Riporto un articolo di Massimiliano Sandri, nel quale viene analizzata questa sindrome, vorrei sapere i vostri pareri in merito. grazie a tutti.
“ Una delle malattie che colpiscono più spesso gli appassionati di fotografia è la famigerata GAS, Gear Acquisition Syndrome, che potremmo tradurre "Sindrome da Acquisizione di Congegni". La sindrome non fa differenze tra fotografia digitale o chimica, e colpisce tutti indistintamente. Ma che cos'è la Gas? Di solito funziona così: quando uno scopre di avere la passione della foto, si procura una macchina dignitosa, diciamo una reflex economica di una notissima marca giapponese. Dapprima ci si entusiasma, si fotografa un po' di tutto, familiari, amici, animali, paesaggi. Ma poi si comincia ad accorgersi che qualcosa non va come dovrebbe. Sbaglio, o lo zoom vignetta leggermente a certe lunghezze focali? E tutto questo rumore a 1600 Iso?
Ma in fondo non si tratta neppure di quello, è la foto nel suo insieme che non è riuscita come doveva, come l'avevamo immaginata nella nostra testa. La macchina è inferiore alle nostre capacità creative, e sta frustrando il nostro smodato desiderio di produrre immagini di alto livello! Forse aveva ragione il commesso, quando ci suggeriva di prendere in considerazione il modello superiore, quella col nuovo sensore ed il corpo in lega di magnesio. Per non aver voluto spendere quei 400 euro in più, ora siamo fregati! Ma il rimedio esiste: tra qualche mese è Natale, e la supermacchina sarà uno splendido regalo che in fin dei conti ci meritiamo?
Scena successiva, Natale di tre anni dopo. La supermacchina ormai è il nostro secondo o terzo corpo reflex, o forse l'abbiamo già regalata ad un amico che vuole iniziare a far foto anche lui (che tenerezza?). Forse abbiamo compiuto il grande passo, abbiamo capito che la marca X non faceva per noi, che in realtà ci sentiamo in profonda sintonia con le scelte ergonomiche della casa Y, abbiamo realizzato che il particolare algoritmo di demosaicizzazione sviluppato dai loro tecnici, è decisamente superiore. Non parliamo delle ottiche! Siamo passati da quel penoso primo zoom, leggero ed inconsistente come un pacchetto di fazzoletti di carta, alle ottiche fisse ad alta luminosità, ben più costose e qualitative. Nella borsa abbiamo sempre pronti il 24/2.8, il 50/1.4, il 135/2. Tutta roba che ci è costata un sacco di soldi. Ma siamo finalmente contenti, soddisfatti? No, siamo ancora vittime inconsapevoli della GAS. Ed allora, per questo Natale ci siamo regalati una macchina completamente differente: niente reflex, è addirittura una macchina a telemetro, e non è digitale, ma a pellicola. Perché il digitale è bello, ma in fondo le "vere" foto sono quelle che si facevano con le vecchie gloriose pellicole, il bianco e nero della TriX, i colori del Kodachrome (c'era anche la canzone di Simon & Garfunkel: "Kodachrome, they give us those nice bright colours"). Probabilmente, ormai abbiamo imparato davvero a scattare delle belle immagini, e sappiamo che la macchina conta fino ad un certo punto, perché non c'è macchina che sappia valutare la qualità della luce o interpretare la geometria di una scena. E tantomeno scattare solo al momento giusto, il momento decisivo. Conta di più l'appassionata frequentazione dei libri dei veri maestri.
Ma anche se lo sappiamo, siamo vittime della GAS, ed abbiamo ormai un enorme corredo di machine, obiettivi, cavalletti, duplicatori, filtri, software, e così via. C'è un signore in America che possiede 14 esemplari di un unico tipo di macchina, ormai fuori produzione da una quarantina d'anni. Li usa tutti e li mantiene in uno stato perfetto, integrandoli con tutti gli accessori originali che riesce a trovare sul mercato (eBay è il più grande alleato della GAS). Tutto sommato, la GAS colpisce solo il nostro portafoglio ed a volte i nostri rapporti umani, soprattutto se abitiamo in una casa molto piccola e con poco spazio per tutta questa roba che vorremmo metterci dentro a forza. C'è di peggio. Diciamo che fino a quota 14 possiamo stare relativamente tranquilli, basta essere consapevoli che siamo un po' malati, solo un po'.
„
fonte
www.fotografareblog.it/blocnotes/fotografia-o-malattia/