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inviato il 26 Novembre 2019 ore 8:47
Ti ringrazio per l'intervento e perchè nel tuo post ci sono 2 spunti davvero interessanti che vale la pena discutere. Il primo è l'estetismo in fotografia, è un argomento di cui abbiamo parlato dal vivo qualche tempo fa, una foto non può sottrarsi da una parte estetica essendo appunto qualcosa di visuale. Secondo un amico quando parti a fare un lavoro fotografico non puoi prescindere da un buon gusto estetico e compositivo, secondo altri l'estetismo deve piegarsi al concetto e al messaggio che si cerca di dare. Io credo che quando fai un certo tipo di lavoro pattini sul bordo della vaccata e lo penso dalla prima volta che ho visto a Reggio Emilia la mostra di Ghirri. E' vero quello che scrivi e scrive anche Luca, le foto sono banali, io prendo un singolo scatto del lavoro lo guardo e dico e quindi? Ma in questo caso per come la vedo la sua banalità è la sua forza, si parla sempre del sud come esempio negativo, ci sono casi come la terra dei fuochi, si parla di mafia ecc... e si ha sempre la sensazione di un nord più "virtuoso" dove certe cose non succedono. Questo modo di pensare è radicato e lo dico perchè vivo in una cittadina piccola del nord Italia, invece qui nella banalità di tutti i giorni si capisce che "sotto" sia metaforicamente che fisicamente c'è ben altro, il nord non è così virtuoso. Certo molti cittadini di quei luoghi sono ben a conoscenza di queste cose, ma non è generalmente così, non è così che spesso la gente percepisce il nord Italia. Trovo molto significative in questo senso foto come quella con la villetta dove viene innaffiato il giardino. Il secondo spunto interessante è legato alla didascalia, una foto deve reggersi da sola e non funziona se non accompagnata dalla parola? Non la vedo così secondo me spesso la fotografia è un linguaggio incompleto, racconta, ma non ha propriamente tutti me mezzi per creare qualcosa di esaustivo e essere accompagnata come in questo caso da mappe e da didascalie non la rende per me di serie B, semplicemente per creare questa "opera" il linguaggio fotografico era una condizione necessaria ma non sufficiente |
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inviato il 26 Novembre 2019 ore 9:22
Sull'estetismo sono d'accordo perché è funzionale alla comunicazione. Non è necessario solo quando le immagini servono a compiere misure, come in ambito scientifico. In tutti gli altri casi serve, incluso quello della comunicazione a noi stessi (la memoria), altrimenti non si sviluppa quel processo in parte irrazionale (l'esperienza estetica) che evita l'indifferenza o la noia. Sono anche d'accordo sulla banalità come forza perché, in questo caso, i luoghi fotografati non dovrebbero essere banali. Se gli uomini che vivono in quei luoghi avessero curato il paesaggio, come è avvenuto in tante parti d'Italia, non si sarebbero ridotti a luoghi senza personalità, banali, sporchi, simbolo di indifferenza. In questo senso, la banalità è il messaggio. Non sono invece d'accordo sul fatto della didascalia. Va bene che una immagine non sia completa e che non racconti tutta una storia, ma deve rappresentarne con chiarezza almeno un elemento, quello su cui si incardina un segmento della storia di cui fa parte a sostenere l'immaginazione del lettore (come le figure nei libri di favole). Se mi rappresenti una villetta dove viene innaffiato il giardino senza alcun elemento dissonante e la didascalia dice che l'acqua è piena di veleni, a che serve la foto? La potresti usare per pubblicizzare gli irrigatori e andrebbe bene lo stesso. In molte foto manca l'elemento di aggancio e potrebbero essere semplici immagini stock. Ci fosse stata una zucca deforme, una anziana sullo sfondo sulla sedia a dondolo con la mascherina sulla bocca per non respirare i miasmi allora avrei capito. Così mi sembrano delle ghirrate dove lo sforzo del fotografo è quasi nullo e ci deve mettere tutto l'osservatore. Questa critica vale per alcune foto. Altre invece riescono nell'intento. |
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inviato il 26 Novembre 2019 ore 9:42
Leggendo l'intervento di Motofoto mi è venuto in ente che Ben-G in un'altra discussione aveva segnalato questa fotografa che fa pure lei fotografia documentaria a volte con argomenti affini a questo terre di sotto (se leggete e guardate alcuni suoi progetti capirete). daramcgrath.com/project-cleansweep/cleansweep-gruinard-island/ Ho segnalato questa fotografa ad amici e un commento è stato "non mi ispira ... Poco evocative la qualità delle foto non mi convince". Sono commenti abbastanza comuni quando si tratta di fotografie in stile documentario o, ad esempio, quando mostro qualcosa di Guido Guidi o anche per altri fotografi, della scuola di duesseldorf o simili. A me le foto della Grath sembrano belle ma anche lì senza testi per un italiano difficile capire il tema politico sottostante. In un progetto va a fotografare i luoghi dove ci son stati morti per la battaglia per l'indipendenza Irlandese, senza testi sarebbe impossibile capire di che si tratta. |
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inviato il 26 Novembre 2019 ore 10:31
“ .Va bene che una immagine non sia completa e che non racconti tutta una storia, ma deve rappresentarne con chiarezza almeno un elemento, quello su cui si incardina un segmento della storia di cui fa parte a sostenere l'immaginazione del lettore (come le figure nei libri di favole). Se mi rappresenti una villetta dove viene innaffiato il giardino senza alcun elemento dissonante e la didascalia dice che l'acqua è piena di veleni, a che serve la foto? „ Partendo dal presupposto che non voglio aver ragione ad ogni costo vorrei spiegare perchè la foto della villetta per me a senso fatta così nella sua banalità. La didascalia recita: “ Lonigo (Vicenza) - L'impianto di irrigazione di una casa privata in cui viene utilizzata acqua contaminata da PFAS. I PFAS (Acidi Perfluoroalchilici) sono composti chimici inodori, incolori e insapori. Per anni dal distretto conciario della provincia di Vicenza composti sono stati sversati nella falda acquifera e assimilati dalla popolazione tramite l'acquedotto e i pozzi privati. Decine di migliaia di cittadini risultano esposti per uno dei peggiori casi di inquinamento delle acque in Europa. „ metterei l'accento su questa parte: composti chimici inodori, incolori e insapori I cittadini pensavano di vivere tranquilli, che non ci fossero problemi, il rappresentare una situazione così normale, dove non sembra esserci nulla di steano, niente zucche deformi, pesci con 3 occhi o mozzarelle blu, ma qualcosa di più sottile , ma altrettanto pericoloso. Ecco forse l'unico modo per rendere questo è appunto la rappresentazione di una situazione così normale, qualcosa di tutti i giorni dove ci sentiamo sicuri e tranquilli per comodità allego la foto in questione
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inviato il 26 Novembre 2019 ore 10:38
Comunque trovo il discorso molto interessante grazie per i vostri punti di vista |
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inviato il 26 Novembre 2019 ore 10:41
io prendo ad esempio il reportage di Zanoni...reportage solido a livello documentale come questo ma che in più regala immagini di spessore con una ricerca anche estetica e di rigore,che come giustamente ha aggiunto motofoto dovrebbe comunque far parte di un lavoro fotografico come questo. ovvio che in cronaca di guerra o situazioni in cui è d'obbligo il racconto immediato di scene irripetibili l'estetica decade e passa la mano alla storia pura, ma in questo caso credo che un approccio anche estetico in cui entri in gioco la parte in causa,gli elementi inquinanti ad esempio, sia necessario al racconto della storia stessa. |
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inviato il 26 Novembre 2019 ore 13:50
Matteo, capisco il senso del tuo discorso e neanche io voglio avere ragione per forza. Anzi, se qualcuno mi fa cambiare idea sono ben contento. Riflettiamo però sul significato di una foto accanto ad una storia. Ci può stare un totale scollegamento tra storia e immagine, anzi questa mancanza di legame è un espediente arcinoto. Pensa ai manifesti di alcuni film horror: un classico è l'immagine di un posto tranquillo o di un oggetto tranquillo (la bambola sorridente), su cui però incombe un pericolo. Ci deve essere qualcosa anche piccolo che disturba (anzi meglio se piccolo) , che fa venire un sospetto: una luce accesa in una casa abbandonata, un occhio rotto della bambola.... Voglio però venire dietro al tuo ragionamento e ti concedo che possa mancare totalmente ogni elemento disturbante e che sia tutto "normale". Però qualcosa che produca un senso di fragilità, di protezione o di attenzione, ci dovrebbe essere. Se i PFAS sono (come sono) dannosi per la salute, un elemento umano me lo aspetterei. Non è necessario che sia uno che rantola agonizzante sotto i getti degli sprinkler, ma almeno un bambino che felice gioca sotto l'acqua, un gattino che beve quell'acqua, un orto con la verdura che poi ti mangi, il proprietario della villetta che si ripara con l'ombrello e fa una faccia preoccupata...ci sono mille opportunità per far venire in mente "ma è sicuro stare lì sotto?". Invece, se guardo quella foto, mi viene da pensare: "che me ne frega se annaffiano un giardino con i PFAS visto che non deformano le zucche e il giardino è rigoglioso?". Bastava andare in un microstock a prendere una foto qualunque o, se proprio la volevi del posto, fare uno screen shot da Google Streetmaps. In conclusione, non voglio criticare gli autori che hanno fatto una gran lavoro, più che meritevole, e che in alcune foto hanno rappresentato bene il disastro incivile e duraturo della plastica e delle discariche non controllate. Solo che quando incontri i casi di inquinanti "difficili" da rappresentare, mi aspetto il colpo di genio e non la collezione di figurine dei posti. Se vuoi svegliare le coscienze non puoi fare carezze: devi dare ca.zzotti allo stomaco. Tu sei uno proprio di quelli che non fa sconti di ca.zzotti nelle foto. |
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inviato il 08 Dicembre 2019 ore 8:53
Vedo solo adesso, ottima segnalazione Matteo. |
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inviato il 08 Dicembre 2019 ore 12:07
Grazie |
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inviato il 28 Dicembre 2019 ore 16:32
... mi piace pensare al fatto che si stia profilando un nuovo genere di ricerca fotografica sul piano estetico, trascendendo relativamente quello puramente documentaristico, di reportage. Privo d'un adeguata veste didascalica appare "quasi muto": un grado zero in termini comunicativi e conseguentemente d'ardua lettura; una possibile opportunitá, pur eticamente nobile, di riscrittura estetica, di ricodificazione Altra, rispetto a quelle canoniche, del territorio, del paesaggio, del genius loci... Sarebbe ad esempio interessante come prima ipotesi di sviluppo generale della ricerca comprendere, operando una reductio progressiva dell'apparato didascalico [ovvero una reciproca azione] , il punto d'equilibrio fra immagine e testo ... Immagino questa nuova dimensione come una possibile figurativitá intelligentemente alienata dei propri tradizionali valori semantici senza ricorso alcuno all'astrazione ... un' astrazione realista, un Nuovo Realismo Astratto ....piú precisamente, ossimori a latere, un realismo storico finalmente scevro d'una apparente matrice ideologica. Un campo esplorativo e d'analisi scientifico ed essenzialmente diacronico, evidentemente pur relato alla situazione e al contesto : una Pragmatica della fotografia per una riscrittura storica. Altro caso rilevante, oltre a quelli di giá citati, in tal nuova ed affascinante direzione è l'opera del fotografo Sergio Camplone al quale Vi rimando invitandoVi in particolar modo alla lettura del Suo lavoro " Appunti sulla chimica italiana". Camplone, traendo ispirazione da Bill Sullivan (Hudson River School) costruisce una pregevole narrazione diacronica di Bussi in Abruzzo : www.sergiocamplone.it/works/appunti-sulla-chimica-italiana/ Un gentile saluto ed un sincero augurio a Voi tutti per un felice e sereno anno nuovo. Ben-G |
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inviato il 29 Dicembre 2019 ore 18:23
Grazie del passaggio e della bella segnalazione, me lo studio con calma |
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