user122030
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inviato il 13 Settembre 2018 ore 8:10
www.ilpost.it/2018/09/11/riforma-europea-copyright-google-news/amp/ La norma proposta prevede che i servizi Internet (piattaforme online, siti web, social, forum, ma anche messaggistica, chat) debbano pagare un compenso agli editori per l'utilizzo dei loro articoli, per esempio quando un articolo viene pubblicato (anche parzialmente: il cosiddetto snippet) su un sito web o una bacheca social. L'esempio classico è quello degli articoli pubblicati dagli aggregatori di notizie (come Google News), ma la regola potrebbe avere effetti più ampi, arrivando ad applicarsi anche alla semplice condivisione di notizie tra utenti, alla messaggistica, persino a un semplice post su siti aziendali o associativi. |
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inviato il 13 Settembre 2018 ore 8:36
Il problema è spinoso e, se visto al livello da cui è partito, paragonalbile effettivamente al commercio di merce contraffatta. Gli editori tradizionali, in crisi col cartaceo, si sono dovuti affidare a Internet, pubblicando gratuitamente (per il lettore) una parte delle proprie notizie, cioè del proprio lavoro, a fronte di ricavi derivati dall'affiancamento di inserti pubblicitari: più lettori accedono alla pagina, e quindi anche alle pubblicità che contiene, più il lavoro dell'editore viene remunerato da chi paga per quelle pubblicità. In effetti Google News et similia non fanno altro che concentrare notizie che non sono frutto del loro lavoro, affiancarle con i medesimi inserti pubblicitari e ricavarne utili sottraendo oltre tutto una parte di potenziali lettori a chi ha realizzatio quelle notizie. Legalmente è ineccepibile il concetto che sta alla base della nuova normativa, perché di fatto Google si sta comportando come chi vende merce contraffatta, anzi peggio, come chi ruba in un magazzino della ditta XY per poi rivendere quella merce sulle bancarelle abusive. Tra l'altro, non si può neppure invocare la libertà d'informazione, dal momento che quell'informazione è già pubblicata gratuitamente dall'editore, basta cercarla in Rete. L'editoria tradizionale è già in crisi di suo, se dovesse sparire grazie a questa concorrenza sleale, chi scriverebbe le notizie giornalistiche, direttamente Google? A parte che ci credo poco, ma anche se fosse, non sarebbe la realizzazione dell'esatto contrario della libertà d'informazione, ovvero di un colossale monopolio a livello mondiale senza possibilità di contraddittorio? |
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inviato il 13 Settembre 2018 ore 9:54
Come può uno scoglio, arginare il mare..... |
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inviato il 13 Settembre 2018 ore 11:37
stò già vedendo i primi effetti.. nessun video su you tube ora provo wikipedia scusate problema mio di connessione |
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inviato il 13 Settembre 2018 ore 13:32
“ più lettori accedono alla pagina, e quindi anche alle pubblicità che contiene, più il lavoro dell'editore viene remunerato da chi paga per quelle pubblicità. „ In realtà Google rende più visibili tali pagine, quindi dovrebbe favorirne la lettura avvantaggiando chi le ha pubblicate... Non so se è una norma che conviene all'editoria. |
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inviato il 13 Settembre 2018 ore 14:13
Hardy, Il fatto che il mondo dell'editoria sia diviso anche su questo punto sembrerebbe la prova che forse anche queste affermazioni (non tue, ma dei siti dove anch'io le ho viste pubblicate) sarebbero da verificare con maggior attenzione |
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