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Un basso che non è tanto basso,due voci straordinarie (Orson Welles rules), una batteria che è un macigno e un chitarrista in.fame. Questa band mi "iniziò" al metal. Ballad bellissima
dei Manowar mi piace soltanto Kings Of Metal. Il vinile della Atlantic me l'ha fottùto mio nipote anni fa, quindi ho dovuto poi riprendermelo della Listenable Music, che costava circa un terzo rispetto a quello che avevo.
Pezzone, senza se e senza ma, pelle d'oca ad ogni ascolto....al di là di pregiudizi verso il gruppo, ma a 60 anni suonati sfornare una perla come questa....chapeau
Pregiudizi perché sento spesso che sono finiti da SSOTSS se non prima. Ma se si ama la musica non si può essere indifferenti a queste note
Riguardo ai Maiden... io sono tra quelli che li reputano defunti, almeno, quelli di cui si parla, gli Iron Maiden, quelli di Powerslave, Piece Of Mind e compagnia bella. Ma anche quelli di Killers. Ed è normale che sia così, in quanto si cresce e le cose cambiano, nel modo di farle e di percepirle. Cambia tutto il mondo nel frattempo, figuriamoci se non cambiano i gusti ed i modi di fare delle persone. Quello che reputo dispersivo è divfendere il mito dei vecchi Maiden in modo irreprensibile, esattamente come reputo insensato difenderne la longevità come se ci fosse sempre stata una degna continuità tra passato e presente. Non è così e lo sappiamo tutti. Il fatto che la musica prodotta sia sempre stata di qualità è un altro discorso. Ma i due periodi sono ben distinti e inconciliabili se non per il logo che portano sulle copertine dei dischi. Trovo anche inutile inseguire una formula che per quanto possa essere vincente, se sbidisce sbiadisce, ad un certo punto e forse è il caso di reinventarsi, piuttosto che scimmiottare i gesti passati fingendo che non ci sia stato mai un voltapagina. Detto questo, ribadisco che la qualità dei dischi dei Maiden è sempre stata elevata, ma nei miei scaffali ci sono i dischi fino a Seventh Son, e (malauguratamente) No Prayer For The Dying, che presi il giorno stesso che uscì nei negozi, in LP. A questo punto preferisco una cosa come questa: il disco solista di Dickinson (non ricordo più se il primo o il secondo), semplice, onesto, nemmeno metal, ma così motivato e sganciato dai clichè che ci si ficca nella testa alle volte:
Dal momento che ho appena preso il biglietto per i Marduk di novembre a Milano, desidero condividere il mio album preferito della band (a pari merito con Nightwing), un disco certamente distensivo, conciliante e per nulla malintenzionato.
Ceneca....in sostanza hai ragione ma puoi fare questo discorso sugli AC/DC che sfornano le stesse cose da sempre. I Maiden sono un caso a parte, indiscutibilmente gli album possono piacere o non piacere se poi uno si aspetta certe sonorità rimarrà irrimediabilmente deluso, fermo nostalgicamente agli anni 80/90 che furono gli albori di quel genere metal che ha avuto il merito di sfornare capolavori in ogni suo genere. Pur con il cambiamento hanno mantenuto la loro identità.
Per me la brutta piega è avenuta con l'avvento del grunge, mai sopportato e mai digerito. Cantato lamentoso, suono malinconico e pesantezza generale. Ha snaturato e poi cambiato il mondo rock/metal.
La vena prog dei Maiden è sempre stata sotto il naso di tutti, da Powerslave (The rime to ancient mariner), continuando con Seventh son. Mettici la dipartita di Bruce, la parentesi di Blaze (mai avuto il coraggio di ascoltare i due album) e grazie ai live con il ritorno di Bruce che ho scoperto poi Sign of the Cross. Io che ho sempre amato anche il filone prog metal il cambio di sonorità e la lunghezza delle song per me sono punti guadagnati, ma come detto è soggettivo. Da Brawe New World col ritorno di Bruce e Adrian il cambiamento è stato netto, non tutti gli album sono perfettamente riusciti ma al loro interno ci sono pezzoni che hanno ben inciso il marchio di fabbrica Maiden.
Quello che mi stupisce invece è che ancora mi emozionano, quest'album sopratutto (ma sono consapevole che non piacerà a tutti) ce l'ho in loop da venerdì che è uscito e non manca mai di farmi scoprire cose nuove. E' un crescendo dalla prima (Senjutsu) alla fine (Hell on Earth). Non è The number, non è Powerslave, non sono i ragazzi di allora e nemmeno noi, io pure ho superato i 50, ma sono canzoni per me decisamente coerenti con la maturità loro, han pur sempre superato i 60.
Un album gentile e garbato, che entra delicatamente nel cuore:
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