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Se la vita è una scena, sei fotografo o regista? (Un articolo di Smargiassi)


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avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 11:31    

Perché sempre ste risposte del ×.o?
Va bene ti darò ragione così sei contento ma davvero se apri un topic e poi non accetti discussione non aprirli

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 11:36    

Chiedo: questa scena sarebbe stata la stessa se non ci fosse stato presente il fotografo a rendere consapevoli i partecipanti che il loro grido di dolore sarebbe arrivato in ogni angolo del mondo? Quindi la possiamo considerare un documento spontaneo e genuino?


Senza entrare nel merito della singola foto, ribadisco che l'invisibilità sia cosa diversa, appartenente ad un mondo mitologico.
Ma anche entrando nel merito della riflessione che poni, rappresento che una cosa è la presenza, altro è l'allestimento e la preparazione.
L'influenza che può esserci non è la stessa.
In certe situazioni è difficile fare fotografie senza essere presenti... semmai si deve cercare di rendere ininfluente la presenza, o almeno nel minor modo possibile. Sei sicuro che senza il fotografo coloro che hanno perso i loro figli non avrebbe pianto o non sarebbero stati disperati?
Semmai è nella cinematografia che si accentuano alcuni aspetti (e magari qualche retroscena pensando ai pagamenti che avvenivano storicamente per far piangere il corteo).


avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 11:42    

Capisco la tua posizione. Del valore dell'"invisibilità" ho già scritto nel mio primo intervento.

Non dico che la luce messa su da Majoli sia ininfluente. Certamente provoca un effetto anche se lui dichiara di non mettere in posa il soggetto ne di chiedergli un'azione a comando.
Mi chiedo però se in determinati contesti, dove si producono foto portate ad esempio del buon fotogiornalismo, non vi siano comunque condizioni oggettive che alterano la "genuinità" della scena. Come nel caso che ho riportato qui sopra.

Per questo dico che Majoli mi sembra più alla ricerca di una sua soluzione stilistica piuttosto che della "foto riuscita". Quella la sa già fare perfettamente...

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 11:42    

Perché sempre ste risposte del ×.o?
Va bene ti darò ragione così sei contento ma davvero se apri un topic e poi non accetti discussione non aprirli


Io la discussione l'accetto.
Mi permetto di rilevare che la tua affermazione

Non é romanzo é cronaca e non c'é una discussione in merito a questo


sia un pochino perentoria... poi fai tu.

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 11:46    

Mi chiedo però se in determinati contesti, dove si producono foto portate ad esempio del buon fotogiornalismo, non vi siano comunque condizioni oggettive che alterano la "genuinità" della scena. Come nel caso che ho riportato qui sopra

Il dubbio è legittimo ed è giusto porselo. Secondo me è più interessante il motivo per cui abbiamo il dubbio che la risposta alla tua domanda.
Ossia il dubbio mi viene perchè voglio capire se sia spontanea?
E perchè?

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 11:50    

Credo che l'osservatore contemporaneo di fotografie debba essere un soggetto "smaliziato". Una persona cioè che è in grado di comprendere e anche di accettare che la genuinità pura nel fotogiornalismo non esiste.

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 11:59    

tema interessante, centrale per questo genere di fotografia.
parliamoci chiaro: ogni qualvolta vediamo una foto "di strada" o di cronaca supponiamo che sia un'istantanea di un momento di vita reale. se si scopre (almeno per me è così) che in realtà è una costruzione fatta con gente in posa, mi crolla il palco dell'emozione.

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 12:02    

Ok scusa hai ragione, esco dalla discussione per evitare di inquinarla

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 12:30    

Ok scusa hai ragione, esco dalla discussione per evitare di inquinarla


Non ne vedo il motivo.

Credo che l'osservatore contemporaneo di fotografie debba essere un soggetto "smaliziato". Una persona cioè che è in grado di comprendere e anche di accettare che la genuinità pura nel fotogiornalismo non esiste.


La realtà sappiamo che sia diversa.

Sposterei però l'attenzione non sull'osservatore ma sul fotografo e sul ruolo del reporter.
Sappiamo bene che certe fotografie hanno avuto ed hanno tuttora molta influenza, sopratutto con l'immediatezza dei canali di comunicazione.
E questo non dovrebbe far altro che aumentare la consapevolezza del proprio ruolo e della propria funzione.
In altro topic si parlava (a mio avviso impropriamente) di generi di serie A e generi di serie B.
Tutti i generi hanno la propria dignità, paritaria.
Ma non tutti i generi hanno la medesima funzione sociale ed il proprio ruolo.
Ritengo che il reportage ne abbia uno specifico che a prescindere da proporzioni, sfumature, accenti, misture diverse di quell'incredibile, unico cocktail di prelievo e costruzione, di volontà e di realtà come le chiama Smargiassi debba esserci un limite il più possibile delineato, secondo una sorta di convenzione ormai molto estesa nell'immaginario di chi ne fruisce.
Raccordandomi con la foto di strada ad esempio le cui "regole" non sono altro più o meno che adesioni a convenzioni più o meno rigide o estese, ma sicuramente più fluide per la diversa funzione, ritengo che un reporter debba essere molto più rigido per mantenere la credibilità e la funzione del proprio lavoro.
Se uno street photgrapher può permettersi di dire io faccio questo e chi se ne frega se uso obiettivi lunghi-o corti, se è posato o spontaneo, se è meglio HSCP o altro gruppo, perchè non casca il mondo qualsiasi scelta faccia, lo stesso non può dirsi nel reportage.
Vogliamo raccontare storie?
Benissimo.
E' meno dignitoso?
Assolutamente no.
Ha un valore diverso.
Assolutamente si (per me).
Dunque perchè insistere a chiamare reportage ciò che non è?
Si crea solo confusione e ambiguità (secondo me). MrGreen


avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 12:43    

Sono d'accordo con te con una distinzione.
È fotogiornalismo anche il corredo fotografico ad un articolo di un settimanale dove appare evidente al lettore che la foto del personaggio è posata.

Se invece faccio credere al lettore di trovarsi davanti alla rappresentazione di un fatto realmente accaduto, allora commetto una frode.
Qui un esempio molto conosciuto.




user211644
avatar
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 14:16    

Semmai la vita è un palcoscenico con delle scene.
Per me sono fotografa e regista. Fotografa perché immortalo la scena, e regista perché quella scena già pronta mi sta bene così come, tuttalpiu la modifico togliendo o aggiungendo qualcosa o qualcuno. Quindi alla fine quella scena è mia e la porto via. Farà quindi parte di me perché l'ho fermata io, " fotografa e regista ".

avatarsenior
inviato il 17 Ottobre 2020 ore 20:50    

Se invece faccio credere al lettore di trovarsi davanti alla rappresentazione di un fatto realmente accaduto, allora commetto una frode.
Qui un esempio molto conosciuto.


Non la conoscevo, se ne parla anche in questa discussione.

www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=3745260

avatarsenior
inviato il 18 Ottobre 2020 ore 13:29    

Qui da me sono state da poco cambiate le luci dei lampioni.Ci si vede meglio in basso e questo sembra aver cambiato taluni comportamenti,anche senza regista e fotografo,o pittore,ma in precedenza si era parlato di videocamere,fisse.
Cos'è che non puo' fare il fotografo?Gli manca soltanto il ruolo del guru....
Fra l'altro avrei qualche difficoltà ad immaginare il fotografo col suo progetto importante,vagare fra la folla con le luci in spalla,considerando le vigenti normative,col suo smartphone e tutte le potenzialità comunicative,del mezzo.
In cento ottanta anni di storia,per come si vuole ricordare, nessuno hai mai pensato o proferito parola su tali propositi e se mai è avvenuto si tratta di questione ancora aperta(sembrerebbe un teorema quasi perfetto).
Nel mio librino,che non so se sia in dotazione del noto circolo culturare,si fa uso del termine "genuine" correlato alle immagini della vita di strada.
Immagino che se il fotografo, tempo permettendo avesse trasferito momentaneamente il suo studio all'aperto,oltre la soglia del negozio,come forse si dice sia avvenuto, non sarebbe sembrato cosi' sorprendente.Successivamente pare, secondo i resoconti che una tipologia di fotografia piuttosto aperta,sia stata soggetta a qualche piccolissimo cambiamento o spinta culturale.
Ricordo pero' il commento "molto cinematografica" usato da un buon frequentatore del genere in questione.
Se non erro nel cinema, al momento della premiazione sono state inserite tutta una serie di diverse categorie,come montaggio,costumi,sceneggiatura, effetti speciali,miglior attore,regia.Nella fotografia c'è il ruolo del fotografo, che sembrerebbe prevaricare le varie componenti delle immagini o ingredienti.E la richiesta di qualche informazione in piu' sotto l'immagine è parsa per qualcuno fin troppo ovvia,contemporanemente si promuove lo studio e il progetto come grande capacità.Forse,forse,E' cambiato l'attimo,che non è piu' attimo che passa e va ,perchè poi ritorna e puo' tornare simile, molto simile, perchè ci sono molteplici possibilità di scelta.



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