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inviato il 25 Maggio 2017 ore 15:29
Date per certe la sua apertura mentale alla sperimentazione e all'innovazione e la sua ansia di impiegare nuove tecnologie nel corso della carriera e dei libri, Adams nutrì un piccolo dubbio nei riguardi dello spessore della fotografia digitale (che oggi troverebbe probabilmente molto più intrigante, date tutte le potenzialità offerte da photoshop). Adams considerava l'incognita della durata di vita d'archivio di un immagine il maggior inconveniente della fotografia digitale e certamente si sforzò di assicurare alle sue stampe una vita più lunga possibile. Avrebbe quindi volentieri utilizzato la tecnologia digitale perchè avrebbe potuto fornirgli un grande aiuto nella realizzazione della sua previsualizzazione, se solo fosse stato soddisfatto della qualità e della longevità del prodotto finale. Nell'ampio contraddittorio tra i sostenitori della fotografia digitale e quelli dell'immagine tradizinale, vi sono coloro che tentano di congelare l'immagine di Adams dentro una cornice che lo vede come il monolite dell'Alta Sierra, ricordato per sempre attraverso ormai poche e classiche vedute della Yosemite Valley, e che vogliono eleggerlo supremo protettore della fotografia tradizionale. Questi non rendono giustizia alla persona di Adams stesso e dell'arte fotografica. Realizzò infatti anche splendidi ritratti, magnifiche immagini documentaristiche e commerciali, per non menzionare il campo architettonico e quello astratto. Predicava che ogni fotografo dovrebbe trovare la propria strada all'interno del viaggio della fotografia creativa. Il corpo del lavoro di Adams è molto più grande della Yosemite Valley e ci ha sempre esortati a cercare il nostro percorso personale, una volta compresi gli strumenti essenziali della fotografia. Spesso ho immaginato Adams ridere guardando legioni di fotografi che determinatamente usano lo stesso equipaggiamento, tecnologia, e seguono deferentemente i sentieri e gli stessi luoghi ed effettuano le foto che lui fece, cercando di imitarlo forse volendo diventare lui stesso. Ora, l'imitazione di un maestro può essere un ottimo sistema di apprendimento, ma la chiusura mentale e l'intolleranza verso ogni approccio diverso- considerato una forma d'arte inferiore- è esattamente il contrario di quello che il maestro avrebbe voluto che rimanesse impresso nella mente dei suoi allievi. Ansel Adams è morto, ma ancora vive indomabile il suo spirito di innovazione, di sperimentazione, di creatività. franco santi rif. fs archivo |
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inviato il 25 Maggio 2017 ore 15:50
“ oggi troverebbe probabilmente molto più intrigante, date tutte le potenzialità offerte da photoshop „ La foto qui sotto lo dimostra: il grande fotografo (in tempi evidentemente più recenti) siede tra due stampe di “Moonrise”, una direttamente da negativo, e l'altra ottenuta attraverso il lavoro di dodging e burning in camera oscura. La differenza è evidente…
 Quoto |
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inviato il 25 Maggio 2017 ore 21:59
Sono convinto anche io che oggi saprebbe fare un buon uso del digitale nei suoi magnifici lavori. |
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inviato il 31 Agosto 2017 ore 8:58
@ Cosmosub: Dodging e burning cosa sono esattamente? |
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inviato il 31 Agosto 2017 ore 9:01
Ok ci sono con google: sono delle mascherature selettive usate per bruciare (aumentare l'esposizione, giusto?) o diminuire l'esposizione in aree specifiche dell'immagine |
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inviato il 31 Agosto 2017 ore 9:31
Fra l'altro Adams non era contrario alla postproduzione in camera oscura. Di Moonrise ha fatto nei decenni diverse copie e non c'è ne una di uguale. Ogni volta modificava la stampa in base al ricordo del momento in cui la scattata. Al MoMa di New York mi pare ne abbiano tre in archivio e si vede l'evoluzione. La preoccupazione sulla durata del supporto digitale non è cosa sciocca. È un costante lavoro di backup e copie da formati vecchi a nuovi. Osserva gli ultimi trent'anni. Quanti ancora leggono ancora i dati dai loro floppy da 5 pollici con il loro nuovo computer? E i dati salvati nelle schede perforate? e anche copiando i dati.... siamo sicuri che fra 30 anni il raw di una D700 o un Adobe DNG della versione odierna si potranno ancora leggere con i software del futuro? Fra 100 anni ci saranno ancora lettori di DVD e BlueRay per leggere gli MDISK (sempre se si riesce a conservali senza danno). Le foto digitali che vengono acquisite nelle collezioni spesso vengono convertire in analogico su quattro pellicole (luminanza +rgb) conservate in ambiente adeguato. Uno dei pochi sistemi attuali per garantire longevità (uno scanner per supporti analogici si può sempre ricostruire). Mai come ora si son prodotte così tante immagini e mai sono state così effimere e precarie. Quante delle immagini delle vacanze, della famiglia arriveranno ai nostri discendenti e agli storici del futuro? Io ho in casa immagini di famiglia di un secolo fa... ma solo perché sono state stampate. Oggi che percentuale di foto vengono stampate? E quante di quelle stampe ha le qualità tecnologiche per sopravvivere ai secoli? |
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