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Estetica/Antiestetica


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avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 10:37    

Solo che mi è stato fatto notare che ora va di moda rappresentare soggetti "brutti", io non credo sia una moda attuale


Sinceramente non pare neanche a me un fenomeno particolarmente sugli scudi. Perlomeno tenendo a mente che ogni giorno si producono centinaia di migliaia di fotografie e, per logica, di tutto se ne vede a forza un bel po'...

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 11:08    

I soggetti “brutti” ci sono sempre stati, probabilmente in passato venivano rappresenti con più “rispetto”, uso questo termine nel senso che veniva lasciato qualcosa anche all' immaginazione. Creò scalpore l' Immagine del bambino con avvoltoio negli anni 90, ma vista con gli occhi di oggi non ci stupisce più.
L'asticella della sensibilità è molto cambiata,(per motivi ovvi) ed ecco che i fotografi si spingono un po' più in là.
Semmai mi domando se tali soggetti non potessero essere rappresentati con più “rispetto” mantenendo inalterato il messaggio che si voleva far passare e, se tale mancanza è eventualmente dettato da una mancanza del fotografo o del pubblico, nel recepire concetti meno diretti.

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 11:29    

@ Matteo Groppi: sono assolutamente d'accordo con te sull'importanza, (da te evidenziata in altri post) anzi sulla necessità di una pianificazione o di un progetto a monte di uno scatto per ottenere qualcosa di valore.
Non sono d'accordo invece, in termini di giudizio sullo scatto,sul peso che tendi a dare al progetto, all'intenzione, allo spessore culturale, al disegno generale, alla motivazione che sono all'origine di una fotografia.
Se il "prodotto"è la fotografia, quella va giudicata.
Se la fotografia è troppo debole per reggersi in piedi di sola e per stare eretta ha bisogno del racconto, o della autorevolezza dell'autore secondo me non ci siamo.
Quante volte applaudiamo scatti banali di grandi fotografi?

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 11:39    

Se il "prodotto"è la fotografia, quella va giudicata.


Però il punto è proprio qui: il prodotto è sempre e comunque la singola fotografia?
O meglio, rendere avulsa una fotografia da un complesso più grande, da una specifica visione, non rischia (come effettivamente vediamo ogni giorno) di spostare troppo verso l'effetto sorprendente, piuttosto che verso qualcosa di più intimo?
Verso il fascino "veloce" piuttosto che verso qualcosa di più solido magari?

Ripeto, non dico in ogni caso.
Ma ho il timore che, giudicando il singolo scatto, molte cose trite e ritrite viste qui sarebbero più avvincenti di ogni singola foto di un Ghirri o un Giacomelli per esempio, per non dire di un Eggleston, e dubito sarebbe una accurata e significativa valutazione...

Secondo me quindi, anche in questo, è difficile generalizzare. Perchè porterebbe inevitabilmente a una percezione dell'opera (fotografia o altro non credo cambi troppo) comunque troppo di superficie.

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 12:00    

*Di base, credo si possa condividere pià o meno, mi pare che 3 siano i modi per decretare se un artista è tale:
1) L'autoreferenzialità: Carmelo Bene la sosteneva con ottime ragioni, ma il fatto è che domattina... si svegliano tutti artisti tranne gli artisti umili... Sorriso
2) La democrazia, e allora abbiamo il "a me piace così", la civiltà dei like, e Cotugno è meglio di Schumann.
3) L'oligarchia, ovvero la cerchia di quelli che "sanno" e che quindi decidono. In pratica i critici.

Per quanto molti abbiano verso l'ultima categoria una certa idiosincrasia, francamente mi sembra (pur con tutti i difetti che incorpora, e aspettandomi che qualcuno dica "e chi sceglie gli esperti?") resti la meno peggio.
In fondo poi, anche qui è così, no? I democratici like hanno meno rispetto dell'EP, e il fatto che Pinko Pallo si senta un genio pure... Sorriso*

Tu poni la cosa come se le tre casistiche debbano essere alternative.
Non credo sia cosi', i critici sono sempre unanimi nel valutare un presunto artista? A tutto il popolo inesperto piace Cotugno? A nessun esperto piace Cotugno? L'autoreferenzialita' non trasmette certo simpatia ma esclude a prioria che il giudizio su se stessi sia pompato?
Altra considerazione, non capisco questa frenesia di classificare ed etichettare tutto e tutti.
L'arte puo' manifestarsi in forme e misura diversa; non e' sempre arte il prodotto del cosiddetto artista, un po' d'arte la si puo' a volte ritrovare in opere di chi artista non e' riconosciuto.
Quello che importa, per me, e' trasmettere emozioni, concetti, sensazioni a qualcuno, se i "qualcuno" sono tanti meglio, se fra quei tanti ci sono degli "esperti" meglio ancora.


avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 12:13    

Beh bastasse l'autoreferenzialitá per diventare grandi artisti, allora si che staremmo freschi.
La democrazia, partorisce aborti. Se anche uno come Allevi si sente artista, il primo danno è compiuto nei riguardi degli stessi "presunti" artisti.
È spesso l'élite di critici, mercanti o comunque persone del settore che contribuiscono alla creazione dell'artista.
Ad esempio lo sforzo del fratello di Vincent, mercante d'arte, affinché Van Gogh ottennesse postumo il meritato successo.
Ancor prima il mecenatismo, sponsor e promotore del successo degli artisti.

Per quanto riguarda l'originalità. Credo, anzi sono sicuro che sia alla base di ogni forma di successo.
Artistico o commerciale (le due cose sono strettamente relate).
Originalità che comunque non può essere fine a sé stessa. Il giusto mix è dato dalla originalità si, ma ben miscelata ad una certa coerenza e leggibilità.
Qui la democrazia citata prima, ritorna ad assumere una valenza importante.
C'è l'artista dei critici che rimane confinato in una cerchia ristretta di fruitori e c'è l'artista unanimamente riconosciuto, che beneficia del riconoscimento universale.
Per intenderci, un Mozart, resterà nella storia della musica al gradino più alto, perché oltre all'innegabile capacità di produrre capolavori, é stato in grado di rendere sufficientemente "popolare" il suo stile. Insomma per grandi linee, fruibile da tutti.

E nella fotografia? Beh qui il discorso qui é più complesso e lungo. L'enorme diffusione di immagini nella nostra società, rende più complicato da parte dell'artista, quella ricerca di uno stile proprio unico e non riproducibile. La riproducibilità del mezzo "meccanico", è un altro dei fattori che giocano contro.
Ed allora la strada intrapresa diventa più tortuosa.
Come devo fare, affinché la mia opera non venga copiata? C'è qualcuno come Crewdson o La Chapelle che hanno scelto la via della "complicazione".
Processi per arrivare all'opera, estremamente complessi e costosi, fuori dalla portata dei più.
Altri hanno utilizzato linguaggi più criptici e di non facile lettura e fruizione. Ma ciò non toglie che l'estetica o l'antiestetica (altra faccia dello stesso concetto), restino comunque i pilastri portanti su cui poggia qualsiasi costruzione meritevole di una qualche considerazione.

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 12:16    

@F.Merenda: sacrosanta la tua considerazione, che rende ancora più sdrucciolevole il piano su cui ci si muove questo post. L'unica certezza che ho, non solo in fotografia, è il dubbio e per questo mi riservo il diritto di cambiare idea ogni cinque minuti se mi si presentano argomenti che mi convincano.
Torno a bomba su due fotografi citati: C. Opie e Bruce Gilden. In termini di "fotografie particolari" come scorciatoia per il denaro (parole di Opie) siamo di fronte al bue che da del cornuto all'asino. Gilden che intendiamoci, adoro) fotografa perdenti ed esclusi nell'ambito di un filone che compie ormai 60 anni. Opie indulgente in immagini che smuovono curiosità morbose. Nella foto di Opie titolata Self Portrait/Pervert un nudo di donna "brutta", una maschera Sadomaso, aghi nelle braccia.E, soprattutto, il soggetto che è la fotografa stessa. Una caterva di elementi che possono solo smuovere se non terremotare, sensibilità e sentimenti. Scorciatoissima?
Per la medesima fotografia, Loganetti sarebbe stato crocefisso.

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 12:21    

Luca Bugli mi viene in mente subito contraband della Simon's, una foto singola non dice molto, ma contestualizzato e esposto con l'ordine e i raggruppamenti decisi dall'autrice ha un suo peso.
Sulla Opie lei però impone un'immagine forte di sé sfidando o canoni maschili, lotta in modo che può piacere o no per il femminismo, longanetti fa solo mediocrità inutile

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 12:21    

Tu poni la cosa come se le tre casistiche debbano essere alternative.


Direi di no. Dico semplicemente che nel momento in cui si prende una posizione, in genere (ripeto, in genere) si rientra in una delle tre. E nemmeno sempre allo stesso modo.
Peraltro era una semplice analisi dell'ovvio, non l'espressione di un punto di vista.

Altra considerazione, non capisco questa frenesia di classificare ed etichettare tutto e tutti.


Non capisco bene dove sia la classificazione, nell'intervento che citi.
Del resto, su questo forum, ho scritto fiumi di parole in sostanziale contrasto alle categorizzazioni in genere.
Capisco la vis polemica e la rispetto assolutamente. Ma (sempre se si vuole dialogare, altrimenti non è importante ovviamente) comprendere in modo aperto quanto l'altro cerca di esprimere credo sia sempre un buon esercizio.

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 12:24    

F.Merenda: sacrosanta la tua considerazione, che rende ancora più sdrucciolevole il piano su cui ci si muove questo post. L'unica certezza che ho, non solo in fotografia, è il dubbio e per questo mi riservo il diritto di cambiare idea ogni cinque minuti se mi si presentano argomenti che mi convincano.


E proprio al dubbio (al cui tuo pari credo assai) il mio scritto voleva aprire... Sorriso
D'accordissimo anche e soprattutto sul cambiare idea.
Il vero punto, per questo, sarebbe "ascoltare", anche se di solito siamo troppo presi dall'argomentare, cosa che ci frega spesso Sorriso

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 12:28    

Sia chiaro che apprezzo Opie; volevo solo esemplificare come tutti noi siamo condizionati, nel giudizio,da fattori "altri" rispetto alla foto stessa. E non so dire quanto questo sia corretto.
La comparazione con Loganetti era evidentemente una forzatura.

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 12:30    

Hai ragione in effetti il nostro bagaglio è I nostri costrutti ci influenzano sulla valutazione

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 14:05    

A mio parere ci sono 3 gruppi di fotografi:
1) I geni assoluti: coloro i quali, provvisti di fantasia sconfinata, estro creativo, ed una percezione visiva assolutamente libera e fuori da ogni schema, creano cio' che non si era mai visto prima e seguono la loro naturale inclinazione fregandosene di ogni riferimento stilistico.
Appartengono ad un gruppo molto ristretto, tra di loro si riconoscono a prima vista, come solo i veri geni sanno fare, e osservano con distacco il lavoro altrui, appagati nella loro infinita superiorita'.
2) I bravi mestieranti, i quali assorbono lo stile ed il modus operandi degli eletti al punto 1), e ne fanno una virtu' propria, sfruttando manieristicamente quanto assorbito per gloria personale e/o profitto. Serbano sotterranee invidie per i colleghi ed osservano il lavoro altrui con sospetto, temendo di essere superati nell'arte del parassitismo. Sanno pero' leggere un'opera nella sua totalita', in virtu' della loro capacita' di assorbirne, riprodurne e monetizzarne l'essenza
3) La massa: brulica di individui autodidatti o cresciuti schiacciati dall'ombra di un riferimento che hanno eletto ad incontrovertibile divinita', mancano di genio creativo o di capacita' di leggere un'immagine oltre lo strato superficiale di colore. Hanno un rapporto amore/odio per il mezzo fotografico, che alternativamente gloriano o accusano dei loro trionfi o delusioni. Con essi non e' possibile discutere, costruiscono la mancante identita' nell'appartenenza faziosa al gruppo (fanboy) e, mancando uno strato creativo valido, che si frapponga da scudo per l'autostima nei confronti di eventuali potenzialmente costruttive osservazioni, l'unico criterio di giudizio e' autoreferenziato (a me piace cosi').
Con i primi si puo' discutere amabilmente, sperando di essere abbastanza abili ed aperti di mente per coglierne gli ispiranti, eterei discorsi; con gli illuminati non ci sono mezze misure, ricadendo essi nella pura sfera emozionale: o si odiano o si amano.
Con i secondi si puo' decostruire un'opera nei minimi dettagli per poi esplorarne ogni recondito aspetto e misurare con un metro certo ogni intenzione dell'autore. La conversazione con tali individui e' intellettualmente stimolante ma alla fine piuttosto manieristica ed emozionalmente povera.
Con i terzi basta un like.

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 14:18    

Appartengono ad un gruppo molto ristretto, tra di loro si riconoscono a prima vista, come solo i veri geni sanno fare, e osservano con distacco il lavoro altrui, appagati nella loro infinita superiorita'.


Va ricordato, per dovere di completezza, che come ebbe a dire Schopenhauer, "in un mondo di perfetti, due imbe.cilli che si incontrassero penserebbero: finalmente un genio" ;-)

avatarsenior
inviato il 25 Agosto 2019 ore 14:27    

Beh, in effetti se tutti fossero geni, gli unici due normali sarebbero comunque speciali a modo loro.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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