sicuramente (credo) anche e innanzitutto quella dei singoli pazienti o, se sono impossibilitati, dei loro parenti o tutori.

Sicuramente è necessaria l'autorizzazione dei pazienti o di chi per loro se le foto hanno una finalità di divulgazione.
Ma in modo semantico per iniziare è prima necessario avere l'autorizzazione per l'accesso a chi di competenza.
Nel mio caso la prima parte era finalizzata ad una cosa interna di uso tra i pazienti e gli educatori, con le stampe, la percezione di immagini relative a momenti di attività individuale e comune. Era anche un modo per fare conoscenza, normalizzare la presenza di un soggetto esterno, socializzare e raccogliere intanto materiale. Non era stata fissata alcuna scadenza temporale. Ne tantomeno alcuna finalità di lucro. Una sorta di attività ludica alla pari di altre che sono svolte tesa alla socializzazione dei pazienti. Successivamente sarebbe stato valutato se era il caso di proseguire ed utilizzare il materiale per altro, mirarne la ulteriore raccolta, con tutto il tempo necessario per precisarne i contorni e richiedere le autorizzazioni in modo specifico e mirato ai soggetti chiedendo loro un consenso per un uso specifico. Sarebbe stato difficile avere le autorizzazione senza avere una sicurezza di sviluppi divulgaltivi se non estremamente generici. Almeno io non la rilascerei per un mio amministrato. Purtroppo ci siamo fermati molto prima, anche se è comunque stata una esperienza positiva. A dire il vero anche l'attuale materiale di archivio avrebbe necessità di quanto sopra, anche se non ho mai utilizzato alcuna immagine (e ci mancherebbe). Andare ora a riprendere le fila è praticamente impossibile, ma prima di cancellare il tutto ritengo utile aspettare ancora un po di tempo e mantenere il materiale a disposizione degli educatori, almeno nello sviluppo dell'idea iniziale. Il tutto era nato un po per caso poichè un mio amministrato ogni tanto mi chiede qualche sua foto di cui gli porto la stampa dopo avergliele scattate ed un educatore mi chiese se potevamo svilupparne qualcosa anche per gli altri..
ne avevo parlato qui:
Suggerimenti su un progetto avente tema sociale

www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=3414504

user231747
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inviato il 08 Ottobre 2022 ore 11:15    

Io ho eseguito nel2021 uno storytelling, raccontando il dietro le quinte di una malattia. Forse è stato il progetto che mi ha fatto crescere di più, a livello umano e fotografico.
Detto questo, chi dice che sono clichè o i soliti discorsi "piace vincere facile" li invito a fare anche loro questa esperienza se ne sono capaci ( sia a livello emotivo che fotografico) invece di blaterare.
Si può fare qualunque cosa con la fotografia ma sempre e comunque nel rispetto della persona e degli ambienti, si possono raccontare anche le peggio cose senza mostrare direttamente gli effetti delle medicine ( tipo donne senza capelli, o mentre si levano la parrucca ecc.ecc.). Sta al fotografo, con la sua sensibilità saper raccontare con serenità, a volte ironia, e rispetto. Se un fotografo è uno sciacallo...lo sarà per qualunque genere e sarà il suo marchio di fabbrica. Io non rientro in quella categoria.

user231747
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inviato il 08 Ottobre 2022 ore 11:56    

E aggiungo...non mi sembra che Dicorcia sia diventato così famoso per il suo progetto sulla prostituzione e tossicodipendenza. Tema trattato con estrema delicatezza, talmente delicato che se non si conoscesse il progetto non si potrebbe mai sospettare che i soggetti vivano nel disagio.

avatarsenior
inviato il 09 Ottobre 2022 ore 11:07    

Con liberatorie direi che le probabilità, che permangono comunque, sono ridotte significativamente. Non vado oltre, sarebbe un po lungo.

Ad ogni modo è troppo generico parlare di strutture psichiatriche perchè è un mondo molto variegato in cui le esperienze possono risultare le più svariate.
Ho modo di raffrontarmi per lavoro con vari livelli, pubblici e privati, dal centro di salute mentale a case di ricovero.


Non se la prendano gli altri ma questo mi pare l'unico intervento qualificato per il resto abbiamo solo dato pareri personali infondati.

avatarsenior
inviato il 09 Ottobre 2022 ore 11:43    

La struttura psichiatra può anche appoggiare l'idea ma comunque poi deve dare conto a chi tutela i malati per le liberatorie (non so se anche ad altri) per cui è solo il punto di riferimento per i passi successivi.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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