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inviato il 10 Maggio 2017 ore 17:21
Oggi è la giornata mondiale degli uccelli migratori www.worldmigratorybirdday.org/ Un giorno ancora per pensare ai nostri amici alati e preoccuparsi della loro sorte, anche in seguito alla brutta notizia della morte di più di 100 berte minori sul litorale laziale Saluti a tutti |
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inviato il 10 Maggio 2017 ore 17:46
Ciao Marco. Ho sentito porlare di questo fatto. Cosa e' successo alle berte? |
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inviato il 10 Maggio 2017 ore 22:19
Pare, dico pare...fioritura di alghe tossiche, sardine mangiano alghe tossiche, berte mangiano sardine |
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inviato il 11 Maggio 2017 ore 8:52
Non sono molto convinto anche io sul discorso della fioritura delle alghe tossiche. Se così fosse si sarebbero verificati problemi tutti gli anni e le alghe non è che siano tossiche random quando gli pare Il litorale laziale lo conosco bene per averci vissuto almeno per 40 anni e non ho memoria di casi simili. Vi sono invece precedenti che lasciano pensare ad altre cause poco naturali. roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_07/canale-inquinato-strage- |
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inviato il 11 Maggio 2017 ore 9:04
La moria a seguito della fioritura di alghe tossiche purtroppo è già avvenuta circa dieci anni fa, per il mio lavoro segue queste cose, se ho novità vi aggiorno, sulla fioritura delle, non so se siano specie esotiche che si sono acclimatate, in particolare la specie Ostreopsis ovata, probabilmente arrivata nel Mediterraneo trasportata dalle acque di zavorra delle navi: ti incollo qui quel poco che riporta Wikipedia È una specie tipica dei climi caldi e tropicali, ma negli ultimi anni è presente anche sulle coste italiane. La fioritura dell'alga, in gergo "bloom", è stata segnalata nelle acque del litorale di Genova ma anche già osservata in numerose occasioni in Toscana, estate 1998, Emilia-Romagna e Puglia nell'estate 2003-2004.[1] Prime segnalazioni nel 1998 in Toscana, Costa apuana, Provincia di Massa Carrara dal Laboratorio provinciale del Dipartimento ARPA Toscana di Massa.[2] In Puglia in particolare è presente dal 2001[3] , nel 2005 viene colpita la Liguria[4] . Nell'estate 2006 viene interessata la costa di Fregene[5] . Nell'ottobre 2006, invece, è stata ritrovata nel Golfo di Trieste da parte del Laboratorio ARPA FVG del dipartimento di Gorizia. A partire dall'estate del 2008 (fine agosto) questa specie è stata riscontrata anche lungo le coste abruzzesi (Rocca San Giovanni e Fossacesia) osservata presso il Consorzio Mario Negri Sud.[6] Nel settembre 2008 si è rilevata una fioritura eccezionale nelle Marche, tra il Passetto di Ancona e Sirolo, che ha determinato la chiusura della balneazione nelle spiagge comprese in tale tratto. Dall'ottobre 2009 interessa le coste del Friuli-Venezia Giulia. Fra 2006 e il 2012 la presenza della microalga è stata segnalata anche nelle coste di Palermo[7] e Catania[8] e a sud dell'Argentario. |
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inviato il 11 Maggio 2017 ore 9:18
Quella del 2006 nel litorale laziale mi era sfuggita sorry, (In quel periodo vivevo in Australia). Comunque personalmente rimango un po scettico sul dare completamente la colpa alle alghe tossiche, in quanto se queste hanno trovato "terreno fertile" per svilupparsi e fiorire perché sparirebbero per dieci anni? Sembrano abbastanza aggressive che non mi pare che siano propense al suicidio (scherzo sul suicidio). |
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inviato il 11 Maggio 2017 ore 9:38
Non sono un botanico, ma come tutte le specie in ambiente naturale credo che anche le alghe possano avere dei cicli di sviluppo straordinario con una certa cadenza, magari quando si verificano congiuntamente una serie di condizioni climatiche particolari; succede anche con le specie non esotiche, quelle importate seguono ancor di più logiche di sviluppo ed espansione imperscrutabili; guarda l'ibis sacro, introdotto circa trent'anni fa, è rimasto presente con pochi individui fino a qualche anno fa, adesso è esploso rendendo necessari interventi cruenti che ci si sarebbe augurati non fossero necessari |
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inviato il 11 Maggio 2017 ore 12:04
Mi torna: le concentrazioni di inquinanti nei tessuti aumentano progressivamente lungo la catena alimentare. Un predatore di pesci ne avra' di piu' dei pesci che preda. |
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inviato il 11 Maggio 2017 ore 20:44
Marco, Scusami se rispondo un po tardi ma ero al lavoro. L'esempio dell'ibis sacro è perfettamente calzante, anche a maggior ragione, con quanto ho detto poco sopra. Dopo essersi adattato non è che adesso si suicida e per una decina di anni ne vedremo solo pochi esemplari, anzi sembra che siamo costretti ad uno "sterminio controllato". :( Quello che voglio dire è che a mio parere sussistono delle concause, e qui sono d'accordo con te e con Claudio Cortesi, affinché certi eventi si verificano anche sporadici. I meccanismi di base che regolano la sopravvivenza sono noti e per lo più sono gli stessi per la stragrande maggioranza degli esseri viventi (per quello che conosciamo di loro). Parlo dell'adattamento e/o dell'estinzione. 10 anni sono un breve periodo di tempo per apprezzare una mutazione ma certamente è un periodo adeguato per studiare fenomeni di adattamento. Non sono propenso a credere che una specie sparisca per riapparire improvvisamente dopo 10 anni nel pieno vigore con una fioritura rigogliosa e letale (qualcosa nel mezzo, che non conosciamo, deve essere accaduto, non ti pare?) Poi non credo che la loro diffusione sia dovuta solo alle acque di zavorra delle navi in transito. Io abito davanti al porto di Dakar e ti posso garantire che il traffico navale è molto più intenso di quello che uno è portato a credere. Se così fosse ci sarebbe un'invasione capillare in tutto il globo terrestre. Grazie per l'informazione che mi era sfuggita (ora lavoro in Senegal e mi è più difficile seguire le vicende di "casa") Un saluto Baldassarre |
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