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Sulla visione dell'autore.


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avatarsupporter
inviato il 25 Febbraio 2018 ore 18:53    

No Ironluke ti sbagli, anche se stiamo andando fuori discussione e il mio era un esempio.
Bach in vita fu apprezzato come organista. Iniziò ad essere celebre come compositore quasi 80 anni dopo la morte.
Leonardo in vita fu apprezzato come artista, ma ampiamente osteggiato come scienziato.
Basta che cerchi in rete ci sono testimonianze qualificate di quanto ti riporto, e il caso di Bach è più che noto.
In ogni caso, ripeto, i miei erano solo esempi volutamente iperbolici per rendere un concetto, che è poi quanto rileva in questa discussione.

avatarsenior
inviato il 26 Febbraio 2018 ore 4:40    

Fabrizio, io rispondevo al tuo
Se risali a quando hanno pubblicato le loro opere non li ha capito nessuno e sono morti di fame.

Come noto, erano artisti riconosciuti e rinomati anche in vita. Inoltre, né Bach né Leonardo sono morti di fame. Anzi, Bach era considerato dal re di Prussia il più grande organista tedesco del suo tempo e Leonardo, dopo aver trascorso, grazie al suo riconosciuto talento, tutta la vita tra le più importanti corti italiane, visse gli ultimi anni nel lusso e nella ricchezza nel castello del re di Francia proprio grazie alla sua fama di pittore, architetto e ingegnere.

È chiaro che le reali dimensioni di questi personaggi storici siano state comprese soltanto post mortem, trattandosi appunto di geni dallo straordinario talento, avanti anni luce rispetto ai loro contemporanei.
Ai tempi di Leonardo la gente ancora osservava il sole per misurare il tempo...mentre lui progettava sottomarini, carri armati e macchine volanti...e ti credo che certe intuizioni/invenzioni non le capivano! MrGreen

Certo, alcune opere non sono immediate, però secondo me qui il concetto è un altro. Non credo che l'autore del topic intendesse discutere ad ampio respiro sul tema arte, scienza e società nella storia dell'uomo . ;-)

Almeno credo....può darsi che mi sbagli io...

avatarsupporter
inviato il 26 Febbraio 2018 ore 8:38    

Makexaos potremmo discuterne a lungo.
Ma sono d'accordo che stiamo divagando, restiamo pure ciascuno della propria convinzione.

Il mio punto l'ho chiarito penso ma te lo riassumo ancora: in questa discussione alcuni sostengono che se la visione dell'autore non è immediata per l'audience l'autore non dovrebbe pubblicare.

Io ho espresso un parere critico su questa tesi: ho sostenuto che la visione dell'autore potrebbe essere criptica, difficile da capire, piuttosto che inesistente.

Sono d'accordo che se il caso è l'ultimo l'autore dovrebbe riflettere maggiormente sul perché pubblica.

Sono in disaccordo che se il caso è il primo l'autore debba necessariamente rendere il messaggio immediato.

Quella è la deriva se si insegue il successo sui social.

C'è chi ha scritto, anche persone che ammiro qui dentro e che con la fotografia al tempo di Instagram ci devono vivere e si industriano con workshop e siti per sopravvivere, che oggi il messaggio DEVE essere immediato.

E infatti rischi la fine di Van Gogh oggi più che mai altrimenti.

Ma io penso che sia importante evitare questo appiattimento e continuare a promuovere la fotografia d'autore. O quella contro intuitiva.

Magari appunto facendo come Leonardo che per finanziare i propri studi dipingeva o come Bach che per comporre per anni faceva l'organista ben pagato. Oggi molti fotografi fanno così guadagnano sui peripheral per poter continuare a fare opere di valore che ci lasceranno nel tempo e che magari non li avrebbero fatti vivere dignitosamente.


avatarsenior
inviato il 26 Febbraio 2018 ore 13:49    

Sono in disaccordo che se il caso è il primo l'autore debba necessariamente rendere il messaggio immediato.

Su questo sono della tua stessa opinione. Lo trovo addirittura ovvio, a patto che per autore si intenda "l'artista", nel senso più ampio del termine.

Il fotografo artista (e l'artista in generale) non può dipendere dall'immediatezza del messaggio, dal consenso istantaneo del pubblico, perché egli non può rinunciare alla soggettività, all'estetica, alla complessità, insomma...alla sua libertà espressiva. Il suo messaggio può essere conativo, esortativo, innovativo, poetico e perfino astratto, non per forza pratico, di tipo oggettivo. Può esserlo, per scelta non per necessità, altrimenti parleremmo di autori di segnali stradali! MrGreen

Discorso opposto se per autore intendiamo il fotografo professionista, con l'accezione moderna del termine. Colui che deve fornire di volta in volta una certa quantità di "merce fotografica" al committente, che deve compiere un lavoro, una prestazione. Il suo messaggio deve utilizzare un codice appreso e diffuso, deve avere una funzione prettamente pratica, oggettiva e di immediata comprensione per il pubblico di massa. Come l'autore dei segnali stradali! MrGreen

Quindi ritorno a dire che tutto dipende dall'autore, dal tipo di opera che produce e dal tipo di pubblico cuoi vuole (o deve) rivolgersi. Questo per quanto riguarda la responsabilità del messaggio. Poi è sempre il pubblico che decreta il successo commerciale dell'artista, certo! ;-)

Un conto è se non comprendi l'utilizzo del (buon) temperamento equabile nei preludi e fughe di Bach...altra cosa è se non capisci un cartello stradale! MrGreen MrGreen



avatarsenior
inviato il 26 Febbraio 2018 ore 14:27    

Tornando alla materia fotografica e al tema, secondo me l'autore del topic intendeva dire come si fa a capire quando un autore rompe gli schemi volontariamente e quando invece si tratta di errori tecnici dovuti alla sua incapacità.

Ho inteso bene Enzillo?

Faccio l'esempio di W.Klein. Le sue fotografie non erano quasi mai pulite ed ordinate, ma spesso fuori fuoco, mal composte, tagliate...eppure dotate di un'energia e di una vitalità che sconvolsero una generazione di fotografi.
Indubbiamente egli seppe sfruttare la sua esperienza "convenzionale" di fotografo di moda per alimentare e sperimentare un'espressione contenutistica originale, che poi lo portò a dettare nuove regole in altri generi come il reportage di street photography.


avatarsenior
inviato il 26 Febbraio 2018 ore 14:53    

In realtà la mia idea di opera d'arte, ma ovviamente è solo una considerazione personale, è che la stessa viva indipendentemente dall'autore.
Questo significa che (anche in ambito fotografico) non è particolarmente rilevante ciò che l'autore vuole trasmettere, ma quello che il fruitore dell'opera legge dalla stessa.
Diciamo che, magari di solito, le 2 visioni coincidono, ma qualora le stesse non coincidano, pazienza, l'opera diventa indipendente dall'autore.
Faccio l'esempio del sorriso enigmatico della Gioconda, siamo sicuri che quell'enigma fosse nelle intenzioni di Leonardo?
Magari no, tuttavia la Gioconda è enigmatica, a prescindere dalle intenzioni dell'autore.
In sostanza, penso che l'autore cerchi di trasmettere un certo messaggio, ma l'opera poi ne trasmette magari uno diverso. Mi piace pensare che l'autore sia solo un tramite e l'opera sia un poco come un'idea.
L'idea di democrazia sarà anche venuta in mente ai greci, ma quell'idea non è greca, era semplicemente lì e i greci l'hanno tirata fuori, ma la stessa vive di vita propria.
Se ricordo bene, Michelangelo non scolpiva la figura dal marmo, ma la liberava, che in soldoni vuol dire che la stessa era già li...

avatarsenior
inviato il 26 Febbraio 2018 ore 15:51    

Ora vi domando: quando vedo una foto, per giudicarla, devo vedere se mi piace o devo studiarmi l'autore e capirne la sua visione?
Se non capisco la sua visione semplicemente guardando la foto, sbaglio io o sbaglia lui?
Ultimo punto, se pubblico una mia foto, quella foto è ancora mia, e quindi deve avere il significato che io gli ho attribuito con la mia visione, o io sono solo quello che conserva la paternità dello scatto, ma poi la foto vive di vita propria e non è mia più di quanto non lo sia di chiunque altro la guarda?


Ma una foto di chi? Di un amatore su Juza o di un autore "vero"?
Nel secondo caso potrebbe essere più interessante la sua visione che la foto in se che spesso avrebbe potuto fare "chiunque" e magari è pure "brutta".
Nel primo potrebbe essere comunque una bellissima foto fine a se stessa. Ma dipende. Esistono diversi tipi di amatori.

Se un autore è bravo... la foto può avere significati aperti, avere pure dei "difetti", ma di solito è inserita in un corpus coerente.
E si, alcune foto vivono di vita propria. E spesso nemmeno l'autore riesce a comprenderne la portata al momento dello scatto ( cosa normalissima specie in alcuni generi) e a volte nemmeno al momento della pubblicazione. Ma il discorso vale per tutti i "prodotti" sia artistici che commerciali.

avatarsupporter
inviato il 27 Febbraio 2018 ore 7:25    

“Quindi ritorno a dire che tutto dipende dall'autore, dal tipo di opera che produce e dal tipo di pubblico cuoi vuole (o deve) rivolgersi. Questo per quanto riguarda la responsabilità del messaggio. Poi è sempre il pubblico che decreta il successo commerciale dell'artista, certo! ;-)

Un conto è se non comprendi l'utilizzo del (buon) temperamento equabile nei preludi e fughe di Bach...altra cosa è se non capisci un cartello stradale! MrGreen MrGreen“

Ecco: è un piacere quando discutendo alla fine ci si muove insieme verso un punto di convergenza: mi trovi pienamente d'accordo e non avrei saputo dirlo così chiaramente

avatarsupporter
inviato il 27 Febbraio 2018 ore 7:32    

'E si, alcune foto vivono di vita propria. E spesso nemmeno l'autore riesce a comprenderne la portata al momento dello scatto'

Verissimo. Anzi spesso la foto di successo è proprio lì: oltre la visione dell'autore prima della preparazione dello scatto. È il fascino più profondo per me della fotografia perché permette di tendere a qualcosa con tecnica e immaginazione e di arrivare poi oltre la propria visione

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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