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L'e-commerce del fine art dalla parte del cliente: opportunità o possibile delusione?


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avatarsenior
inviato il 19 Gennaio 2018 ore 13:53    

Faccio questo lavoro ormai da qualche anno ed ho assistito nell'ultimo periodo ad uno sviluppo considerevole delle proposte, in genere altamente qualificate, da parte di aziende che si affacciano a questo mercato attraverso il web, avendo alle spalle strutture sempre più articolate e produttive.

Oggi voglio analizzare, provando a mettermi "dalla parte del cliente", la crescita di questo fenomeno, le sue motivazioni e le possibili implicazioni in termini di risultati e di soddisfazione per l'utilizzatore finale.

Il mondo della stampa commerciale (quella delle tipografie "tradizionali" per intenderci, quelle che stampano i biglietti da visita, i depliant, i cataloghi ecc.) ha subito un durissimo contraccolpo dallo sviluppo del l'e-commerce e dall'affacciarsi di grandi realtà industriali, molto competitive ed aggressive, a questo mercato. I numeri, per le piccole realtà (ma anche per moltissimi "grandi" che non hanno di fatto compiuto il passo verso l'e-commerce) si sono ridotti considerevolmente, ponendo molte aziende in una situazione di fortissima crisi.
Il fotogadget prima ed il fine art in un secondo momento hanno rappresentato e rappresentano, per molte tra queste aziende, una possibile, rapida via di uscita da una situazione di crisi, attraverso l'ingresso in un mercato nel quale si suppone che la concorrenza sia ancora relativamente ridotta e che le marginalità conservino un certo appeal.

Ben venga la concorrenza: si tratta certamente di soggetti qualificati ed in grado di competere ad armi pari, dal punto di vista qualitativo, con le realtà storiche del settore fotografico, pur senza possederne lo stesso retroterra culturale.
Al netto delle "magiche alchimie" (da me sempre fieramente avversate) propugnate da qualche "guru" del settore, si tratta pur sempre di artigianato tecnologico, che passa attraverso un corretto controllo del flusso di stampa ed una buona conoscenza degli strumenti digitali e delle loro potenzialità.

Allora perché dubitare? Oggi l'utente ha la possibilità di scegliere tra molte proposte ed il criterio della competitività dei costi è finalmente approdato alla spiaggia del fine art.
Fin qui tutto bene, ma... ci sono dei ma. E li vorrei elencare di seguito.

- La scelta a distanza: una vera opportunità o un salto nel buio?
Un azienda di stampa strutturata ed operante su numeri di una certa importanza ha necessità assoluta di applicare un rigido controllo del flusso.
Questa considerazione può sembrare una banalità e per molti versi rappresenta una garanzia di qualità e ripetibilità dei risultati.
Ma una logica industriale di questo tipo si scontra frontalmente con le elevate esigenze di personalizzazione del fine art. Faccio un esempio pratico: scegliere la carta può sembrare banale, molti siti web offrono anche un accurato servizio di consulenza che può guidare il cliente ad una scelta allineata alle proprie esigenze.
Il servizio di campionatura gratuita (o a basso costo) che molti operatori offrono sembrerebbe peraltro mettere al riparo l'acquirente da ogni possibile delusione.
Ma spesso è sufficiente una minima variazione del flusso di postproduzione, la conversione da colore a bianco e nero o addirittura un semplice cambio di formato per falsare completamente il risultato di stampa. E quello che appariva convincente e pienamente soddisfacente non ci piace più.
L'importanza del confronto diretto con lo stampatore, del recarsi fisicamente in laboratorio, visionare dei campioni, stampare delle prove, non può essere in alcun modo elusa se si esige il massimo della soddisfazione.

- Profili ICC personalizzati: sì o no?
Un controllo del flusso di tipo industriale, unito ad una gamma di supporti molto ampia, rappresenta spesso il punto di forza dei grandi operatori. Ma questo significa necessariamente rinunciare all'elevato grado di personalizzazione proprio dei laboratori di piccole dimensioni, con una gamma di proposte all'apparenza meno gratificante, che però si concentrano sulla ricerca della massima qualità, attraverso la profilatura "in casa" delle carte utilizzate. Questa è una procedura piuttosto complessa e dispendiosa in termini di tempi e materiali, che va ripetuta periodicamente, su ogni supporto, onde evitare di incappare negli inevitabili scostamenti dovuti alle normali tolleranze produttive delle carte. In teoria ogni singola bobina o pacco di carta andrebbero profilati, con un dispendio di migliaia di euro di materiale e decine di ore-uomo... possiamo facilmente immaginare come per una grande azienda questa logica sia inapplicabile e che quindi si preferisca affidarsi ai -pur ottimi- profili ICC standard forniti dai produttori.

- La forbice si allarga: aspettative del cliente e risultato finale.
La domanda delle domande: come verranno le mie stampe?
Sappiamo per esperienza che ogni fotografo ha aspettative ed esigenze diverse, spesso e volentieri basate sulla propria gestione del flusso.
Per ovvi motivi di costi non tutti possono possedere un monitor wide gamut profilato o acquistare e saper utilizzare uno spettrofotometro.
E non basta: talora, anche in presenza di tutti gli accorgimenti teorici da attuarsi per una preview accurata del risultato di stampa, è sufficiente tenere una errata luminosità del monitor per falsare l'intero flusso e modificare sostanzialmente, in senso negativo, la qualità del prodotto finale.
Il metodo della soft proof, da me stesso caldeggiato, spesso rappresenta solo un paliativo, anche perché, tornando alla base della teoria, implica una corretta visualizzazione dei colori sulla periferica in uso, presupposto spesso mancante all'origine.
L'unico modo per evitare di incappare in risultati deludenti (stampe "buie", piatte o poco vivide, colori falsati, grana o artefatti troppo visibili a causa di errori nella post) è recarsi fisicamente in laboratorio, visualizzare il proprio lavoro sui monitor dello stampatore, stampare dei provini, fornire delle indicazioni che possano aiutare lo stampatore a raggiungere il risultato che desiderate.

In conclusione: vorrei sapere cosa ne pensate, se preferite affidare le vostre stampe fine art ad un laboratorio fisico o se vi sentite tranquilli (e siete soddisfatti) servendovi degli operatori on line.

avatarjunior
inviato il 20 Gennaio 2018 ore 9:58    

Finché c'è scelta penso che la cosa non possa che essere positiva. Io francamente sono molto ibrido diciamo 80% stampo io, 10% studio e 10% e-commerce. Le differenze ci sono ma non sono mai stato troppo deluso. Francamente non sono legato all'immagine digitale e quindi spesso non cerco la correlazione tra i due elementi quindi sono molto aperto alla sperimentazione. È chiaro che ci vuole in qualsiasi caso preparazione e conoscenza dei processi. Quindi se scelgo una warm devo essere consapevole che l'immagine muterà. Se non hai queste conoscenze è chiaro che l'e-commerce è un salto nel buio. Però i prezzi che si riescono ottenere con questi servizi sono francamente irraggiungibili. E per un amatore che fa 5/6 mostre all'anno questo è molto importante. Qundi per me non esiste una risposta alla tua domanda, ma va valutato l'esigenza e mediata la scelta.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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