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Copa Mundial e World Cup


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avatarsenior
inviato il 03 Aprile 2019 ore 15:32    

A margine di una discussione di questi giorni sulle capacità mirabolanti di questa o quella macchina fotografica, mi sono tornati alla memoria vecchi ricordi giovanili del mio passato sportivo.
Le mitiche Copa Mundial a 13 tacchetti e le World Cup a 6 tacchetti.
Due scarpe da mito, una accoppiata inarrivabile.
Seguendo oggi poco il calcio resto sempre perplesso innanzi a quelle specie di robe colorate che sono indossate sui campi sportivi, più adatte ad un ruolo di simil clown che ad un calciatore.
Ma il progresso è inarrestabile e bisogna saperci convivere o almeno tollerarlo.
Più di qualche mio vecchio Mister non mi avrebbe fatto scendere in campo con indosso quelle robe ai piedi.
Chiudo però la parentesi per proseguire con quello che mi è tornato alla memoria prima che si richiuda il cassetto.
Non avevo i famosi "piedi buoni" e non avevo mai particolarmente tenuto ad avere scarpe di marca; e poi costavano assai! Chissà se dico giusto ricordando 150-200 mila Lire al paio intorno alla metà degli anni 80!
Ad un certo punto del mio percorso sportivo arrivai poco più che adolescente in un settore giovanile di un importante vivaio professionistico.
Ricordo il primo giorno, dopo le presentazioni, all'interno dei magazzini di un vecchio tempio del calcio, in piena esplosione emotiva ed ormonale, quando venni accompagnato a prendere le misure per le mute e quando mi vennero consegnate e fornite le scarpe da calcio.
Copa Mundial e World Cup!
Associo oggi una certa somiglianza di gestualità nel prendere confidenza tra un paio di scarpe da calcio ed una macchina fotografica.
Si tasta il materiale, la pelle delle scarpe ed il corpo della macchina.
Si rivoltano le scarpe, cosi come si ruota la macchina tra le mani.
Si scrutano i particolari, le cuciture, i tacchetti, le suole e le fibbie per le scarpe, e le ghiere, i pulsanti, il flash, il mirino per le macchine.
Si preparano all'uso mettendo le stringhe con rituali tramandati e comprovati per le scarpe, montando un obiettivo, gomme per gli oculari e inserendo una scheda per le macchine.
Ed infine si provano.
Si calzano entrambe le scarpe sempre all'interno di rituali, si legano le stringhe e ci alza in piedi per una breve camminata.
Si impugna, si mira qualcosa e si preme il pulsante di scatto per la macchina.
In entrambi i casi ci si ferma un momento ad ascoltare.
Ascoltare non solo i suoni (mai chiamarli rumori), dei tacchetti come dell'otturatore, non solo quel piacere che sale per quella sensazione di comodità e di leggerezza ai piedi o alle mani, ma anche quella euforia che si prova nel sentirsi davvero un calciatore o un fotografo.
tic-tac tic-tac! Clack!
Ahhhh pura estasi!
Con quelle scarpe, con quella macchina, potrei spaccare il mondo!
Peccato che sia il mondo a farmi rimettere al mio posto, ed a cercare di preparami meglio per spaccarlo, studiando altri modi e faticando per prepararmi meglio, per provarci.
Peccato che quando sono sceso nei campi per giocare, i miei piedi non erano divenuti buoni.
Peccato che con quella macchina le mie foto non sono divenute buone.
Però è stato bello pensare di si.

P.S. Ero un portiere.

avatarsenior
inviato il 03 Aprile 2019 ore 22:14    

Ciao Mirko, un ricordo il tuo che rimanda anche me al passato giovanile. Non so se più scarso come giocatore o come fotografo, in entrambi i casi comunque..non è il mio mestiere. Ecco una cosa che mi sovviene leggendo il tuo post è il feeling con le scarpe: quello l'avevo a casa qualche giorno prima della partita quando le lavavo e le ingrassavo. La domenica nello spogliatoio le scarpe non sapevo nemmeno di averle...ero concentrato su altre cose: riscaldamento, tecnica, tattica...certo le macchine fotografiche sono un po' piu' complesse delle scarpe..ma non dovrebbe essere così anche nella fotografia ? ;-)

avatarsenior
inviato il 04 Aprile 2019 ore 9:19    

Ciao Simone, dovrebbe essere così in tutte le discipline nelle quali il culto dello strumento diventa prevalente sulla disciplina stessa.
;-)

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