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inviato il 13 Ottobre 2016 ore 20:30
Non c'è più Dario Fo. Era una figura forte, controversa. Per ognuno rappresentava una simbologia differente. Poteva essere la proiezione di valori positivi o negativi, ma erano valori forti. Per la cultura di destra è stato uno dei simboli dell'egemonia culturale, dell'esclusiva che ha avuto la sinistra italiana, per molti decenni, nel produrre cultura e teoresi. Fino al punto da far pronunciare molti esponenti (ricordo Fini e Gasparri) in termini scandalizzati per l'assegnazione del Nobel: per lui, si poteva fare un'eccezione all'orgoglio nazionale. Per la cultura di sinistra è stato il simbolo assoluto della libertà di pensiero, non omologato e non allineato, sempre in lotta contro il potere ma capace di porsi anche contro l'estabilishment della propria parte. Per molti giovani forse è solo uno che faceva ridere, per la gente della mia età è stato un punto di riferimento assoluto. Me lo ricordo da quando ero bambino, prima in RAI e poi epurato perchè non rispettava il potere costituito. Me lo ricordo da adolescente, nel corso di interminabili performances in quella Palazzina Liberty che ha portato i concetti di don Milani dalla scuola allo spettacolo. Ricordo il gruppo di grandi artisti, donne e uomini di pensiero e cultura, che ti proponevano un monumento della ricerca culturale e filologica come "Mistero buffo", con la capacità di renderlo diverso ogni volta che lo vedevi. Ricordo lui, i suoi grammelot, Franca con la sua drammaturgia e il suo pathos sopra le righe, Ciccio Busacca...ricordo esibizioni e recitazioni in cui attori e pubblico si mescolavano, e dopo due ore non capivi più chi faceva cosa ma in compenso sentivi, intuivi il vero senso dei collettivo culturale. Ho sentito la sua carriera come una specie di metafora della parabola dell'uomo, con cambiamenti di stili, contenuti e azioni commisurati allo svilupparsi dell'età e delle esperienze. Conservando quel magnifico fil rouge che ha dato un senso di continuità a tutta la sua comunicativa: lo sberleffo, lo sghignazzo, il rutto liberatorio. Lo spirito giullaresco nella sua genuina e sublime manifestazione: far ridere gli altri rendendo prima di tutto ridicolo se stesso, in maniera grassa ma mai volgare, popolare ma sempre geniale e talentuosa. Vedo tre pilastri intangibili, nell'eredità culturale e morale che ci ha lasciato. La prima è il valore della libertà di pensiero e dell'indipendenza intellettuale. La seconda è l'onestà di dire la verità di parte con trasparenza, superando l'illusione dell'informazione neutrale e definendo il concetto di oggettività come combinazione di opinioni forti e sincerità, trasparenza nello schierarsi. La terza è l'intuizione del potere rivoluzionario della narrazione. Dario ci ha mostrato che possedere il linguaggio è importante come possedere i concetti. Ce lo ha raccontato erigendo a pilastri culturali tecniche teatrali e figure storiche come i mimi, il grammelot, i cantastorie, i giullari. Personaggi ed eventi che lanciavano messaggi dirompenti senza esplicitare idee, la versione controculturale del possesso dei media da parte dei poteri forti. La tristezza è che la sua grandezza l'abbiano compresa e misurata più gli stranieri che gli italiani. Addio, Dario, e grazie. Grazie di tutto quello che ci hai dato, il bello e il brutto, il giusto e lo sbagliato, il corretto e lo scorretto. Senza strappi, senza contraddizioni, non saresti neppure stato tu. |
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inviato il 14 Ottobre 2016 ore 0:07
lentamente i grandi se ne sono andati..ora resta molto poco......che sappia io |
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inviato il 14 Ottobre 2016 ore 20:16
...e con la sua Acuta Ironia diceva, aprendoti gli "occhi", le cose come stavano... E ti faceva pure ridere !.!.!. Non aggiungo altro...non serve. |
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inviato il 14 Ottobre 2016 ore 21:48
purtroppo e cosi ormai dei grandi sono rimasti solo pochi ancora qualcuno e poi niente i giovani sono bravi ma no a quel livelli |
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inviato il 15 Ottobre 2016 ore 10:59
c'è un Benigni.ma ultimamente non produce nulla salvo solo fare apparazioni in qualche piazza portando la divina commedia.......forse ha capito che mettere sempre sua moglie nei film non va bene......ma una donna alternativa stile Monica Vitti la vedo dura....... |
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inviato il 15 Ottobre 2016 ore 13:11
"Addio, Dario, e grazie. Grazie di tutto quello che ci hai dato, il bello e il brutto, il giusto e lo sbagliato, il corretto e lo scorretto. Senza strappi, senza contraddizioni, non saresti neppure stato tu." "lentamente i grandi se ne sono andati..ora resta molto poco......che sappia io " Quoto perchè mi avete tolto le parole di bocca. |
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