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Moltiplicatori e diaframma: come regolarsi?


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avatarsenior
inviato il 05 Giugno 2019 ore 14:56    

Buongiorno a tutti!
Espongo subito il mio dubbio, che forse sarà scemo, ma non ho trovato risposte certe online (spero che qualche anima pia me lo spieghi qui!).

Se io monto un moltiplicatore (diciamo 2x, per comodità di calcolo), si raddoppia la lunghezza focale (e ok). Conseguentemente si dimezza il diaframma (essendo dato dal rapporto tra lunghezza focale e diametro dell'apertura da cui passa la luce, giusto?), passando, per esempio, da f/2.8 a f/5.6. Fin qui è tutto chiaro, infatti se monto, ad esempio, un 2x sul Canon 100mm f/2.8 macro, come diaframma minimo la macchina mi segna 5.6.

Dubbio 1 (obiettivi "automatici", tipo il 100mm macro di cui sopra) :
se a questo punto chiudo il diaframma con l'apposita rotellina, il numero che compare sulla macchina è già "moltiplicato"? Intendo, se metto f/8, sarà effettivamente f/8 o devo considerare come se fosse f/16? Perché ad occhio direi la prima (così come "in automatico" mi raddoppia il 2.8 iniziale...), ma non sono sicuro.

Dubbio 2 (obiettivi completamente manuali, con ghiera diaframmi; es: Carl Zeiss Sonnar 200mm f/2.8) : quando monto questo obiettivo, la macchina segna di default "f/1.4" a prescindere da quanto chiuda manualmente il diaframma (e ok, non c'è nessuna comunicazione elettronica con la macchina, ci sta). Se monto il 2x, mi segna "f/2.8", sempre a prescindere dall'effettiva chiusura (quindi "legge" la presenza del moltiplicatore). Ma quando poi chiudo manualmente il diaframma, devo "moltiplicare io" il valore, per avere il diaframma effettivo (per profondità di campo, esposizione, ecc)? Per dire, se chiudo la ghiera sino a f/8, devo gestirlo come se fosse un f/16, è corretto? E per quanto riguarda la perdita di qualità per diffrazione? A quale valore devo fare riferimento, a quello sulla ghiera o a quello "calcolato" (tra f/16 e f/32 c'è una bella differenza!)?

Spero tanto di essere riuscito a rendere comprensibile il casino che ho in testa!

Grazie a tutti!!

avatarsenior
inviato il 06 Giugno 2019 ore 22:46    

1) Il moltiplicatore è un divergente del cono proiettato dall'obiettivo sul sensore, allarga il diametro del cerchio di copertura dell'ottica.

Nulla a questo mondo è perfetto ed il moltiplicatore, fatto di lenti, oltre che allargare il cerchio di copertura e dunque ingrandire l'immagine, può introdurre ulteriori aberrazioni sue che possono raggiungere valori tali da essere talvolta visibili (tipicamente Aberrazione Cromatica e/o Astigmatismo, anche fuori fuoco, degradando lo sfocato).

Dato che ha un suo spessore, a volte può portare vignettatura meccanica, la peggiore, che aumenta diaframmando

A parte i possibili problemi di cui sopra, allargando l'immagine originale sul piano focale, si hanno, di progetto, due effetti collaterali negativi:
- perdita di luminosità effettiva dell'ottica
- riduzione della risoluzione originale ( è quella originale, moltiplicata per l'inverso del fattore di moltiplicazione)

Più ingrandisci e più questi effetti sono deleteri

- Con 1,4 X perdi un diaframma di luminosità e abbassi la risoluzione di circa il 30%

- Con 1,7X perdi un diaframma e mezzo di luminosità e abbassi la risoluzione di circa il 40%

- Con il 2X perdi due diaframmi di luminosità e tagli la risoluzione esattamente della metà, il 50%.

Chiaramente se la nuova risoluzione tagliata resta superiore a quella del sensore della fotocamera, il taglio non lo vedi, mentre se la nuova risoluzione è minore della risoluzione del sensore, il taglio si vede, ed a volte, tanto.
Con scarsa luminosità dell'ottica, l'AF potrebbe perdere di efficienza.

Usali dunque su:
- ottiche ad alta risoluzione (possibilmente luminose)
- fotocamere a non alta risoluzione,
altrimenti avete delle foto di scarsa qualità.

Dato che allarga il cerchio di copertura, non va usato su ottiche che hanno cerchi di copertura a grande angolo di proiezione, ossi non sui grandangoli (provoca vignettaure ed astigmatismo), va usato sui tele, medi e meglio ancora, lunghi.

Altra cosa da tenere presente, è che, soprattutto con i tele, focheggiando su soggetti vicini, l'ottica, per sua costituzione, riduce da sé la sua risoluzione, dato che allarga il suo cerchio di copertura, ed alcune ottiche lo possono fare anche in modo notevole, ossia sfornano immagini, alla minima distanza focale, “morbide”: se ci metti anche un moltiplicatore, viene fuori un disastro ed infatti spesso si vede della roba, soprattutto macro, tremenda.

Sul web la risoluzione delle ottiche, su immagini complete, non si vede, ma se stampi in qualità, la situazione coi moltiplicatori, diviene subito molto critica, già con 1,4X.


2) Quando si parla di diffrazione, bisogna definire PRIMA di tutto la dimensione dell'immagine finita, e di quanti Mpx ha il sensore, altrimenti non ha alcun senso parlarne perché la diffrazione arriva a valori visibili su diaframmi diversi a seconda del formato immagine e risoluzione sensore: quanto fai grandi le fotografie finite, in Cm, e che fotocamera usi, quanti Mpx ha?

Bisogna anche tenere ben presente che con le ottiche di merda, a parità di diaframma, dimensione immagine finita e risoluzione del sensore, la diffrazione è assai meno visibile che con le ottiche buone, perché quelle di merda la mascherano, mentre quelle buone, la rendono più visibile: che ottiche usi?

Visto che i moltiplicatori, tutti, otticamente sono solo dei cessi, col moltiplicatore, a parità di tutto il resto, la diffrazione la vedi meno che senza, perché l'immagine viene sput tanata, e per benino, dal moltiplicatore, la vela lui tagliando la risoluzione ed introducendo aberrazioni, dunque la diffrazione, il velo diffrattivo, lo vedi meno, perché mascherato dal pattume introdotto in immagine dal moltiplicatore.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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