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L'allergia dei fotografi alla parola arte


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avatarsenior
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 11:08    

it's all about the money
Questo mi è sempre stato chiaro come il sole a mezzogiorno.

avatarsenior
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 12:27    

Per dirla in modo più diretto: se i critici sostengono che una banana attaccata con il duct tape al muro sia arte, e questo fatto viene accettato da chi, in un viaggio a Parigi, considera imprescindibili le visite al Louvre, al D'Orsay e al Centre Pompidou, allora quella è davvero arte. La probabile opinione opposta di chi invece predilige Disneyland e la cena sul Bateau Mouche ("ma che cag@ta, potevo farlo anche io") è invece a mio avviso del tutto irrilevante.


Sono d'accordissimo anche se proseguendo nel ragionamento si rischia di cadere nel trabocchetto "meno fruibile" = "più artistico".
Gli stessi allestimenti dei musei suddividono i flussi dei visitatori nei maggiori assiepamenti ai piani degli impressionisti rispetto a quelli degli espressionisti.
Ovvio che questo è dovuto al fatto che si suppone che chi si interessa a cose più "ostiche" abbia un interessa una "passione" e "interesse" maggiore. Cosa che però è necessaria ma non sufficiente a garantirgli una maggiore capacità critica.
Dovremmo forse dare un "coefficiente" maggiore all'opera che è riuscita a raggiungere un maggior numero di persone? Discorso spinoso il cui personale escamotage è appioppargli l'aggettivo "universale".

Tra l'altro si possono persino avere dei (leciti) dubbi su quanto la critica sia in grado di fruire maggiormente dell'opera rispetto a un "uomo comune".
Vedi l'eclatante caso dei Modigliani (MrGreen), ma ci sono anche fattori "strutturali".
Un critico che non ha capito una mazza della trama di film di David Lynch può dare un giudizio più "centrato" rispetto a un utente di un forum che ha risolto la maggior parte delle "definizioni" del "cruciverba" di Lynch. Un critico fotografico può dare un giudizio accurato su McCurry pur non conoscendo la situazione indiana (questo esempio fa schifo ma sul momento no mi è venuto in mente niente di meglio).
Può certamente dare un giudizio autorevole sugli elementi del linguaggio usato (cinematografico/fotografico eccc.), s
Ma a volte molto meno autorevole sul "contenuto" anche se parte di "contenuto significativo" risiede indubbiamente nella "forma" stessa.
Vedi nel "piccolo" anche questa stessa discussione dove un appassionato di "sola" fotografia non può che fare fatica a capire il contenuto di una foto di Cindy Sherman (o altro nome a caso) chiedendosi se ce ne sia poi davvero uno...




avatarsenior
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 12:43    

Ora io non dubito che possano parlare con la tua anima, ma sarei curioso di sapere come. Immagino che ti suggestionino le idee dietro le opere ma non le opere in sé. È così?


È una domanda di difficile risposta.
Esatto: leggere le spiegazioni di un critico ti fa capire l'opera fino a un certo punto.
Ovvero te la contestualizza ti dà spiegazioni sulla sua "importanza", ti prende per mano per cercare di farti capire il punto di vista da cui deve essere valutata. Ma alla fine se questo punto di vista non lo possiedi, non l'hai ancora sviluppato, l'opera continuerà a non dirti niente.
Però dai, a tutti è capitato di apprezzare cose che prima disgustavano o piacevano poco.
Per cui il dubbio che quell'opera potrebbe dirti qualcosa resta (a meno di non auto-ritenersi abbastanza competenti per bollarla come "merda d'artista"). Ma per approfondire tutti i campi bisognerebbe essere immortali...

Tra l'altro è un discorso che può travalicare mondo dell'arte: si potrebbe tranquillamente applicarlo a una birra artigianale, a un videogioco, a uno scarpone da sci agonistico, ecc.

avatarsenior
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 14:20    

OK lo so che è difficile, ma secondo te cosa prova uno che apprezza i taglietti quando li osserva a una mostra? Ne apprezza la (discutibile in un sistema avvelenato da soldi e potere) importanza o apprezza l'opera in sé? In che modo? Dici che prova lo stesso che uno "normale" può provare, che so, davanti alla dama con l'ermellino? È una cosa che vorrei davvero capire, senza retorica.

Poi sarebbe interessante fare una statistica. Chi non viene prima suggestionato (o istruito, o intortato) può probabilmente apprezzare la dama con l'ermellino o qualche Braque. Quanti? E quanti potrebbero apprezzare, per esempio, un taglietto?

user1856
avatar
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 16:01    

Immagino che ti suggestionino le idee dietro le opere ma non le opere in sé. È così?


Si, tendenzialmente si.
Sono i "pensieri scaturiti" che mi fanno amare certe opere.
Il classico esempio che faccio spesso è Guernica: lo trovo esteticamente poco piacevole.
Ma molto molto buono.
Mi dà da pensare molto e, per questo, mi piace..
I tagli, specialmente in questo periodo, mi provocano sempre diversi livelli di pensiero e di emozione.

Opere dipinte che adoro solo esteticamente senza che mi diano da pensare non saprei indicarne una... forse qualcosa di Savinio ma... no, anche lì c'è sempre un "pensiero scaturente" o un'idea che diventa portante... :/

user1856
avatar
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 16:05    

leggere le spiegazioni di un critico ti fa capire l'opera fino a un certo punto.
Ovvero te la contestualizza ti dà spiegazioni sulla sua "importanza", ti prende per mano per cercare di farti capire il punto di vista da cui deve essere valutata.


C'è un ma.
Ovvero quando il critico dà lettura di un'opera e tu, autore, rimani basito dal fatto che le motivazioni che ti hanno spinto a crearla, erano, completamente, "altro"... MrGreen

user1856
avatar
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 16:15    

Chi è uno "normale"?
Intendi la persona media?

Come si fa a sapere cosa prova?
Ognuno avrà la sua emozione.

Cosa prova Tizio a mangiare una tartina col gorgonzola?
E Caio con una fetta di lingua salmistrata?
E Sempronio con del tofu?

Siamo certi di capire, e avete gli strumenti per capire, esattamente cosa ha provato?

Una cosa che spesso ho fatto è ricavare le sensazioni altrui su lavori non pubblicati e metterle insieme: spesso le letture, come nel caso dei mestieranti, erano così interessanti da ricavarne molto nel raccontare il lavoro stesso.
Mediamente le letture non coincidevano mai...

avatarsenior
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 16:25    

OK grazie Cos.

avatarsenior
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 16:39    

Lollus...
Me lo sono sempre chiesto anche io, ma non sono sicuro che la risposta (se c'è ne è una) porti da qualche parte...
Posso dirti che i film di Rocco Siffredi mi hanno sempre dato forti emozioni ma non lo definirei un artista.
Non credo nemmeno come te che si possa ridurre tutto in ambito intellettuale, altrimenti potrei definire artista Einstein o Kasparov.
Credo insomma che un'opera debba suscitare qualcos'altro che il mero piacere intellettuale di aver recepito una determinata informazione, ma questa cosa non la chiamerei emozione, ecco.
Detto questo, e soffermandoci al mero aspetto del "piacere" nel mio piccolo mi accorgo come brani musicali che vanno per la maggiore (in sostanza reggaton, latinoamericana) mi facciano venire mal di testa nelle loro ripetizioni, la macarena poi è vicino a darmi reazioni psicosomatiche, mentre invece faccio venire mal di testa io ai miei famigliari quando mi rilasso con qualche brano di nu jazz. Questo a prescindere dalla valenza "artistica" che possa dare (almeno direttamente) ai brani che ascolto.
Però ecco in effetti mentirei se dicessi che possa apprezzare qualcosa che non riesco a fruire. Pur essendone, a volte, in grado di "non dubitare" del valore "storico" e "artistico" attraverso le opinioni di gente che ci acchiappa più di me.

Chi non viene prima suggestionato (o istruito, o intortato) può probabilmente apprezzare la dama con l'ermellino o qualche Braque. Quanti? E quanti potrebbero apprezzare, per esempio, un taglietto?


Anche qui impossibile rispondere. Tu metteresti insieme suggestione e istruzione? Nel senso più ampio forse si, ma nel senso più ampio si viene "suggestionati" dalla nascita...
Comunque discorso interessante. Secondo un fotografo che seguo sui social a molti bambini l'orizzonte storto nelle foto da fastidio solo quando li si "suggestiona" facendoglielo notare. Per cui viceversa un bambino potrebbe apprezzare una cosa che noi adulti istintivamente disgusta per questioni "culturali" di cui loro sono ancora scevri.














avatarsenior
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 17:09    

Mi piace la risposta di Cos: lui gode dei pensieri scaturiti dal processo intellettuale. Io sono più carnale. Tu forse sei nel mezzo?
Ho notato che orizzonti, linee storte e sporcizia (forme e colori non inerenti) hanno iniziato a dar fastidio a mia moglie quando ho cominciato a notarli e combatterli (LOL) e a dirglielo. Da allora ci fa caso subito, come se si fosse aggiornata il firmware. È successo ovviamente anche a me. Chi è quel fotografo?

avatarsenior
inviato il 24 Ottobre 2021 ore 23:01    

Tu forse sei nel mezzo?

Non saprei cosa risponderti, forse si, in certi ambiti processi intellettuali e "carnali" sono interconnessi.
Se trovo una cosa troppo banale mi annoia anche a livello "emotivo".
D'altra parte se richiede troppo impegno pur apprezzandola e catturando la mia attenzione mi diventa "difficilmente fruibile". Valuto se "impegnarmi" ad alzare la soglia se intravedo possa darmi soddisfazioni.

Su alcune "sfide intellettuali" invece i posso mettermici al limite del masochismo, ma questo c'entra poco sul discorso della fruizione di opere di cui stavamo parlando.

avatarsenior
inviato il 25 Ottobre 2021 ore 19:00    

Questa me l'ero persa...
Chi è quel fotografo?


Roberto Morosetti, conosciuto anche come "La vecchia pagina".
Ha le sue idee ma scrive cose molto interessanti, soprattutto sui cosiddetti "new topographics" ma non solo.
Bazzica soprattutto su FB ma anche su IG
Purtroppo ha un rapporto un po' contrastato con la fotografia purtroppo adesso è nella fase "non mi interessa più".
A volte cancella anche post passati, o abbandona i social per un tot di tempo.

Scusate l'OT...

avatarsenior
inviato il 25 Ottobre 2021 ore 19:22    

Thx.

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