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inviato il 08 Giugno 2017 ore 1:24
Il titolo del 3D può sembare enigmatico, ma, in realtà è un po' provocatorio. Mi spiego: chi non è fotografo di professione e, quindi, non è legato a temi, generi o commissioni di vario tipo, talvolta attraversa periodi in cui la Fotografia, pur essendo una vera passione, tende ad esaurire una sua vena ispirativa. Succede allora di fermarsi a 'parlare' ( come accade anche nei forum di JuzaPhoto ) di ottiche, focali, sensori, risolvenza, nitidezza, corpi macchina...ecc. Niente di male, s'intende, anzi ! Gli strumenti per fotografare richiedono attenzione e hanno un forte richiamo legato alla loro efficienza, al loro innato fascino e ai loro costi spesso non indifferenti. C'è poi un rapporto tra il viaggiare e il fotografare, due attività spesso l'una in funzione dell'altra. E succede che luoghi, costumi, culture diverse rappresentino, di per sé, fonte di ispirazione fotografica. Certe volte mi chiedo, però, se una Fotografia...a km 0 non abbia un suo valore autentico. Se è 'sotto casa' che possiamo esercitare davvero le nostre capacità visive e interpretative, magari reiterpretando realtà, sempre le stesse, con occhi ogni volta nuovi. Ci sono molti esempi di Grandi Fotografi che non hanno cercato l'esotismo, ma piuttosto una visione della realtà che sta sotto il nostro naso. Come vi ponete riguardo a questo argomento? Quali sono le vostre esperienze in proposito o, se esistono, quali i vostri progetti? |
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 1:55
prima di andare a fotografare luoghi esotici,mete lontane,indigeni è buona norma farsi l'occhio con ciò che stà attorno a noi,per esempio il propio quartiere,città,paese.Lì è dove si son fatto l'occhio tutti i più grandi fotografi,prima si impara a camminare,poi a correre.Purtroppo oggi si reputa una foto bella o si prendono likes solo se si fotografa il santone indiano,il vip di turno o la donna nuda,ormai tutte relegate alla stregua di una foto dozzinale stupida ed inutile.Sarebbe più intelligente fotografare il propio barista od ortolano di fiducia.La chiesa dove ci si è sposati. |
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 11:26
Condivido il pensiero di Paolo. Alla fine è quello che vuoi comunicare e l'espressione della tua capacità stanno dietro all'obiettivo che secondo me determina il vero valore della foto... Ci sono grandi lavori fotografici a Km 0 o quasi. Diciamo che comunque forse la verità sta nel mezzo in quanto se il progetto, visione che tu vuoi "raccontare" può richiedere spostamenti anche cospicui. Si pensi a un Salgado che vuole documentare i luoghi e l'umanità "incontaminata" di Genesis... Quello che invece capisco meno è come un viaggio fotografico, in posti che non conosci in cui non sei in sintonia e su cui non hai un progetto definito, ti possa portare automaticamente a un miglioramento. Miglioramento che dovrebbe essere dato dal semplice fatto di fotografare soggetti esotici che sono stati ripresi in tutte le salse da n-mila fotografi prima di te. Cioè perché andando in India dovrei essere più bravo che a Genova dove vivo e dove non sono "solo" un turista? |
user90373
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 17:14
Quando vedo scatti "esotici" cerco sempre di immaginare l'effetto che potrebbero avere su chi la ci vive, molti, abbastanza probabilmente, passerebbero inosservati, mentre da noi l'inchino è d'obbligo. Non so se valga il discorso inverso, quando cioè è la nostra porzione di mondo a divenir "esotica" per gli altri. |
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 17:46
Mi trovo in effetti in accordo con Ettore. è vero spesso la foto esotica ci attira, a me piace viaggiare e vedere posti diversi, mi affascinano foto dell'india,giappone e posti lontani. Però credo che si possa fare un progetto legato anche alla quotidianità, bisogna capire come renderlo sensato e interessante, nominare Ghirri è troppo facile, ci sono anche altri progetti interessanti legati a luoghi che di per se non sono così esotici. E' ovviamente più complesso, occorre qualcosa di molto ragionato, ma può diventare una sfida interessante |
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 19:33
Ciao Paolo, devo dire che essendo solo un amatore, e non avendo in mente nessun progetto fotografico, ho sempre vissuto la fotografia come un supporto. Mi spiego meglio: quando viaggio (da andare in giro per l'Europa, o in giro per la Liguria) mi porto la reflex dietro, sopratutto per avere un ricordo della giornata/viaggio e anche perché mi diverte, mentre se vado in giro per Savona (dove abito) la reflex sta a casa. Poi penso che dipenda anche da che generi si faccia, se prediligo i paesaggi dovrò per forza spostarmi per andare a vedere/fotografare qualcosa di "bello", se invece faccessi Street posso anche fotografare nella città in cui abito, sfruttando così la mia conoscenza della città. |
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 20:50
Io penso che non sia strettamente necessario spostarsi per fotografare. Tante volte ci sono attorno a noi, o a pochi km dai luoghi che abitualmente frequentiamo, situazioni molto interessanti dal punto di vista fotografico. Erroneamente spesso pensiamo di essere costretti a muoverci e a viaggiare molto per poter realizzare buone foto; ritengo invece che l'hobby fotografico sia un ottimo strumento per scoprire il bello che ci circonda, e che spesso ignoriamo, senza doverci spostare troppo. Solo per fare qualche esempio, penso che senza lo stimolo dato dalla fotografia mai avrei cercato di raggiungere e vedere numerose cascate nell'appennino emiliano, oppure mai avrei pensato che nelle nostre campagne ci fossero i variopinti gruccioni, oppure ancora che fosse abbastanza semplice allevare il bellissimo macaone nel proprio giardino. |
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 21:02
@ Peda: secondo me dici una cosa importante che sostengo da tempo: conoscere bene un luogo, una persona, una situazione, è una buona garanzia per fotografare più a ragion veduta. Avere un ricordo di ciò che si è visto, mi sembra una ragione più che legittima per fotografare, così come le foto-di-famiglia hanno una loro legittimazione indiscutibile, anche se trovo che non sempre possano essere condivise con altri. In fondo il tema del mio 3D nasce da un certo mio fastidio per una Fotografia che punta solo su soggetti ( luoghi, persone, modelle...) eclatanti, bellissimi e...patinati. A livello puramente personale mi preoccupo di fotografare i non-luoghi, gli 'anonymous places', che ben pochi notano, mentre, secondo me e anche secondo quanto detto anche da 'Prcollins' più sopra, fotografare il disadorno, l'impoetico, il poco suggestivo, può anche diventare una 'palestra' per imparare a 'vedere' e, quindi, a fare Fotografia. Per mia modesta esperienza, avere un progetto, anche umile e modesto, fa un gran bene. |
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 21:03
bravo Paolo, bell'argomento. credo che rivedere le cose che hai vicino a te ogni volta con occhi nuovi fino ad una certa misura vada bene oltre alla quale è patologico. Nel senso che su questo aspetto potrebbe prevalere la demenza, il narcisismo proprio o per la propria località, una sorta di autocompiacimento nel determinare i confini del proprio mondo. Le foto migliori credo, non dipendono dal luogo in cui le hai scattate ma da quello che hai saputo cogliere. La dinamica di ciascun luogo, supera normalmente il semplice spostamento fisico verso un luogo esotico. Riuscire a capire che il luogo più ricco in assoluto non è quello verso tutte le direzioni spaziali del mondo ma quello verso il fluire del tempo, è importante, per capire che ogni scatto rappresenta te stesso in quel momento. |
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 21:07
“ Riuscire a capire che lo spazio più ricco in assoluto non è quello verso tutte le direzioni spaziali del mondo ma quello verso il fluire del tempo, è importante, per capire che ogni scatto rappresenta te stesso in quel momento. „ verissimo ci vuole tempo per capirlo, e, tutto sommato e, entro certi limiti, la soddisfazione che ne ricavi è molto più viva di quella che può dare il possedere un' attrezzatura d'eccellenza ( pur avendone io una di buon rispetto ) |
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inviato il 08 Giugno 2017 ore 22:32
“ Secondo voi, per fare fotografie bisogna spostarsi? „ ma assolutamente no! Vedo centinaia di scatti fatti in remote parti del mondo, tutti uguali e incredibilmente noiosi. Non sempre è cosi ma c'è una omologazione abbastanza marcata e fotograficamente poco significativa. La fotografia è la rappresentazione di idee. Il viaggio deve essere della mente, anche quando ci spostiamo fisicamente. |
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