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inviato il 09 Marzo 2017 ore 7:10
carissimi juzini da vero appassionato di montagna vi riporto un interessante articolo pubblicato sul sito "montanga tv" (alcune cose le ho scoperte gia' da alcuni anni ma questa e' una fonte autorevole): La sindrome tecnologica, la presunzione della bravura aumentano il pericolo del fuoripista e anche dell'alpinismo. Gli incidenti sulle cascate di ghiaccio e la valanga di due giorni fa a Courmayeur, in Val Veny, con tre morti e 18 persone coinvolte, compresa una guida alpina, indicano che si è perduta la strada di una corretta valutazione del pericolo. Non solo, ma che si accettano rischi ignorando i pericoli dell'ambiente. «E' così», dice il presidente delle guide alpine italiane Cesare Cesa Bianchi. Lui, da matematico, offre la logica: «Formazione da migliorare, anche per noi e progetto sinergico con gli appassionati della montagna, soprattutto con il Club alpino italiano». Il destino, la fatalità? Da cancellare. «Neppure da tenere in considerazione», dicono le guide, altrimenti si apre la strada non alle soluzioni ma agli alibi. Il presidente delle guide della Valle d'Aosta Guido Azzalea, dice: «Sa che cosa sarebbe utile per chi fa fuoripista e fargli comprendere le difficoltà? Affrontare la discesa con l'attrezzatura di vent'anni fa». Due giorni fa lui sciava in Val Veny, protetto dal bosco. «Ho smesso a mezzogiorno, la neve era cemento. Quel canale dove è caduta la valanga era impraticabile per il pericolo. C'è stato un incredibile errore di valutazione. Da una parte c'erano cascate di ghiaccio, dall'altra la roccia e le condizioni della neve erano impossibili su quella forte pendenza. Formazione? Noi siamo molto severi, ma occorre ancora esserlo di più e fare pure dell'educazione ai ragazzi». La moda Negli ultimi anni sia l'alpinismo delle cascate di ghiaccio sia il fuoripista sono diventati attività di gran moda e hanno avuto un aumento esponenziale di praticanti. Hervé Barmasse, guida del Cervino e alpinista professionista, dice: «Mancano le conoscenze, la cultura della montagna. Non c'è più il radicamento fin da bambini. Le guide si sono impoverite, per loro è diventato soltanto un lavoro arrampicare o sciare. Siamo diventati molto bravi dal punto di vista tecnico, ma la sensibilità del territorio è sfuggita a molti. Da istruttore delle guide posso metterle in difficoltà proprio su questo terreno». Un esempio? «Quando ci sono le condizioni la Nord del Cervino, parete di grande difficoltà, è quasi una palestra per alpinisti. Voglio dire che molti possono affrontarla e raggiungere la vetta, ma poi diventa quasi un incubo la discesa sulla via normale svizzera, la cresta dell'Hornli che Whymper affrontò nel 1865. Molti sono presi dal panico perché ha tratti aerei e bisogna saper camminare con la corda in mano. Ci vuole l'esperienza di un montanaro». Fisico molto allenato, attrezzatura al top e tecnica da campioni. Ma non basta se, come dice Barmasse, «manca la radice, l'identità, la cultura della montagna». La conoscenza. Cesa Bianchi: «Non sappiamo più camminare. Qui sta il punto. Si passa dalla palestra alla montagna. Occorre fare una riflessione di grande profondità anche nell'ambito dell'Unione internazionale delle guide. È un passo urgente da fare. Capita che la guida si faccia condizionare dai clienti, che non sappia rinunciare. Dobbiamo quindi pensare a una formazione che riavvicini alla conoscenza ambientale e indichi la strada per diventare leader autorevole di un gruppo che arrampica o che fa fuoripista». Ancora: «In Francia ci sono stati parecchi incidenti in cui erano coinvolte anche guide alpine. Hanno cambiato la formazione. Adesso dobbiamo inserire a livello mondiale uno spazio di praticantato nei corsi guida, per poter affiancare i più esperti ai giovani. Vorrei anche cambiare la legge sulle guide, fare due livelli, uno per le escursioni, per chi cammina, l'altro per chi arrampica. E trovare il modo di avviare una formazione insieme con il Cai per raggiungere più appassionati possibili». |
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inviato il 09 Marzo 2017 ore 8:08
il 90% delle foto le faccio in montagna, per cui ho letto volentieri l'articolo |
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inviato il 09 Marzo 2017 ore 9:19
grazie Luca spero che l'articolo possa essere, in qualche modo, utile a qualcuno.... ciao Gianfranco |
user12181
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inviato il 10 Marzo 2017 ore 19:34
Non vedo perché ci si debba preoccupare di chi va in montagna in modo sconsiderato, finché non mette in pericolo gli altri. Un cascatista dovrebbe sapere che rischia la vita ogni momento, se non lo sa sono affari suoi. Uno che va su un canale come quello della valanga dell'altro giorno lo fa a suo rischio, se è una guida con clienti va radiato, perché con un comportamento palesemente inadeguato espone a un rischio facilmente evitabile la vita dei clienti, punto. Ci sono errori evidenti che gli esperti, e anche i meno esperti, riconoscono subito. Se chi li commette è un privato che va per suo conto e mette in pericolo solo se stesso, sono affari suoi, se è una guida deve cambiare mestiere. Io non sono esperto, cerco di mettere in pericolo (il meno possibile) solo me stesso (chi eventualmente volesse venire a soccorrermi non rischierebbe nulla). Da mesi non sono in grado di sostenere una camminata in montagna per problemi conseguenti a una grande cazz.ta commessa per distrazione. Se fossi morto, come poteva benissimo accadere, me lo sarei tutto sommato meritato, pace. P.S. Andando in montagna e in generale in ambienti selvaggi, si impara a riconoscere la morte degli individui come momento costitutivo della vita del tutto. |
user14286
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inviato il 11 Marzo 2017 ore 13:14
“ Non vedo perché ci si debba preoccupare di chi va in montagna in modo sconsiderato „ fino a qui sono d'accordissimo. ma il punto è questo: “ finché non mette in pericolo gli altri „ Il problema è che spesso il conto degli sconsiderati lo pagano, o rischiano di pagarlo, gli altri. La questione è complessa, e abbraccia tanti aspetti, tra cui la mancanza di buon senso di alcune guide, che, di fatto si espongono per non scontentare i clienti...un atteggiamento che è stato alla base anche di incidenti tristemente famosi come quelli occorsi ad alcune spedizioni internazionali sull' Everest, ma anche il definitivo sdoganamento a fini commerciali delle "attività pericolose", pubblicizzate come alla portata di tutti, perfino dei bambini, con conseguente abbassamento della percezione del rischio intrinseco, complice anche la fioritura estemporanea di associazioni/club/agenzie improvvisate che offrono corsi di questo o di quello in poche facili lezioni ( ho visto insegnare manovre di sosta in un corso di arrampicata che...vabbè lasciamo perdere...)... Come non bastasse, poi, va messa in conto la cronica mancanza di senso della responsabilità e rispetto della vita altrui da cui è affetta la larga totalità del genere umano, ma qui il discorso si allarga perchè non coinvolge solo il mentecatto che va a fare un fuoripista causando una valanga che magari seppellisce una famiglia, ma anche il testadicàzzo che guida messaggiando e causa un incidente stradale, o il pilota di linea che sale sul jet ubriaco marcio... Insomma, niente di nuovo sotto il sole... |
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inviato il 13 Marzo 2017 ore 7:38
Murmunto...il problema piu' grosso....come del resto e' piu' volte capitato...che tali soggetti mettono anche a repentaglio gli stessi soccorritori del 118 e anche loro rischiano la loro vita.... |
user14286
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inviato il 13 Marzo 2017 ore 13:10
bisognerebbe cominciare ad addebitare PER INTERO il costo del soccorso, sarebbe l' unico modo di responsabilizzare gli stolti. |
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inviato il 13 Marzo 2017 ore 13:53
esattamente Veleno.....concordo pienamente...comunque noto che con il passare degli anni, purtroppo, in diversi campi e' avvenuto un peggioramento netto forse in concomitanza di una netta mancanza di educazione...anche civica e comportamentale ciao Gianfranco |
user12181
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inviato il 17 Marzo 2017 ore 17:20
Comunque... oggi pericolo valanghe 2 moderato, due morti sotto una valanga in Valmalenco, ovviamente gente del posto, di Caspoggio e poco lontano, Teglio, quello che si è salvato era di Chiesa, non ragazzini. Quindi esperti veri, frequentavano il cortile di casa, e sembrerebbe anche prudenti, anche se nelle ore centrali il pericolo era previsto in aumento, in effetti i soccorritori dicono che a 3000m la temperatura era salita sopra lo 0. Spero non ci siano orfani. |
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inviato il 17 Marzo 2017 ore 17:54
io non credo che l'addebito del costo di un eventuale soccorso sia un deterrente valido. Penso piuttosto che sia un problema di cultura ed un atteggiamento generale. E' tutto troppo a portata di mano e troppo veloce per poter essere acquisito e metabolizzato. |
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