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inviato il 11 Settembre 2018 ore 9:35
Partiamo da una premessa, al di la del titolo questo topic non vuole essere un topic polemico NON SCRIVETE CHE SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGGIO QUesto topic nasce per fare un ragionamento sulla fotografia attuale senza ricercare accuse, vi prego di leggere fino in fondo la premessa prima di rispondere Questo è quello che disse Umberto Eco: “ Internet? Ha dato diritto di parola agli ×: prima parlavano solo al bar e subito venivano messi a tacere „ E' indubbio che leggendo certe cose pubblicate attualmente si tenda a dargli ragione e questo viene applicato anche in fotografia, adesso è tutto immediato, scatto e condivido, non c'è filtro, non c'è il tempo di pensare tutto è on line subito, tutto viene consumato velocemente passando alla foto successiva Queste sono tutte buone foto? ovviamente no, molta è spazzatura digitale, rumore in rete. La domanda è: Eco ha qundi ragione? Internet dando la "parola" a tutti a creato sono una marea di fotografie banali dove la qualità è affogata dal rumore di fondo? In realtà c'è un'altro punto di vista che mi è capitato di leggere, Internet veniva paragonato all'invenzione della stampa di Gutenberg, la diffusione della stampa diede la possibilità a molte più persone di accedere a informazioni, a poter leggere, la chiesa non controllava più l'informazione, inizia il rinascimento e una diffusione della cultura diversa. In una forma diversa, con una dimensione diversa, ma Internet ha si creato molta spazzatura, ma ha anche dato la possibilità a tante persone di esprimersi, ci sono molte "opere" che possono essere viste e scoperte grazie alla rete, tanti autori di livello hanno la possibilità di fare sentire la propria voce. Potremmo essere quindi all'inizio di un nuove periodo per l'immagine? Sabbagh ha detto che allo stato attuale fare una semplice bella foto non basta più, una foto tecnicamente buona, ma priva di significato non lascia il segno, è l'idea e l'interpretazione della stessa che ha un senso. Qui nel forum nella sua fugace apparizione Benedusi disse che trovava difficilissimo fotografare un tramonto e (al di la che io non lo apprezzi molto) non aveva tutti i torti, è difficile non essere scontati, riuscire a comunicare con uno scatto qualcosa o raccontare qualcosa. Quanti tramonti troviamo presenti in rete? Ho trovato interessante l'approccio di Penelope Umbrico con Suns from Flickr, l'autrice decide di non scattare una sola foto in più del tramonto dopo la marea di scatti trovati on line, ma di riciclare diecimila dei tramonti di Flickr per comporre il suo meta-tramonto, senza che nemmeno un solo pixel vada sprecato, una sorta di protesta a questa esagerata voglia di condivisione Cosa nè pensate? come vivete questa evoluzione dell'immagine e questo confronto con una marea di altri scatti? come e cosa decidete di pubblicare? |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 10:03
il tema può essere interessante, però non si può partire con un titolo così, è un invito a mandare la discussione in caciara... se vuoi puoi riproporre il topic in modo più 'garbato'. |
user158139
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 10:15
Non entro nell'argomento dal quale parti, perché mi sarebbe inevitabile fare considerazioni socio-politche che qui non sono apprezzate. Riguardo alla fotografia, secondo me non ha senso valutare una foto a partire dal soggetto (gli inglesi utilizzano un termine, 'subject matter', che mi sembra più calzante). Certo, alcuni soggetti si prestano più difficilmente ad un'interpretazione originale (es. 'sole al tramonto' vs. 'volto umano'), ma ho visto soggetti banali fotografati in modo stupendo (di recente, i casoni da pesca nella laguna veneziana, ad esempio). Come in altri campi, conta la cultura (visiva ed artistica in questo caso), che stiamo barattando con l'informazione. |
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inviato il 11 Settembre 2018 ore 10:33
Probabilmente Eco vedeva Internet proprio pensando alla stampa di Gutenberg, nel senso che all'epoca la stampa diffuse effettivamente conoscenza e notizie a molte più persone, ma queste notizie venivano quanto meno sottoposte al vaglio dell'editore prima di essere stampate; ben difficilmente chi voleva scrivere qualcosa avrebbe potuto farlo autonomamente; era la logica del linguaggio "mediato", dove il mediatore definiva le regole del gioco e decideva il livello della comunicazione. L'autore di quella comunicazione non si metteva in discussione con i destinatari finali, ma poteva solo accettare le regole dell'editore. La trasmissione "autonoma" del proprio pensiero, opere ecc. avveniva invece proprio con quella logica "da bar" citata da Eco, nel senso che avveniva all'interno di un contraddittorio "vis à vis" in cui si poteva effettivamente essere messi a tacere subito o, quanto meno, messi nella condizione di riconsiderare le proprie idee prima di parlarne anche con altri; è la logica del "linguaggio diretto", cioè della trasmissione interpersonale che ti obbliga a metterti in discussione direttamente col destinatario della tua comunicazione. Internet, invece, ha fatto qualcosa di differente: ha creato un ambiente con le caratteristiche tecniche di tutti gli altri media, ma in cui la logica comunicativa è quella del linguaggio diretto; non c'è più mediazione, non c'è più chi decide che la comunicazione deve superare un determinato livello per poter essere diffusa. Probabilmente nelle intenzioni originarie la cosa era intesa come una "democratizzazione" della comunicazione mediata, che si sarebbe autoregolata in breve tempo grazie al classico contraddittorio che invece, anche quando si instaura, risulta generalmente inefficace perché, nascosti dietro ad una tastiera e senza guardare negli occhi l'interlocutore, tutti si sentono portatori di verità inoppugnabili, o comunque non si rendono più conto del vero valore del mettersi in discussione. | |

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