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inviato il 29 Dicembre 2018 ore 14:01
Secondo il mio punto di vista un editor ,nell'ambito amatoriale ,non avrebbe nessuna utilità e forse nemmeno in quello professionale. L'arte diventa tale quando un'immagine emoziona e non se c'è qualcuno che ci aiuta a selezionare una tipologia di scatto o ci indirizza verso un progetto fotografico Pertanto ti consiglio di affinare le tue capacità di selezione oppure di accontentarti di ciò che fai senza farti troppi problemi Buona giornata |
user96921
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inviato il 29 Dicembre 2018 ore 16:47
Mah, senza nessuna polemica ma a me sembra suoni un pochino così: ho molte foto non so a che livello sono perché nn sono in grado di valutarle, ne singolarmente , ne nel loro complesso. Essendo tante qualcosa nel mucchio ci sarà di buono? Cerco qualcuno che me lo dica.... Forse per tutto questo basta un buon fotoclub valido ed il confronto con conqualcuno di qualificato. |
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inviato il 29 Dicembre 2018 ore 16:50
Grazie, anche questo è un buon consiglio. |
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inviato il 30 Dicembre 2018 ore 19:11
Il lavoro dell'editor e non solo lo trovo sottovaluto. Sicuramente è una figura indispensabile a livello editoriale per la ricerca e la selezione delle immagini da pubblicare...parliamo di testate giornalistiche. |
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inviato il 04 Gennaio 2019 ore 10:42
Mi è capitato qualche volta di scambiare opinioni con photoeditor professionisti, intendo quindi persone che per professione scelgono fotografie. Non critici/filosofi che ragionano sulla fotografia. Cosa anche questa fondamentale ma profondamente diversa. Devo dire poi che mi sono trovato occasionalmente ad essere da una o dall'altra parte della barricata. Mi è parso di capire che il confronto (alle volte quasi conflittuale) con il fotografo si svolga su diversi piani. Sulla singola immagine c'è un confronto sull'intrepretazione, quindi: valore estetico e narrativo, piano di lettura (o soggetto) esplicito e implicito, ecc. Non si parla mai di aspetti tecnici. Può accadere che il fotografo (ovviamente presente nel contesto dove la foto è nata) annetta un significato al suo scatto di cui invece chi osserva la foto non trova traccia. Questo è uno dei problemi e limiti principali nel fare l'editing da soli. Poi c'è la fase di costruzione della sequenza che può seguire criteri narrativi, nel caso della fotografia documentaria e di reportage, ma così non è quando parliamo di fotografia in altri contesti. Il lavorare sullo stesso insieme finito di "mattoncini del lego" (le foto) mette in un certo senso fotografo e editor sullo stesso piano. Un po' come due registi che si trovano a voler girare due film a partire dallo stesso soggetto. Questa è una fase delicata, dove ognuno deve saper ascoltare le ragioni dell'altro... Non sempre è così. Il fotografo che consegna un lavoro in redazione normalmente ha pochissima voce in capitolo sulla scelta, l'ordine, il ritaglio e la dimensione delle sue foto nell'impaginazione finale. Infine il "contenitore". Lo stesso insieme di fotografie destinate ad esempio al web, ad un libro, alle sale di una mostra, viene selezionato ed ordinato in modo sicuramente diverso. Lo spazio fisico stesso che caratterizza un ambiente espositivo piuttosto che un altro orienta decisamente le scelte in termini di sequenza e anche di dimensione delle stampe in mostra. Insomma, come sostiene anche l'articolo che citi, siamo molto lontani da poter liquidare tutta la faccenda con qualche regoletta e qualche "certezza"... |
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inviato il 04 Gennaio 2019 ore 11:14
giuste considerazioni, grazie dell'intervento. A me l'editor sembra una figura assimilabile, per certi versi, a quella del vetrinista che in base alla merce e al contesto deve allestire la vetrina che faccia fare miglior figura (e incassi) al negoziante, cioè al fotografo. Non funziona riempire la vetrina di tutto, non funziona neanche mettere mille manichini e nessun articolo... insomma è faccenda complessa. E' interessante che il giudizio dell'editor non è "bello/brutto" né "riuscito/sbagliato" ma è quasi sempre "funziona/non funziona"... |
user96921
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inviato il 04 Gennaio 2019 ore 12:39
le foto devono funzionare singolarmente, ogniuna deve reggersi da sola, poi se messe assieme devono seguire l'idea di chi le ha fatte il pensiero di chi le ha fatte. Werner Bischof fu uno dei primi ad entrare in conflitto con l'editoria perchè li considerava "manipolatori" e davano un significato alle immagini che non era il pensiero iniziale dell'autore. Dobbiamo aver sempre meno bisogno degli altri, dobbiamo sviluppare le nostre idee, dobbiamo far lavorare il nostro cervello. il divertimento, il gioco è questo. |
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inviato il 04 Gennaio 2019 ore 12:43
se fai vedere le tue foto a 10 editor sceglieranno le stesse foto ? NO Allora puoi farlo da solo magari imparando a "digerirle" riguardandole dopo un po di tempo. Oggi, le foto che una volta mi piacevano, mi fanno schifo.... |
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inviato il 04 Gennaio 2019 ore 12:53
"Non sempre è così. Il fotografo che consegna un lavoro in redazione normalmente ha pochissima voce in capitolo sulla scelta, l'ordine, il ritaglio e la dimensione delle sue foto nell'impaginazione finale."... è vero ma non è compito suo occuparsi della sequenza. Infatti le stesse immagini pubblicate su testate di paesi diversi la disposizione cambia così come anche il formato delle riviste. Diciamo che il lavoro del photo editor si basa molto su strategie di marketing che sono diverse da paese e paese. Questo vale un po' in tutti i campi.. |
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