|
|
inviato il 11 Ottobre 2018 ore 19:04
Bene Ale, direi che siamo d'accordo, diciamo che la gestione dei video attraverso il cellulare, l'avere di fatto milioni di operatori sul territorio pronti a filmare e condividere tutto ha ulteriormente accentuato una tendenza in atto |
user117231
|
inviato il 11 Ottobre 2018 ore 20:02
Mi annoioooooooooo !!!!! |
|
|
inviato il 11 Ottobre 2018 ore 20:24
Il punto non è mettere al centro la foto di documentazione, ma fare in modo che la foto di documentazione non perda essa stessa la propria credibilità; non basta che chi documenta lo dica chiaro e tondo, se chi fa altro lascia credere che anche la sua sia documentazione: di riflesso perderanno credito entrambi. Indubbiamente è un discorso che non investe direttamente l'arte autentica, anche se la prende spesso a pretesto per giustificare l'abuso di Photoshop e quant'altro, e riguarda soprattutto la produzione che i fotoamatori, più ancora dei professionisti, immettono sulle reti di fruizione, ma il caso McCurry è emblematico del disagio che la cosa provoca: è vero che lui non ha mai affermato di essere un reporter, ma lo ha sempre lasciato credere sulla base delle recensioni che venivano diffuse su di lui e sul suo lavoro, e quando ha diffuso qualcosa che non soggiaceva alle regole del reportage, ma che comunque lo imitava per stile e contesto, è scoppiato il pandemonio per quella che sarebbe stata probabilmente presa per un'inezia se solo avesse fatto capire che il suo intento era cambiato. E chi ha sollevato il polverone non era certo un uomo della strada ignorante e senza cultura dell'immagine! “ Chi non vuole documentare perchè mai dovrebbe essere costretto a dire che non vuole farlo, per lui cosa totalmente innaturale dato che è scontata, se poi altri leggono le fotografie partendo da preconcetti sbagliati la colpa è loro non sua. „ A quanto pare, proprio la vicenda McCurry evidenzia che non è per nulla scontato che chi non vuole documentare non debba far capire cosa sta facendo, e che se si creano equivoci c'è quantomeno un "concorso di colpa" dell'autore, oltre che l'incapacità di lettura del fruitore. |
|
|
inviato il 11 Ottobre 2018 ore 20:54
“ Il punto non è mettere al centro la foto di documentazione „ Direi di si visto che puntualmente di quella si parla, nel resto della fotografia, quindi la stragrande maggioranza il problema non esiste. Che ogni autore debba descrivere il proprio lavoro mi sembra scontato, è la prima cosa che ti chiedono in qualunque ambito serio, quello che non si può pretendere è che faccia girare ogni sua foto con sopra il timbro "modificata con PS", sui singoli lavori rilanciati in rete o proposti in mostre collettive, sta anche al fruitore informarsi Il caso McCurry è scoppiato per un lavoro di ritocco fatto male ed è l'ennesima dimostrazione dell'ipocrisia che regna nel genere, se si fa reportage allestendo set stile film va bene, tutto finto ma buono, se in una foto vera si clona un elemento di disturbo dallo sfondo scoppia il finimondo, mah...secondo me le radici del male, quando c'è, sono molto più profonde, troppo comodo, superficiale e inutile prendersela con Photoshop. A parte questo rispondere a quanto ho scritto con questo esempio è una forzatura dato che McCurry non è sempre stato un autore che non vuole documentare, anzi per un periodo lo ha fatto quindi a maggior ragione il passaggio allo storytelling andava sicuramente gestito con maggior chiarezza. |
|
|
inviato il 11 Ottobre 2018 ore 21:25
Beh, che la fotografia non sia la realtà, ma una sua rappresentazione è nel nome stesso, anche se alcuni continuano a fare i sordi a questo; realtà, peraltro, di cui noi riusciamo a percepire solo una fetta e che è descritta da almeno 4 dimensioni. Però, pensiamo un attimo al processo fotografico: la luce impressiona un mezzo che a quel punto contiene informazioni; queste informazioni poi devono essere opportunamente rivelate, sviluppate: che sia un processo chimico o elettronico, poco importa. Ma il punto è che il flusso va in una direzione ben precisa: ambiente-->macchina fotografica-->mezzo da impressionare-->sviluppo e questo costituisce la fotografia; quando sviluppiamo e aumentiamo, per esempio l'esposizione, non facciamo altro che dire al computer che quel punto vale x' al posto che x, non che vale y. Il processo che io non chiamo fotografia è l'inverso: da un computer, creare l'immagine, partendo da un insieme di 0, o da un foglio bianco creare quello che noi non chiamiamo fotografia, ma dipinto; fare questa operazione non è fotografia, ma computer grafica. Non per questo è da bandire o da reputare facile, ma semplicemente un'altra cosa. Questo dovrebbe essere reso chiaro al fruitore. Questo, ovviamente, secondo la mia personalissima opinione  |
|
|
inviato il 11 Ottobre 2018 ore 21:31
“ Il processo che io non chiamo fotografia è l'inverso: da un computer, creare l'immagine, partendo da un insieme di 0, o da un foglio bianco creare quello che noi non chiamiamo fotografia, „ In questo caso nessuno ha dubbi che non sia fotografia, ma qui si parlava di altro...modificare o non modificare...quindi si parte da una fotografia. Per completezza d'informazione il flusso che hai descritto non è per forza vero, si può benissimo fare ed è stato fatto fotografia senza fotocamera, mezzo da impressionare o sviluppo |
|
|
inviato il 11 Ottobre 2018 ore 21:40
"Quindi basta che il fotografo non venda lucciole per lanterne e può fare ciò che vuole... " Mi soffermo su questa frase perché anche qui c'è da discutere. Quello che dici condivido però dietro una pubblicazione ci sono scelte editoriali ben precise dove il fotografo molto spesso non può entrare in merito. Infatti se osserviamo le stesse immagini pubblicate in paesi diversi dalle grandi testate non è una novità che la sequenza sia diversa...c'è sempre un perché. Spesso son proprio le testate (manipolate non solo dalla politica ma anche dagli imprenditori) che in qualche modo presentano il reportage in base alla loro linea editoriale/politica...fa parte del gioco. |
|
|
inviato il 11 Ottobre 2018 ore 23:17
Sì, Vincenzo, indubbiamente il problema in editoria ha tante sfaccettature. Basta una didascalia in cattiva fede per fare la frittata. Scrivendo, pensavo a casi più eclatanti come questo famosissimo:
 Mentre questa invece se è fatta per "gioco" come panorama mi può anche stare bene, ma se viene pubblicata come notizia (come è successo sul web), allora no....
 |
user117231
|
inviato il 12 Ottobre 2018 ore 6:51
Ma perché non vi rilassate ?!! Godetevi serenamente la vita... |
|
|
inviato il 12 Ottobre 2018 ore 8:28
secondo me basta un semplice paragone con la scrittura: un testo deve essere necessariamente la rappresentazione della realtà? Direi proprio di no....a meno che tale testo non sia presentato come realtà, nel qual caso diventa un falso, un raggiro, una t*fa ecc. Idem per la fotografia: come ha già scritto qualcuno prima, se la fotografia non è usata dal fotografo per rappresentare la realtà, allora qualsiasi elaborazione o persino modifica in PP è ammessa...ma non perchè lo dico io, perchè il reato di falsificazione è condannato da sempre, in qualsiasi cultura o società. In merito all'uso di tecniche "strane", come hdr ecc che secondo qualcuno snaturano la fotografia alterandone i colori rispetto alla realtà, vorrei ricordare che un'elaborazione ben più forte viene da sempre ammessa, addirittura considerata la vera fotografia: il bianco e nero....direi che non è più vicino alla realtà di quanto lo sia un hdr o una saturazione di colori o altro. |
|
|
inviato il 12 Ottobre 2018 ore 12:34
La fotografia a prescindere dal fotoritocco può mentire lo stesso come in tutte le cose. Spesso sul web vediamo filmati dove personaggi famosi vengono s×ti per frasi dette o atteggiamenti strani. Il trucco sta nell'estrapolare solo la parte che si vuol far vedere o sentire e il gioco è fatto per cui manomettere il significato di una foto non è solo una questione di Photoshop ma va oltre. Tutto il caos creato su MC. Curry è concentrato sulla manomissione dell'immagine cosa gravissima(qui mi son reso conto della cultura degli sfigati in merito). Per me è irrelevante perché si tratta di equilibrare l'immagine e non di mentire (lo fanno tutti i professionisti). La cosa su cui invece mi son soffermato a riflettere è come nessuno se ne sia accorto ( compreso l'autore che per prassi è il regista della p.p). Parliamo di stampe di grosse dimensioni non piccole. In ogni caso si tratta di un tipo di reportage dove conta la bella foto. Manomettere per me è inteso come dare una visione diversa dei fatti cosa ben diversa. Eliminando il ragazzo dietro il significato dello scatto è cambiato?...non credo. |
|
|
inviato il 12 Ottobre 2018 ore 12:38
Doveva abbatterlo prima dello scatto!!!! Comunque se la foto in questione e' quella che credo io non e' un granche', l'errore di clonazione e' solo la ciliegina sulla torta.... |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!
Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto.
Con oltre 259000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista. |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |