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inviato il 12 Gennaio 2018 ore 22:44
La fotografia come viene fatta per me è indifferente. Ho visto stampe ai sali d'argento bellissime, e stampe a getto di inchiostro altrettanto meravigliose. Quando guardo una stampa non mi pongo il problema con quale macchina fotografica è stata fatta, o che obbiettivo è stato usato, ma Guardo la foto molto intensamente e cerco di capire lo stato d'animo del fotografo nel momento dello scatto e quello che vuole trasmettermi. Solo questo mi interessa, il resto No! Per me questo vuol dire Fotografia, cioè scrivere una poesia con la luce, il resto sono tutti pensieri negativi che rubano il poco tempo che un fotografo ha per fare Foto. Quindi sia il digitale che la pellicola a mio avviso servono solo a fare foto, poi ogni persona usa ciò che vuole, e può ottenere ottimi risultati sia in un modo che nel'altro. Chi fa la foto non è la macchina fotografica e neanche il software di foto ritocco e neanche la pellicola particolare, Ma chi sta dietro alla macchina fotografica! |
user120016
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inviato il 12 Gennaio 2018 ore 23:13
“ e fotografo con ........ „ pellicola? Fai benone. |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 9:21
“ 2) "Credo che siamo in tanti a pensare che la fotografia, comunque venga ottenuta, se non viene stampata rimanga per qualche verso incompiuta" Io no, nell'era digitale la finalizzazione su carta non è necessaria, come non lo era per le dia „ Non è questione di necessità, ma di qualità (e di comodità); trovo assurda la rincorsa alle Megapizze quando un normale monitor fatica a raggiungere i 2 Mp, quindi deve ricampionare automaticamente l'immagine, mentre se voglio vedere tutta la possibile qualità dei 10 Mp della mia pur misera entry level (e soprattutto del mio modo di elaborare i file) la stampa su un formato circa 30x40 cm rimane imbattuta da qualunque monitor (discorso a parte per settori come l'avifauna "naturalistica" in senso stretto, dove si è spesso obbligati a croppare proprio sui formati minimi compatibili con la visualizzazione a monitor senza ricampionamento, ed anzi, valorizzati proprio da questi mezzi). Stesso discorso per la comodità, ma riferito soprattutto alle dia; dover ogni volta riadattare una stanza di casa per trasformarla in una sala di proiezione mi ha sempre scocciato molto, soprattutto perché i momenti che sceglievo per queste cose mi mettevano spesso in conflitto "hardware" col resto della famiglia |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 9:47
Non ho detto di non stampare ma di esplorare tutte le possibilità offerte dalla tecnologia in funzione degli scopi ed obiettivi. In questo senso non concordo con il termine "fotografia incompiuta", dichiarazione non accettabile fin dai tempi della pellicola positiva. Certi assolutismi lasciamoli ai credenti paraocchiuti PS: le pizze le mangio. |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 10:31
Ma infatti avevo scritto “ rimanga per qualche verso „ proprio perché lo riferivo al mio modo di approcciarmi alla fotografia, non a qualunque sua forma o scopo. Attualmente, uno dei maggiori utilizzi che faccio delle mie fotografie è per PowerPoint didattici e per conferenze, quindi ne oriento in tal senso tutta la "filosofia" di produzione, ma nelle foto che faccio per gratificazione personale l'obiettivo finale rimane sempre la stampa |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 10:39
Il che è lecito, ci mancherebbe. In generale, se uno fotografa a pellicola, sviluppa, stampa ed espone va benissimo. Se lo stesso dice "io per questo motivo sono un fotografo puro, gli altri no" ha il mio personalissimo spernacchio. |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 11:10
Quando leggo i commenti di chi sostiene che la vera fotografia sia l'analogico non trovo mai una motivazione valida per condividere il loro pensiero. Di solito sono affermazioni fatte da chi non è capace di utilizzare i programmi per la p.p. Non posso che apprezzare invece chi come Ivan dice: "Anche per me, seppur preferisco quella argentica, non è questione di presa di posizioni, ma di soddisfazione personale." "ho bisogno di lavorarci fisicamente". Secondo un mio parere in queste due frasi sono racchiuse risposte sensate di chi "sceglie" di lavorare in analogico. "nell'era digitale la finalizzazione su carta non è necessaria, come non lo era per le dia" Non condivido. Quando lavoravo nella grafica (parlo prima del 2000) i fotografi consegnavano sempre le dia. Questo ci facilitava il lavoro per ottenere ottimi risultati in fase di stampa. Oggi non è più necessario perché con il digitale non bisogna fare nessuna scansione per cui la qualità dell'immagine resta fedele. Mi associo a chi da un valore alla fotografia su stampa. |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 11:18
La purezza non è di questo mondo e in fondo è un bene che sia così, altrimenti non ci sarebbe sperimentazione. Io mi sono trovato più che bene nel passare dalla camera oscura al digitale, perché questo mi ha permesso di controllare anche la produzione delle mie foto a colori, che prima dovevo lasciare al laboratorio sotto casa, con risultati per lo più discutibili, o affidare alle dia, ma rinunciando alla personalizzazione e scegliendo tra pellicole già "personalizzate" da altri in sede di produzione, quindi secondo parametri pur sempre "soggettivi" ma scelti da altri. Solo che uso la visualizzazione a pixel reali unicamente per curare l'elaborazione e, per i generi che pratico, trovo un po' riduttivo che per osservare l'intera immagine a monitor debba essere sacrificata una parte delle potenzialità offerte dai sensori, anche da quelli ormai considerati "scrausi" (per usare un termine dialettale). Quindi non ne faccio un problema di stampa o monitor in termini filosofici o di tradizione, ma di quale sia lo strumento di visualizzazione che, al momento, mi consente il miglior equilibrio tra tutte le caratteristiche che rientrano nel concetto di qualità dell'immagine finale (resa del colore, definizione dei particolari, nitidezza ecc.) e trovo che la stampa in un formato adeguato alla risoluzione del sensore sia ancora il miglior compromesso per un'immagine che superi, anche di poco, i 2 Mp; poi è chiaro che va tenuto in considerazione in primis lo scopo per cui viene realizzata quella foto, che quindi influenzerà anche la scelta del sistema finale di visualizzazione, ma considerando che, tranne il caso dei PowerPoint citati più sopra e che utilizzo nel museo dove lavoro, le mie foto non hanno una finalità "professionale", continuo per ora a preferire la stampa (anche se comunque è cambiata, e parecchio, anche quella tecnologia) |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 11:58
d'accordissimo con Daniele, Vincenzo e Ivan: la stampa è ancora il modo migliore per apprezzare la qualità di uno scatto. Inoltre, a mio parere, la retroilluminazione, la luminosità del monitor conferiscono, aggiungono direi, una certa spettacolarità che esalta anche scatti non eccelsi e che, visti in stampa, si dimostrano in realtà modesti. Infine, comprendo anche l'amico Ivan che apprezza il piacere della manipolazione, del controllo quasi fisico, di una dimensione "operaia" e "manuale" della fotografia. Se la fotografia per un fotoamatore deve essere piacere, questo aspetto, per tanti, è importante. Ovviamente, a parte il solito discorso che, alla fine, ognuno fa quel che gli pare, è indubbio che il monitor abbia altri vantaggi, come la condivisione, la possibilità di operare proiezioni, filmati ecc. Le due cose, quindi, possono tranquillamente convivere e nessuna appare come un superamento dell'altra. |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 12:42
"Le due cose, quindi, possono tranquillamente convivere e nessuna appare come un superamento dell'altra."... condivido in pieno. |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 13:18
"Le due cose, quindi, possono tranquillamente convivere e nessuna appare come un superamento dell'altra" per me è ovvio |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 17:27
La cosa interessante, quando si parla di mezzi espressivi, è che nessuno strumento o tecnologia è mai veramente superato quando esce una novità di questa portata, così come nessuna nuova tecnologia è mai superflua, semplicemente si amplia il ventaglio delle possibilità a nostra disposizione, soprattutto se ciascuna tecnologia mantiene una propria "impronta caratteristica" pur agendo nel medesimo campo. |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 17:48
Ero ad una mostra di McCurry, non mi sono mai chiesto se la tal foto veniva da una diapositiva o da un RAW. Non mi sono mai neppure chiesto se avesse tolto qualche palo dell'autobus o meno, ma solo se la foto se era bella o meno. |
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inviato il 13 Gennaio 2018 ore 20:22
Questo vuol dire guardare le foto, questo vuol dire essere liberi da tante pare, questo vuol dire guardare solo ciò che conta. |
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inviato il 14 Gennaio 2018 ore 16:16
“ Ovviamente, a parte il solito discorso che, alla fine, ognuno fa quel che gli pare, è indubbio che il monitor abbia altri vantaggi, come la condivisione, la possibilità di operare proiezioni, filmati ecc. Le due cose, quindi, possono tranquillamente convivere e nessuna appare come un superamento dell'altra. „ Come non condividere questa affermazione, io scansiono i miei negativi, li guardo al monitor, li condivido con amici (sui Social come al Circolo fotografico), ma per la stampa personalmente preferisco la CO con bacinelle ed acidi, la luce rossa e buona musica in sottofondo rimanendo così completamente lontano dalla realtà quotidiana in totale relax |
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